Quando il Vescovo non suda

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Mons. Salvatore Muratore, Vescovo di Nicosia, soffoca il miracolo di San Filippo D’Agira.

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Si era capito, dalle prime mosse del Vescovo, che la sudorazione di San Filippo, in verità facesse sudare anche lui, mons. Salvatore Muratore, il quale dalla Curia di Nicosia, aveva scompostamente reagito fin dai primi giorni della manifestazione dello strano fenomeno.

Il Vescovo non voleva sentir parlare di San Filippo e, prima ancora di cedere alla richiesta del Parroco di nominare una commissione di esperti, aveva obbligato il prete a nascondere, a tacere, a negare l’evidenza.

Un senso di fastidio, talmente grande, da arrivare a prendere la decisione di nascondere la statua del Santo ribelle: chiusa in Sagrestia a doppia mandata. Un tal fastidio, quello dell’illustre prelato, da imporre al parroco di chiamare i Carabinieri per sgombrare l’Abbazia di San Filippo, dai fedeli riuniti in preghiera, davanti la statua grondante di sudore.

E poi, quando, cessato il fenomeno, si riaprirono i catenacci della Sagrestia, il Vescovo aveva imposto il silenzio a padre Giuseppe La Giusa, parroco dell’Abbazia, che, costernato, poteva solo opporre ai giornalisti che lo interrogavano l’ordine perentorio del suo capo. Silenzio, riservatezza, bocca cucita.

Ma da Agira era già partita verso il mondo l’attenzione. A cosa? Ad uno strano fenomeno che si ripeteva, birichino, senza una chiara spiegazione scientifica.

In effetti nessuno si era mai accorto che le statue di legno, in tutte le chiese del mondo, a intervalli imprevedibili, trasudano, concentrano l’umidità dell’aria e la rigettano in rivoli improvvisi di sudore dalle tempie. Saranno le candele, saranno i muri pregni di umidore, saranno i tetti malconci, sarà il fiato di fedeli creduloni che alitano verso le teste sante, non si sa! E forse è meglio non sapere.

E così sotto la spinta dei fedeli, animata dal Sindaco della città di Agira, Maria Greco, che il parroco, non senza aver chiesto il permesso al suo Vescovo, per continuare a usare la sagrestia dell’Abbazia, aveva ottenuto di poter spostare la statua accaldata, in un luogo più fresco, l’aula basilicale, proprio sopra l’urna che contiene le reliquie di quattro santi. Quelle dello stesso San Filippo d’Agira, quelle del suo compagno Eusebio, quelle di Filippo Junior e quelle di San Luca Casali.

La statua fu spostata nell’aula, ma in alto, per non far notare le sudorazioni inopportune.

Ma anche da quel posto elevato la fronte del Santo riprese improvvisamente a gocciolare.

Il Vescovo furente (non senza aver consultato la Congregazione per la dottrina della fede)  ha finalmente emesso la sua bolla: «E’ solo concentrazione di vapore, acqua pura, niente di niente. Si archivi il caso e la statua sia rimossa, nessuno parli più di quel fenomeno che, in verità, non è nemmeno un fenomeno».  Parola di un Muratore esperto.

San Filippo d’Agira è un Santo particolare. Avvicina a Dio e alla natura. Lo festeggiamo in maggio, il dodici, ricorrenza della sua morte ad Agira. E maggio è anche il mese della Madonna, delle rose, della primavera, della natura che offre il meglio di sé. Filippo è un Santo che offre redenzione dal male, guarigione dalla malattia, conforto morale. E’ un Santo che indica il valore dell’accoglienza (lui stesso era venuto dall’Africa), dell’integrazione culturale. Le storie dei suoi miracoli si sono tramandate di padre in figlio per secoli. Il suo culto è pieno di fervore ed è straordinariamente positivo. Avvicina a Gesù con la dolcezza dell’insegnamento, con la praticità della vita. E’ amato in Sicilia e a Malta, e punteggia tante comunità Italiane nel mondo. La sua testimonianza è stata importante nei secoli e lo sarà ancora nel futuro.

Smarrimento, disgusto, separazione del Pastore dal suo Gregge.

In me sovviene un ricordo: da ragazzo, frequentavo, di tanto in tanto, la sezione del Partito Comunista, dove gli anziani giocavano a scopa e tra una bestemmia e un’imprecazione per una carta buttata male, tra loro parlavano spesso dei vizi dei preti. Aiutati da qualche bottiglia di Birra Messina, ci andavano giù pesanti. Storie di parroci, di donne, di soldi, di potere.

Negli anni Settanta i comunisti erano ancora comunisti; dicevano di non credere a Dio, ma in chiesa ci andavano lo stesso, per sposarsi, per battezzare i loro figli e per i funerali, perché  …. non si sa mai!

Ma una certezza l’avevano, dicevano che, in fondo, a Dio ci credono anche i comunisti, ma che i preti a volte si comportano come se non ci credessero, proprio loro che a Dio si sono dedicati interamente!

Sarà, ma a me il dubbio che avessero qualche ragione m’è rimasto. Forse perché le cose che si imparano da giovani sono le più difficili da dimenticare…

In questi mesi San Filippo ha fatto parlare di sé. Non sarà un caso che sia stato pubblicato il bel libro di Salvatore Longo Minnolo “San Filippo di Agira – Il migrante santo” e, qualche mese dopo, abbia visto la luce il mio racconto “Immaginando Filippo”. Proprio in queste circostanze si è verificato a più riprese lo strano fenomeno della sudorazione.

Sui social media la reazione dei fedeli è stata bellissima: su cento commenti, novantanove sono di rispetto e di preghiera, uno di scetticismo. Mille volte il commento è stato «Viva San Filippo» o «San Filippo prega per noi!». Mille volte sono state postate solo mani giunte in preghiera. Quando si dice che la vera religione la fanno i popoli!

Monsignor Muratore ha bisogno di San Filippo. Che esorcizza e scaccia i cattivi pensieri. Si rechi lui, il Pastore, in pellegrinaggio ad Agira. Chissà che non ne ottenga una benefica conversione.

Maurizio Prestifilippo


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