Stanotte ho sognato il Museo

C’è aria nuova a Palazzo Trigona, e stavolta per il Museo anche a Palermo si muove qualcosa. E’ forse venuta l’ora di coronare il sogno dei piazzesi? Non ci illudiamo, la storia ci insegna!

Sarà stato l’arrivo del nuovo Direttore del Polo Regionale per i siti culturali, l’architetto Giovanna Susan, la novità che sta facendo lievitare una “voglia pazza di museo”? Negli ultimi giorni, infatti, il vice presidente vicario dell’Ars, Antonio Venturino ha reso noto di aver chiesto al governo della Regione la restituzione al Polo di tutti i reperti frutto di campagne di scavo condotte sin dagli anni Sessanta in territorio di Piazza Armerina, custoditi nei magazzini delle soprintendenze e dei musei siciliani. L’on. Venturino ha comunicato di aver acquisito la piena disponibilità dell’assessore Carlo Vermiglio a valutare la richiesta.

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Antonio Venturino

Sul noto social Facebook si è aperto un gruppo denominato “Museo Trigona Piazza Armerina” che in pochi giorni ha raggiunto trecento partecipanti e si è aggiunto ad un vecchio gruppo: “Comitato cittadino per Palazzo Trigona  Museo della Città e del Territorio”, risalente al 2011, che non ebbe grande fortuna di partecipazione.

Un po’ di entusiasmo non guasta e interrompe una rassegnazione che da tempo aleggia sul sontuoso palazzo, perfettamente restaurato, nel quale da tempo si sono insediati gli uffici della Direzione del Parco archeologico e adesso il Polo museale. Eppure di tanto in tanto s’affaccia qualche commento rassegnato e dubbioso: «Ma non sarà che qualcuno a Piazza Armerina questo museo non lo vuole?». E in effetti, se la Villa romana del Casale è uno dei monumenti archeologici più visitati in Sicilia, se il territorio di Piazza Armerina ha fenomenali giacimenti archeologici, per decenni devastati dai tombaroli, se è vero che comunque rilevanti campagne di scavo sono state condotte da quarant’anni in qua, se nei principali musei siciliani sono esposti preziosi reperti ritrovati nelle stratificazioni greche, romane e medioevali del nostro territorio, se il palazzo è ristrutturato, disponibile e vuoto da sette anni, perché nessuno si è mosso per musealizzarlo e per donare a Piazza Armerina il sogno che i suoi cittadini coltivano da ameno cinquant’anni?

Qualcuno s’azzarda per sentieri scoscesi, dicendo che è solo una questione di risorse economiche;  il comune che gestisce il trenta per cento dello sbigliettamento alla Villa romana potrebbe ben finanziare la musealizzazione del Palazzo. «Ma perché il comune dovrebbe pagare con fondi propri un museo che è in un Palazzo della Regione e che sarebbe di proprietà della Regione?». Affermazione strana e incomprensibile: come se la Regione e il comune fossero cosa diversa, tanto da doversi fare dispetti reciproci. Come se non avessimo finanziato perfino progetti di cooperazione internazionale, nel campo dei beni culturali, senza porre altro obbiettivo che tutelare e valorizzare un patrimonio dell’umanità. E allora si comprende come queste siano remore di basso profilo e che non sono queste le ragioni vere che hanno finora impedito a Piazza Armerina di avere il suo Museo.

Ma di ragioni devono pur essercene se nella Provincia di Enna, il capoluogo di musei ne ha due, e poi c’è Centuripe e soprattutto la piccola Aidone che il suo Museo ce l’ha da decenni, e che Museo!

Piazza si sa è terra di grandi misteri e di mestieranti, sempre intrecciati al potere e tanto bravi a restare sotto una coltre di falsità, di solidarietà e di omissioni.

Il sindaco Fulvio Sottosanti, primo eletto direttamente dal popolo, si interessò di tutto, dei lastricati, delle scuole, delle strutture sportive, dell’acqua, delle fontane, delle panchine. Era sindaco e deputato regionale e del Museo non si interessò, o se ne interessò in maniera vaga; allora era Soprintendente di Enna un piazzese, Gianfilippo Villari, che non nascondeva il suo pensiero ma non ne spiegava le ragioni: «Palazzo Trigona non sarà mai un museo».

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Gianfilippo Villari

Venne Ivan Velardita e Giuseppe Lo Iacono diventò soprintendente di Enna. Venne a Piazza, il Lo Iacono e disse che a Palazzo Trigona il museo non si poteva fare, e Velardita annuì.

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Ivan Velardita (a sinistra)

Lo Iacono era talmente caro alla sinistra piazzese che il deputato regionale Carmelo Tumino, quando si candidò a sindaco, lo designò assessore nella sua giunta che non vide mai la luce.

Maurizio Prestifilippo, sindaco e Paola Di Vita, assessore, riuscirono a rimettere in piedi il progetto di restauro del Palazzo Trigona  e lo fecero finanziare.

Completati i lavori era nel frattempo diventato sindaco Carmelo Nigrelli; inaugurò il palazzo Trigona restaurato e scelse di imporre un nome riduttivo al Museo. Non più Museo archeologico regionale di Piazza Armerina, ma semplicemente Museo della città. Una trovata intelligente per disimpegnare la Regione dal progetto. Si trasferirono gli uffici della Direzione del Parco. Quattrocentomila euro destinati alla musealizzazione si impiegarono per altri scopi.

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E siamo ai giorni nostri: con Filippo Miroddi sindaco, è calata la nebbia e per quattro anni di Museo non si è più parlato. E non si parla neanche dei reperti custoditi nel Palazzo. Gli stessi reperti che fino a qualche anno addietro erano stati riposti nei depositi di via Mazzini, affittati dalla Soprintendenza nello stabile che, guarda caso, appartiene alle famiglie Cammarata e Miroddi.

Chissà perché la scelta del deposito in Via Mazzini! Una scelta del tutto normale che a qualcuno invece apparve infelice.

I reperti non erano catalogati, non c’era sistema di allarme, né porte robuste. Nelle favole talvolta le pecore si affidano alla custodia del lupo. Ma nessuno potrà mai indagare su quello che è realmente accaduto in quegli anni in cui perfino alcuni magistrati vantavano specifiche competenze.

Enzo Cammarata, noto e discusso collezionista d’arte e d’archeologia, numismatico di valore, ancorché personaggio originale che tende (forse lucidamente) ad accreditare una sua vaga vena di follia, ha sempre sostenuto che dentro quel magazzino ci fossero soltanto cocci senza valore. Migliaia di cassette di cocci senza valore. E i pezzi buoni? Avranno preso strade diverse!

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Enzo Cammarata

E allora nel Museo cosa ci metteremo? Gli oggetti che sono nella disponibilità dell’Antiquarium del Comune, i Marmi colorati e i marmi ritrovati, qualcosa che viene dai polverosi magazzini dei musei. Qualche coccio residuato dalla spoliazione sistematica del nostro territorio. Oppure si potrebbe promuovere una nuova campagna costosa di scavo a montagna di Marzo, a Sophiana, a Bubbonia e visto che il Polo si occupa anche di Morgantina, perché no! Anche a Morgantina.

Nella speranza che poi non ci si dica che essendoci due Musei a Enna, uno ad Aidone, uno a Caltagirone e uno a Gela, quello di Piazza sarebbe in eccesso ed è meglio quindi non spenderci dei soldi.

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