Si scrive Catania, si legge Gela!

In un clima di festa si celebra il Consiglio che dice addio a novant’anni di storia.

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Piazza Armerina – E così, nonostante gli appelli alla prudenza, tutti caduti nel vuoto e bollati come provenienti da uomini prezzolati e venduti, va in scena, in Consiglio comunale, la famigerata votazione per l’adesione alla Città metropolitana di Catania.

Nei giorni scorsi il comitato pro referendum ha intensificato l’opera di pressione sui consiglieri comunali che andranno in Consiglio a votare, forse convintamente, la delibera con la quale Piazza Armerina cambia la sua storia. Fuori da Enna per andare verso una entità, ancora sconosciuta, tutta piena di promesse inespresse e di opportunità da verificare. Scelta giusta perché condivisa da una stragrande maggioranza di cittadini, perché scaturisce dal rancore covato e sempre manifestato contro Enna matrigna e contro una provincia che non ha saputo sviluppare appieno le potenzialità del più bello dei suoi centri e anzi lo ha vessato, diviso, impoverito, mortificato, sfruttato e manovrato a suo piacimento.

La storia si compie e tutti i nodi vengono al pettine. Piazza Armerina potrà ottenere di più, o forse no, ma più scuro di mezzanotte non può fare.

Solo una minoranza in città si è presa cura di indagare i potenziali svantaggi che deriveranno dalla scelta; lo ha fatto chi non ha inteso ragionare con lo stomaco e, senza pregiudizi e rancore, ha provato a leggere il futuro che, con la delibera odierna, stiamo inaugurando per i piazzesi del domani.

Lo hanno fatto i tre sindaci più recenti, prima dell’attuale Filippo Miroddi: Carmelo Nigrelli, Maurizio Prestifilippo e Ivan Velardita; lo hanno fatto alcuni sindacati e organizzazioni di categoria, ma senza troppa energia, convinti che contro il rancore è difficile che prevalga la ragione. Lo hanno fatto, ma davvero tardivamente, anche i due deputati regionali piazzesi Luisa Lantieri e Antonio Venturino.

Certo, il sonno della ragione genera mostri e i mostri verranno, soprattutto se la classe politica che oggi governa Piazza Armerina non sarà all’altezza di una sfida epocale che si preannuncia. C’è chi sostiene che nelle grandi occasioni Piazza Armerina abbia sempre scelto la strada sbagliata. Ma il responso tarda ad arrivare e se ne ha contezza solo quando ormai è troppo tardi.

Quello che stupisce è non solo che le forze politiche di Piazza Armerina abbiano completamente rinunciato al loro ruolo naturale di avviare un dibattito serrato e sereno sul futuro, per scegliere con consapevolezza; quello che turba è il silenzio del potentato ennese, che in questa storia sembra essere assolutamente disinteressato alla perdita di ventunomila abitanti, di un comunità importante nella storia di Sicilia, oltre che un rilevantissimo patrimonio monumentale e di una importante realtà economica. Immaginate come uscirà Enna da questa storia quando il Pil di Piazza Armerina, i suoi numeri e le sue potenzialità, uscendo dal contesto della provincia saranno rilevanti nelle classifiche delle città italiane e nelle statistiche Istat e dell’Istituto Tagliacarne.

Proviamo a capire perché: Piazza Armerina da anni ha un andamento demografico crescente. Enna, da tempo, perde abitanti.

La prospettiva del capoluogo è afflitta dalle soppressioni di istituzioni regionali e soprattutto statali. Enna ha perduto la Banca d’Italia, la Direzione provinciale delle Poste, molte direzioni provinciali di banche, assicurazioni, sindacati, la Camera di Commercio. Si accinge a consegnare la Prefettura, la Questura, le direzioni provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza; presto potranno essere soppressi altri uffici come il Genio civile, il Catasto, l’Agenzia del Territorio. Quindi, meno abitanti, reddito in caduta, commercio e artigianato in recessione.

A Piazza invece le prospettive, crisi permettendo, sono di segno opposto: migliorerà il turismo, l’artigianato, anche il commercio mostra una straordinaria attenzione alle prospettive della città. Qualche anno ancora e supereremo per abitanti e prodotto interno lordo il capoluogo. E, sia ben chiaro, non sarà certo merito di Miroddi e di Mattia, che invece rischiano di fermare tutto questo con la loro pletora di incompetenti esperti a titolo gratuito.

A Enna questo quadro è ben chiaro. Piazza era una concorrente temibile e con la sua uscita dalla provincia, si elimina un rischio mortale nel primato del capoluogo sul suo territorio. Perfino crisafulli potrebbe averne un innegabile vantaggio, riemergendo dall’oblio nelle prossime competizioni elettorali senza tema di rivali.

All’odio Enna risponde con l’odio. Loro sanno meglio di noi che con la scelta di cambiare provincia, Piazza perde per sempre il suo ruolo di capo distretto dei comuni di Barrafranca, Pietraperzia, Aidone e per certi aspetti Valguarnera, comuni che restano tutti con il Consorzio di Enna. Il ruolo che è stato sinora di Piazza Armerina se lo prenderà proprio Enna, compensando così, almeno in parte, ciò che perderà per effetto delle soppressioni di cui sopra; non solo, ma la legge 15/2015 pone un limito all’esodo dei comuni, con la soglia dei centocinquantamila abitanti. Da Enna, dopo Piazza Armerina, non potrà uscire più nessun comune.

E sotto l’aspetto politico non potrà più accadere che Enna perda deputati in favore di Piazza, come è avvenuto in maniera pressoché costante nelle ultime legislature. Nell’ultima addirittura due!

E così invece di fare un torto alla tanto odiata città di Enna, i consiglieri piazzesi le stanno facendo una quantità di regali.

I piazzesi sono stati imbrogliati più volte: l’altro fatale inganno è che si scrive Catania, ma si legge Gela.

Quando Startnews, giornale online che non è tenero verso l’amministrazione Miroddi, ha fatto trapelare il dubbio di losche manovre, sconosciute alla grande massa dei cittadini, Giuseppe Mattia, vicesindaco, si è affrettato a precisare sul giornale online di Radio Mosaici (sperticato trombone dell’amministrazione in carica) che Miroddi rispetta gli impegni.

Cerchiamo di capire! Startnews ha fatto trapelare che ci sarebbe un patto, tra amministratori di diversi comuni, tra cui, forse il nostro piccolo sindaco, per addivenire, dopo l’adesione alla Città metropolitana ad un nuovo libero consorzio, come la legge consente, entro sei mesi dalla prima delibera.

Il nuovo libero consorzio è nell’obbiettivo del sindaco di Gela, il quale, subito dopo la delibera del suo Consiglio comunale, ha dichiarato in televisione, avendo al fianco il suo collega Miroddi, che quella delibera era il primo passo verso la formazione del Libero consorzio di Gela, Caltagirone, Niscemi e Piazza Armerina. Miroddi applaudiva!

L’insinuazione trapelata sarebbe che al sindaco di Catania, Enzo Bianco, questa possibilità sarebbe fortemente sgradita, anche perché, lui, Bianco, non fa mistero di puntare ad una Città Metropolitana del Sud-Est che sarebbe la prima in Sicilia. Non gli farebbe piacere perdere oltre duecentomila abitanti in un sol colpo.

E in effetti per la sua conformazione territoriale Piazza Armerina potrebbe fermare questo progetto. Un diniego al passaggio nell’ultima ora, comporterebbe infatti l’isolamento territoriale di Piazza dal resto della Città metropolitana di Catania e renderebbe impossibile la realizzazione del Consorzio di Gela. Ecco perché la necessaria precisazione di Mattia che Miroddi manterrà gli impegni. Quali impegni? Quelli assunti con Bianco di non passare con Gela o quelli assunti col sindaco di Gela di passare?

Passare con Gela!? Ma è proprio questo che vogliono davvero i cittadini piazzesi? Andare in un libero consorzio in cui saremmo il retroterra di una città ad altissima vocazione delinquenziale; diventare terreno di conquista della più disagiata città di Sicilia, essere gli eterni ultimi a confronto con Gela, Caltagirone e il Calatino e perfino Niscemi?

Per carità, tutto è possibile! Forse è proprio questo che vogliamo. Ma almeno ce lo dicano con chiarezza dove dobbiamo andare e come ci andremo. Perché questo sogno condiviso non si riveli all’indomani il più terribile degli incubi.

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