Quando i politici erano leoni

Fulvio Sottosanti, campione di oratoria.

Fulvio Sottosanti, Sindaco popolare.

Fulvio Sottosanti, combattente per la sua Città.

Fulvio Sottosanti, uomo a cavallo tra due epoche.

Fulvio Sottosanti, emblema di un modo personalissimo di fare politica.

Fulvio Sottosanti è stato tutto questo e forse anche di più!

Piazza Armerina si è commossa in occasione della sua definitiva partenza dalla nostra comunità. Eppure, il suo protagonismo politica si era interrotto bruscamente proprio all’apice della sua vicenda umana e istituzionale. Il coronamento di un sogno durato oltre cinquant’anni è forse arrivato troppo tardi, con l’elezione di Sottosanti a Sindaco, prima e a deputato regionale, quasi in contemporanea. riscatto di tante battaglie forti, intense e straordinariamente partecipate dal suo popolo. Un popolo che si è ‘quasi’ sempre fidato di lui, senza riuscire a vincere quelle battaglie elettorali. Il confronto, impari, era con soprattutto con Gela ed Enna, troppo forti, meglio organizzate, mai in sintonia con l’ambiente politico di Piazza Armerina.

Gli storici locali avranno un bel da fare a ricostruire le articolate vicende che hanno segnato il protagonismo politico di un leader che ha sempre scelto il suo percorso, avendo nel cuore lo skyline della Città di Piazza Armerina e il suo radioso futuro.

 Avrà fatto bene? Avrà sbagliato qualche mossa politica? Forse!

Ma l’affetto dei suoi elettori non è mancato, se è vero che Fulvio Sottosanti è stato l’unico Sindaco ad elezione diretta capace di farsi riconfermare e di ottenere un secondo mandato.

Troppo tardi, perché Sottosanti Sindaco aveva l’occasione di strutturare una parte politica ed invece il risultato della sua vicenda al vertice della Città sfociò nell’unica mozione di sfiducia approvata dal Consiglio comunale e nella distruzione del centro destra che subito dopo si ripresentò completamente diviso, consolidando la vittoria di Ivan Velardita e della sinistra, al primo turno e il dissolvimento politico della destra cittadina. Un ambiente (quello della destra) che ancora sconta rancori e divisioni e che è fortemente minoritario, come ha dimostrato la fortunosa elezione di Nino Cammarata, al ballottaggio. Nino Cammarata, compagno d’avventure universitarie di Ruggero Razza e “ragazzo” dell’entourage di Nello Musumeci che, per concorrere, ha preferito giocarsi la carta della spersonalizzazione politica del centrodestra, causando la fine di Forza Italia, l’emarginazione di Fratelli d’Italia e l’irrilevanza della Lega nella nostra Città!

Ma torniamo a Fulvio, agli anni ruggenti della prima Repubblica, in cui la sua voce era una spada fiammeggiante, contro Giuseppe Sammarco, l’uomo della prima Democrazia Cristiana, che invece era stato baciato dalla fortuna elettorale sin dai suoi primi passi nella vicenda politica.

Fulvio scontava la marginalità del post-fascismo, del Movimento Sociale Italiano; un partito che, però, più volte in provincia era riuscito ad aggiudicarsi uno dei tre seggi nel Parlamento siciliano. Parlamentari sempre eletti con i voti di Piazza Armerina, che lui, Fulvio Sottosanti, otteneva dal suo popolo. Un popolo che accorreva sempre numerosissimo ai comizi infuocati del potente oratore. Ma Fulvio era sempre battuto per pochi voti, all’Ars e al Senato. Al Comune riuscì ad essere vicesindaco. Ma per arrivare da Sindaco a Sala delle Luci, Fulvio dovette attendere “Mani pulite”, la fine della Democrazia Cristiana, l’avvento dell’elezione diretta del Sindaco.

Fu una bella stagione di opere pubbliche per Piazza Armerina. Arrivarono finanziamenti, l’uomo era apprezzato a Palermo, vantava importanti amicizie a Sala d’Ercole e anche a Roma.

Ma se era grande nella comunicazione, Fulvio era diventato anche grande d’età. Non amava viaggiare, delegava i suoi colonnelli, inventò tre nuovi personaggi della politica piazzese: Fabrizio Tudisco, Mariella Satariano e Patrizia Ferrara (madre di Nino Cammarata). Fu proprio quest’ultima a porre fine alla sua carriera politica quando il Consiglio comunale votò la sfiducia nel 1999. Un paio di consiglieri eletti con pochi voti nella sua lista, fermarono (due anni dopo la rielezione) l’avventura politica della destra piazzese e segnarono anche il tramonto del grande combattente.

Se questa è una sintesi, molto lacunosa, della sua vicenda politica, resta forte invece l’affetto del suo popolo, di cui conosceva praticamente tutto. Tre, quattro, forse cinque generazioni delle quali poteva passare in rassegna la storia familiare, i problemi personali e professionali. Fulvio ricordava i nomi dei nonni, dei genitori, dei figli. Di ciascuno, il lavoro, le attese, le necessità.

Un politico di stile personalissimo ed irripetibile. Lontano, certo, dalla classe politica che si è affermata dopo di lui. La sua visione era talvolta lacunosa, sul futuro da imprimere alla vicenda politica e amministrativa, ma era sempre limpida e sentimentale. Fatta di passione e di dedizione. Parlava al cuore dei piazzesi.

I suoi comizi, gli interventi, a volte asprissimi, sono rimasti nel ricordo dei suoi elettori, che talvolta gli hanno negato il successo, ma che sempre lo hanno considerato un amico e ne hanno riconosciuto il valore.

Ciao Fulvio!

Difficilmente, nel tempo dei social e dei leoni da tastiera, qualcuno riuscirà ad eguagliare le tue imprese. Con la tua fine politica ed umana è cominciata la disgregazione di un tessuto civile che, all’amore per il leader, ha sostituito un opportunismo politico sterile che porta avanti solo asini e avvoltoi.

Maurizio Prestifilippo

Una processione in Cattedrale: al centro Fulvio Sottosanti

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