La strada impervia di Curcuraci

Una vittoria di Pirro si celebra in questi giorni – Ma è piena di cattivi presagi

 

E’ strano che il primo punto del programma sottoscritto dalla componente Ncd che fa capo a Sinuhe Curcuraci sia il ripristino della fiera del bestiame. Evidentemente manca un posto dove organizzare un serio, istituzionale mercato delle vacche. In mancanza si è provveduto ad impiegare la Sala delle luci. E così, la brillante operazione politica, condotta a forza di intrighi, di riunioni notturne e di colpi di mano, vede ricostituirsi l’alleanza, troppo presto interrotta, che aveva portato alla sindacatura di Filippo Miroddi. Tarallucci e vino e i vecchi amici-nemici si ritrovano, cancellando un anno di incomprensioni, insolenze e vituperî.

Curcuraci gongola e ritorna sulle poltroncine di velluto, facendovi accomodare, invece delle sue, le pesanti terga del neo assessore Giordani. Così l’ideatore della metamorfosi, si illude di poter tenere i fili della scomposta maggioranza e di poter guidare verso fulgidi destini, la città, il suo gruppo e forse il partito.

Non è così! Se ne accorgerà ben presto, appena sarà chiaro nell’opinione pubblica che la più ardita operazione di trasformismo politico, condotta nel sonno della ragione, genererà spaventosi mostri amministrativi.  E già, perché Miroddi ha mostrato la corda della sua insipienza, della mancanza di autorevolezza, dell’isolamento politico e della dipendenza da tetri ed oscuri personaggi; è senza programma, tira a campare, sta distruggendo l’apparato amministrativo, è pieno di livore e sostanzialmente inadeguato al ruolo. Se il pesce puzza dalla testa, la coda non sarà di meno. E Giordani è solo la coda di questo sfuggente pesce marcio. Avevano ragione le forze politiche di opposizione a chiedere un cambio di passo: se ne erano resi conto anche altri alleati del sindaco Miroddi, come Filippo Sammarco, Andrea Velardita e Gianfilippo La Mattina. Lo avevano compreso sin dalle prime battute anche altri che avevano preferito lasciare subito, chi in silenzio, come Ornella Monasteri e chi imprecando contro l’inganno e con accenti severi, come Luigi Bascetta.

Ma se di inganno dobbiamo parlare adesso rivoltiamo la frittata. Perché l’inganno non è del povero sindaco, privo dei più elementari rudimenti e di qualsivoglia sistema di analisi, lui non ha colpa se non riesce nemmeno a capire cosa gli ruoti intorno: l’inganno è un gradino più sotto di lui. Ed è un inganno truculento e pericoloso, distruttivo ed equivoco, è quello che in più di una occasione abbiamo definito “il male assoluto”.

Adesso anche Curcuraci dovrà battersi con l’inganno, lui che al cospetto del professionista è solo un dilettante e si esibisce nella commedia leggera. L’altro, il vero ingannatore, ormai si cimenta nella tragedia.

Curcuraci gongola, ma è già con un piede nella fossa. Ha diviso il suo partito, ha mentito diffusamente con i suoi amici e con gli altri, ha scoperto le carte dei suoi reali interessi, ha messo in difficoltà il coordinatore regionale Ncd Francesco Cascio, si è esibito in spericolate piroette tra la segreteria catanese e quella palermitana, ha messo in mezzo anche l’europarlamentare Giovanni La Via e spera di poter contemperare tutto, sempre a forza di bugie.

Ma il risultato peggiore è il suo assoluto isolamento politico. Ha sbattuto la porta in faccia all’Udc che avrebbe dovuto invece coltivare come suo potenziale alleato, ha interrotto il dialogo col Pd , che rimane la più consistente forza politica cittadina, si è stretto in un abbraccio mortale con Mattia, che al suo cospetto è infinitamente più abile ed esperto; ha dato respiro a Miroddi che non dimenticherà, vendicativo com’è, gli sferzanti corsivi di Trilussa e il disprezzo sparso a piene mani contro il duo Mattioddi.

Anche tra le sue fila Curcuraci ha trascurato il malessere serpeggiante e ha dovuto coartare poche e insicure truppe, tutte prezzolate, che hanno dovuto far buon viso a cattivo gioco.

L’unico soddisfatto è l’unto dal Signore, il neo assessore al quale ha dato un compito ben più arduo delle sue capacità. Giordani trascorrerà lunghi giorni senza capire ciò che gli gira intorno. Dovrà inghiottire bocconi amari e non avrà il supporto di nessuno. Nella ristretta giunta Miroddi si guarderanno da lui e resterà isolato, tra diffidenza e contrasto. L’essere inesperiente non gli gioverà e finirà con il doversi caricare tutta la responsabilità del dramma che incombe sulla città.

In conclusione la partita, giocata da dilettanti, da Sinuhe Curcuraci, Giordani e dagli improbabili manovratori occulti, non farà bene a nessuno: lascerà l’Ncd più che dimezzato, non rafforzerà né la compagine amministrativa né la sua azione; impedirà la coesione dell’area moderata, distruggerà l’immagine sua e dei suoi compagni.

Quanto alla leadership nel partito, essa non è questione rilevante. La improvvida venuta del coordinatore Cascio, prima di aver tentato una mediazione tra le due anime in conflitto e presentata trionfalmente come avvallo politico della confluenza in giunta, impedirà ogni possibile ricomposizione. Né la sigla è ormai tanto appetibile da convincere nessuno ad armare una guerra civile. Pesano di più, nel divorzio annunciato, risentimenti personali, ingratitudine e cinismo, che si stamperanno sul volto del manovratore, spregiudicato e senza scrupoli. Ne costituiranno per gli anni avvenire il tratto politico della sua affidabilità e quando le lenticchie saranno finite, rimarrà in tutti solo il ricordo dei giorni trascorsi e della sua incoerenza, ricordo indistruttibile e politicamente deformante.

Le strade da percorrere possono essere più o meno agevoli. La nostra strada, per quanto aspra, è e sarà sempre, coerente e disinteressata. I cittadini, per quanto talvolta superficiali nelle scelte, capiscono bene quello che avviene e, a posteriori, sanno giudicare. Una cosa è sperare e puntare sul nuovo, un’altra è farsi prendere in giro da chi è già sperimentato nell’arte dell’infamia.


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