Un “carusu” non comune

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Con Mario La Mattina, Presidente della Lega Zolfatai, scompare un uomo, semplice e determinato, che con Franco Lo Monaco ha voluto il Museo dello zolfo.

Piazza Armerina 21 Dicembre 2019 – Erano Mario La Mattina e Franco Lo Monaco, Presidente e vice Presidente della Lega Zolfatai di via Garibaldi, con un libricino in mano, lo Statuto della Lega Zolfatai di Piazza Armerina, che si presentarono a Sala delle luci, per un colloquio col Sindaco. Era un giorno di primavera del 2007. Argomento dell’incontro era la richiesta di un piccolo contributo straordinario per pagare alcune tasse e qualche bolletta della Lega. Volli rivedere il locale, chiuso da alcuni anni, per capire cosa fare di un sodalizio storico della Città. Lo Statuto limitava l’accesso di nuovi soci, bisognava che fossero minatori in servizio o pensionati.

Franco Lo Monaco e Mario La Mattina

Erano stati oltre cinquecento, i soci, avevano comprato i locali, aiutati dal farmacista Salemi. La lega era frequentata, attiva.

La storia avrebbe inferto un colpo durissimo e superata la prima metà del Novecento con la chiusura delle miniere, i soci si erano ridotti a poche decine.

Così nacque la scommessa: facciamone un piccolo Museo della Civiltà zolfifero-mineraria.

Uno sforzo corale

I due dapprima esitarono, ma poi capirono che per la Lega e per loro stessi, si aprivano nuovi giorni, un importante impegno, da condividere con i soci. Mostrarono a se stessi e al mondo di cosa erano capaci gli ex carusi, i minatori.

Si sbracciarono, con scarni supporti, si misero a lavorare: i locali di via Garibaldi furono rimessi a nuovo. Si realizzarono impianti, nuovi infissi, sistemi d’illuminazione, arrivarono vetrine, plastici e attrezzature del lavoro in miniera, ma soprattutto un’incredibile e bellissima collezione di minerali. Venne la convenzione con il Comune e l’Ente Parco Miniera Miniera Floristella.

Uno sforzo corale di soci, dei loro eredi, di studiosi e di semplici cittadini, che in pochi mesi misero in piedi un piccolo scrigno prezioso, di luci e di riflessi, di fotografie e di disegni, di plastici, di accurate didascalie che illustrano le tecniche di estrazione dello zolfo e documentano lo sforzo umano per strappare alla terra il minerale giallo.

Un anno dopo, il Museo fu pronto. Fausto Carmelo Nigrelli, neo Sindaco, inaugurò la Lega, così rinnovata e trasformata in Museo. La convenzione fu ampliata e il museo dello Zolfo fu inserito dal Sindaco Nigrelli nel Si.M.Pa. Da quel giorno migliaia di visitatori sono passati dalla via Garibaldi e, chiunque vi entri, resta colpito dall’armonia, dal fascino dei cristalli scintillanti, dagli strumenti di lavoro e dalla notevole documentazione che quel bellissimo Museo conserva per i posteri.

Dieci anni di stupore

Chi ha avuto la fortuna di visitare in questi anni il piccolo Museo, ha avuto guide d’eccezione, Mario La Mattina e Franco Lo Monaco, con parole semplici raccontavano la vita del minatore nella miniera. Bravissimi, intrattenevano intere classi di ragazzi con la bocca aperta dallo stupore. Intrattenevano gruppi di turisti, studiosi capitati per caso, sempre con ardore e generosità, senza mai chiedere nulla. Pensavano a tutto, a coinvolgere gli altri soci, a sollecitare la donazione di minerali e di attrezzi, a organizzare in maniera certosina la pulizia, a ottenere le giuste didascalie e a mettere in bella mostra i minerali. Non manca niente in quel piccolo Museo, soprattutto ci sono loro che hanno fatto di quella scommessa, vinta, la ragione della loro nuova vita.

Oggi Mario La Mattina, poco tempo dopo la scomparsa di Franco Lo Monaco, ci ha lasciato anche lui.

A noi, agli amici, ai parenti, ai soci della Lega Zolfatai, rimane il ricordo del loro impegno, fattivo e correttissimo, della loro straordinaria determinazione.

La cassaforte della nostra storia

Rimane alla Città, questo piccolo Museo, nel quale si può rivivere la storia delle migliaia di vite, troppo presto allontanate dall’affetto della mamma. Vite spese tra discenderie, gallerie profonde, fumosi calcaroni, per giorni sprofondati nel caldo delle viscere della terra, lontani dal sole e dalle stelle.

Tra i semplici oggetti del lavoro più duro e rischioso, passa la storia di quella scommessa di un popolo, ben più importante, che voleva fare di una tradizione contadina, una vera civiltà industriale; senza diritti umani, ancora lontana dalle garanzie sindacali, senza sicurezza sul lavoro.

Nel piccolo Museo di Via Garibaldi si avverte l’orgoglio di uomini semplici che avevano saputo dominare il rischio e imparato le tecniche, che portavano dentro di sé il sogno perduto di una nuova e grande ricchezza, travolta dall’incapacità politica di tener dietro all’innovazione industriale.

Con l’arrivo del cracking catalitico del petrolio, lo zolfo era un sottoprodotto della produzione dei carburanti. Il minerale strategico per l’industria chimica e per l’agricoltura che lo impiegava per combattere la peronospora della vite, si otteneva a costi contenuti.

Il minerale estrattivo, per quanto di migliore qualità, divenne antieconomico, cancellando quel sogno di evoluzione industriale.

Eppure nella storia dell’evoluzione economica del nostro territorio, l’attività estrattiva dello zolfo ha causato una profonda trasformazione dell’Habitat. E’ stata una fiammata che ha lasciato nella carne e nel cuore di tanti uomini, segni profondi. Ha generato una cultura e ha determinato un’evoluzione rapida ma fallace.

E’ durato un secolo e mezzo, ma merita di essere rivalutata e studiata a fondo. Mario La Mattina, ricordava il tempo delle lotte sindacali, le delusioni degli anni Settanta, quando invece di imprimere, forte, l’innovazione dei processi industriali, per migliorare e rendere conveniente l’attività estrattiva, la Regione imprenditrice decise la chiusura delle miniere. Anche un Progetto Obbiettivo, che doveva compensare la perdita del lavoro e dell’economia nei territori minerari, si rivelò inadeguato, un bluff. I minatori furono posti in quiescenza e le miniere furono ben presto abbandonate.

A Mario La Mattina, a Franco Lo Monaco e ai tanti soci della Lega Zolfatai di Piazza Armerina, assieme alla gratitudine per ciò che sono riusciti a costruire, dobbiamo questo impegno forte, glielo devono la Città e i suoi giovani: conservare, ampliare, valorizzare quel piccolo Museo.

Non solo perché tra le sue mura si legge il sacrificio, si avvertono le inquietudini, le speranze e le sconfitte di tanti uomini sacrificati a un duro lavoro, ma perché è occasione di ricerca, documentazione di storia ed economia, antropologia e sociologia, evoluzione industriale e delle tutele sindacali.

Se sapremo conservare questo patrimonio, Franco Lo Monaco e Mario La Mattina, dal cielo ce ne saranno grati.

Maurizio Prestifilippo


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