Quando il Duce scese in miniera

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Benito Mussolini indossa la tuta da minatore – al suo fianco don Luigi Mazzucchelli

 

Durante la sua visita in Sicilia, nell’agosto del 1937, Mussolini si recò a Piazza Armerina, in Città e poi al distretto minerario di Grottacalda, quindi proseguì per Enna, sempre accolto da entusiastico consenso

 

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Floristella – Forni Gill

Una vista al Parco minerario Floristella Grottacalda è un viaggio devozionale alla memoria di una lunga storia, quella delle miniere di zolfo in Sicilia, che ha caratterizzato un’epoca a cavallo tra l’Ottocento e i primi cinquant’anni del Novecento. Storia di uomini, di sfruttamento selvaggio, di rapina delle risorse naturali, ma anche di speranze e di ricchezza, di occasioni mancate e di tradizioni perdute. Nonostante gli oltre cinquant’anni di abbandono, sui piazzali della miniera, il giallo del minerale compare e si sente nell’aria il penetrante odore dello zolfo; le stradelle percorrono una valle incantata, tra ruderi di vecchi magazzini e calcaroni semi diruti. Carrelli arrugginiti su vecchi binari semisepolti, torri in ferro degli elevatori, pozzi di aerazione, stanno lì, malinconici, crudele sopravvivenza di un’antica vivacità, del sudore e della fatica dei minatori, delle loro lotte sindacali, dei tempi fortunati e dei tempi bui della crisi che tutto travolse. A vedere oggi l’immane complesso, affidato alle cure dell’Ente Parco regionale, si può solo immaginare la vita di ogni giorno della miniera quando era ancora in funzione, con la sua ferrovia, i caseggiati del Borgo, gli uffici amministrativi, il saliscendi di operai, di tecnici, di amministrativi, di clienti: la vita di un grande complesso industriale, capace di muovere l’economia e di cambiare la storia e la cultura di tante comunità cittadine, sparse intorno ai giacimenti del giallo minerale.

Eppure la memoria non si è perduta del tutto. Tra saggistica e narrativa, la Sicilia ha celebrato i fasti di quella civiltà economica che fu messa in crisi dall’avvento della raffinazione del petrolio e dalla concorrenza internazionale, ma anche dalla incapacità dei suoi dirigenti di innovare i processi produttivi e di resistere fino al sorgere del più grande processo di evoluzione tecnologica che, negli anni Settanta, avrebbe offerto chissà quante opportunità per competere e modernizzare l’attività estrattiva.

D’altra parte in Sicilia, nella seconda metà del secolo scorso, si sono fatte scelte disastrose, soprattutto nel comparto minerario, dallo zolfo ai sali potassici, al petrolio. Di alcune di quelle scelte di allora, solo ora cominciamo ad accorgerci e i prossimi anni saranno ancora pieni di dolore, di fatica e di rimpianto, a partire dalla necessità di riconversione e dal ridimensionamento delle centrali petrolchimiche di Gela e del Polo petrolchimico siracusano, fino alle piattaforme offshore, nel mare siciliano e al persistere di emissioni inquinanti dalla Raffineria di Milazzo.

Ma lo zolfo fu anche il minerale del trapasso, da una civiltà essenzialmente contadina, ad una civiltà industriale. Causò un profondo mutamento della cultura delle città siciliane minerarie e impresse una spinta notevole all’economia della Regione. Lo Stato centrale credette molto all’industria mineraria siciliana. Notevoli furono gli stanziamenti per dotare la Sicilia di strade ferrate, infrastrutture interne e per migliorare i porti; mentre dai concessionari furono tentate, spesso senza grande successo e non sempre in maniera organizzata, ma tuttavia con gran dispendio di risorse, le nuove tecniche estrattive e di purificazione del minerale.

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La Lega Zolfatai di Piazza Armerina, fu fondata nel 1902, ad opera di circa cinquecento minatori della Città, impiegati nelle vicine miniere di Floristella, Grottacalda e Baccarato, e più recentemente Giumentaro e Pasquasia. Per effetto di una vetusta norma statutaria, era impedito l’accesso nell’Associazione a coloro che non avessero effettivamente operato in miniera. Con la chiusura di tutti gli impianti, compresa Pasquasia, il numero dei soci si è andato progressivamente riducendo, fino a rendere impossibile la gestione del Circolo di via Garibaldi, i cui locali erano e sono di proprietà della Lega.

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Il Presidente Mario La Mattina e il suo vice, Francesco Lo Monaco (qui sopra nella foto), hanno voluto porre mano allo Statuto e consentire la soppressione di quel vincolo, ma soprattutto hanno saputo trasformare il vecchio Circolo ricreativo, in un prezioso Museo della Civiltà mineraria. Con una straordinaria passione, collaborati dal Direttivo e dai soci,  hanno restaurato l’immobile e allestito una esposizione di attrezzature, minerali, cristalli, fotografie, materiale bibliografico reperti e documenti multimediali, che lasciano senza fiato i molti visitatori e le scolaresche che ogni anno visitano il Museo.

Pur trattandosi di una istituzione rigorosamente privata, nella quale la proprietà dei singoli reperti esposti viene garantita ai prestatori, la Lega Zolfatai ha sottoscritto alcune importanti convenzioni e collaborazioni con l’Ente Parco Miniera Floristella – Grottacalda, con il Gal “Rocca di Cerere”e con il Comune di Piazza Armerina e mantiene stretti contatti con il dipartimento delle Miniere di Caltanissetta e con altre istituzioni similari del territorio.

Significativa si sta facendo anche la documentazione fotografica in possesso del Museo, non solo per documentare le singole fasi dell’attività estrattiva e delle lavorazioni del minerale, ma anche relativamente alle attività extra lavorative dei minatori, dalla partecipazione alle processioni religiose, alle lotte sindacali, e agli avvenimenti che hanno punteggiato e spesso interrotto la quotidiana vita in miniera.

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Il Duce con i minatori a Grottacalda

Da qualche giorno alcune fotografie, custodite dalla Lega, documentano l’arrivo del Duce a Piazza Armerina, il 14 Agosto 1937. Mussolini, assistette ad un saggio da parte delle Piccole italiane, nel piazzale del Giardino Garibaldi, allora Colonia Montana del Fascismo,  proseguì sfilando per le vie della Città e quindi si recò agli impianti di Grottacalda, considerata una delle più produttive miniere dell’entroterra isolano, gestita dalla Montecatini.

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Nelle foto: Il saggio al Giardino Garibaldi

Il Duce, indossata una tuta da minatore, volle scendere in galleria, accompagnato da esperti minatori, attraverso uno dei pozzi principali della miniera e penetrò nelle viscere della terra, fino alla profondità di quattrocento metri. A Benito Mussolini, accolto trionfalmente, i minatori vollero regalare un piccone, quindi il capo del Governo, proseguì per Enna, dove trascorse la serata e la notte, al lume di candela, per un improvviso ed irrimediabile guasto all’impianto elettrico, che rovinò la festa ai gerarchi ennesi, i quali volevano con solennità ringraziare il Duce dell’elevazione della loro città a capoluogo di Provincia.

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L’adunata in Piazza San Francesco, a Enna. Fu allestita una illuminazione straordinaria che, però, causò un sovraccarico

La memoria di quel giorno straordinario è ancora viva grazie al racconto dei minatori, ormai tutti scomparsi, alle loro famiglie e soprattutto ai loro figli; quelle immagini documentano un’altra Italia, un’altra Sicilia, un tempo ormai perduto di straordinario entusiasmo e di grandi attese, che il futuro, ormai passato,  ineluttabilmente deluse.

Maurizio Prestifilippo


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