Un rosato rosso sangue

Si presenta oggi, al Circolo di Cultura, l’ultimo libro di Fabio Furnari “Gasolio” – Una occasione per ripercorrere gli anni ruggenti di Piazza Armerina e il tramonto di un sogno di sviluppo.

C’è un solo modo per interpretare correttamente l’andamento della storia: allontanarsi dal presente. E’ come se per guardare l’insieme di ciò che accade in una città si scegliesse di adoperare un drone, capace di effettuare una ripresa dall’alto. Scompaiono i particolari che a livello della terra occupano la visuale e impediscono una veduta d’insieme e si fanno evidenti i grandi cambiamenti. Si vedrà così quanto sia diffuso il verde rispetto all’arido, quanto siano organizzate le strade, come si siano sviluppati gli edifici.

E’ dal confronto tra vedute d’insieme diverse, intervallate dal tempo, che si possono comprendere le evoluzioni dell’opera dell’uomo e come la natura stia modificando il suo impatto sull’habitat.

E’ solo così che si possono capire gli interventi dei pianificatori del Nuovo Ordine mondiale. Fabio Furnari si sforza, nel suo nuovo libro “Gasolio” di ricostruire, per tappe, una visione alta dell’insieme italiano, nel contesto di trasformazioni epocali, determinate dall’assetto post bellico. E come in quel contesto abbiano giocato alcune controverse personalità che non hanno mai rinunciato alla libertà di pensare e di scrivere seguendo la loro visione illuminata, dei condizionamenti del potere sulle masse senza rinunciare all’ampliamento dei diritti civili e conservando intatto l’anelito di pace e libertà.

Fabio Furnari con una iperbolica forzatura si ricollega al pensiero di Pier Paolo Pasolini, alla sua persuasione che i fenomeni della politica e del governo siano manipolati da una élite di uomini nascosti e potenti, e attribuisce a Eugenio Cefis, fondatore della Loggia P2 e potente presidente della Montedison, la decisione di sopprimere il lucidissimo poeta.

Uno dei tanti misteri dell’Italia repubblicana, nati dallo sforzo di ostacolare la comprensione del vero disegno che è sotteso alla cronaca. La guida violenta e spregiudicata, cinica e aristocratica della società, che lavora attraverso corruzione e stragi, scelte politiche che dall’universale finiscono col condizionare l’attività e l’esistenza del particolare.

Per Fabio Furnari bisogna sollevare ancora di più quel drone, che ci offre l’immagine del presente, per abbracciare, in una visione più alta, le interconnessioni mondiali, il Club Bilderberg, la Massoneria, i grandi decisori della Finanza mondiale.

Sembra invece assolutamente scollegato dal contesto, l’ambiente che, nella seconda parte del libro, l’autore propone ai suoi lettori. Dal racconto delle stragi, dei rapimenti, degli assassinii e delle morti sospette, che hanno cambiato il corso della storia, si approda ad un contesto familiare, dolce e suadente dei primi anni di vita dell’autore nella sua casa familiare di Piazza Armerina. Appaiono i nonni, la madre e soprattutto il padre, Francesco Furnari, un visionario, modernissimo imprenditore, che sognò, per la sua azienda e per la sua città, i migliori destini e che fu travolto da una incredibile vicenda finanziaria e personale, nella quale il contesto cittadino e la congiuntura internazionale ebbero un ruolo rilevante.

Francesco Furnari

E’ questa la parte del libro nella quale Fabio Furnari offre l’aspetto migliore delle sue capacità di narratore; il poeta, il musicista, il sognatore, ripercorre un tratto della sua vita in cui era dominante il progetto del padre Francesco, che da amministratore pubblico, uomo di scuola e industriale, prefigurava per Piazza Armerina uno straordinario futuro. Erano gli anni in cui la nostra città vedeva dinanzi a sé un futuro radioso. Erano gli anni Sessanta e Settanta, in cui le istituzioni statali e regionali investivano per sviluppare un mezzogiorno arretrato. Gli anni in cui si costruiva l’Autostrada Palermo Catania, si integravano i sistemi di trasporto su gomma, la Villa romana del Casale vedeva crescente interesse da parte dei tour operator, si aprivano alberghi come il Jolly Hotel a Piazza Armerina e il Motel Agip a Gela. La Cassa per il Mezzogiorno investiva consistenti risorse per dotare Piazza Armerina di Musei e Auditorium, per favorire la fruizione della Villa Romana. Gli anni Settanta, erano il tempo in cui l’industrializzazione legata al petrolio offriva, a pochi chilometri di distanza, posti di lavoro e reddito, in cui si progettava il nuovo Ospedale e si aprivano nuove scuole. Il commercio prosperava mentre si sviluppava senza tregua la nuova edilizia verticale. Un giro economico senza precedenti, dava a tutti una carica straordinaria e orientava verso il progresso e l’ottimismo.

In quel quadro nacque la Vinicola Furnari. Magnifico esempio in Sicilia di una visione modernissima di vinificazione avanzata. In una superficie di duemila metri quadri, appena alle porte della Città, l’impianto automatico di imbottigliamento colpiva la fantasia di una civiltà contadina al tramonto, con le lunghe bottiglie dal collo affusolato che marciavano su nastri trasportatori a incredibile velocità. Il vino, prodotto con il contributo di maestri enologi, giunti da lontano, nelle eleganti bottiglie verde scuro, con seducenti etichette attorniate dagli amorini vendemmianti del mosaico romano, battezzato con nomi suggestivi “Velvety”, “Flaming” e “Prima Goccia”, era commercializzato in tutta Italia, in Francia e in Germania, arrivò a prendere la via dell’Oceano, diretto agli Stati Uniti d’America.

Come ci si può rassegnare all’idea che tanto coraggio, tanta determinazione e un sogno così grande possano precipitare in tragedia nel volgere di pochi anni?

Fabio Furnari lascia molto spazio alla penna del padre, che scrive numerose lettere alla sua famiglia e un testamento nel quale, opportuni “omissis” coprono l’identità di chi contribuì alla rovina di quel piccolo miracolo.

Ed è così che si coglie il legame tra la prima parte del libro e la seconda: perché, a prescindere dalla volontà dei singoli, troppo spesso è un contesto più alto, legato alla politica, ai manovratori dell’economia e della finanza che interferiscono nelle vicende umane.

Le ultime pagine del libro, sono caratterizzate da una poetica dolce e accorata. Il figlio e il padre si confrontano a distanza di quarant’anni, in un dialogo tra le righe, fatto di commozione e di rimpianto. Fabio Furnari, appena adolescente, perdette il padre, colpito da un male inesorabile; con lui scomparve il sogno della Vinicola e con quel fallimento iniziò un declino che ancora oggi non si è esaurito nella Sicilia interna. Un declino che però non si può soltanto subire e al quale dobbiamo ad ogni costo resistere.

Maurizio Prestifilippo

Fabio Furnari – “Gasolio” – Terre Sommerse edizioni – € 16,00 – In libreria

Presentazione del libro: Piazza Armerina – Circolo di Cultura – 24 Giugno 2017 – ore 18,00


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