Piazza Armerina. Due arresti per l’omicidio di Giuseppe Avvenia

Piazza Armerina. Polizia di Stato: due arresti per omicidio; si chiudono dopo sei anni le indagini per l’omicidio di Giuseppe Avvenia con la cattura degli ultimi indagati.
Si tratta di:
1. LOMBARDO Giuseppe, nato a Piazza Armerina nel maggio del 1947, pensionato;
2. MAGRO Giuseppe, nato a Piazza Armerina nell’aprile del 1949, operaio stagionale forestale,
indagati quali mandanti – in concorso con Aldo CONSOLI già detenuto – dell’omicidio di Avvenia Giuseppe, nato a Piazza Armerina nel luglio del 1971, ucciso in Piazza Armerina nella notte fra il 2 e il 3 ottobre 2008.

 

Giuseppe Avvenia

Erano le prime ore del 3 ottobre del 2008, quando un killer esplodeva un intero caricatore contro Giuseppe AVVENIA, il quale, per evitare il suo assassino, aveva tentato, invano, di dileguarsi attraverso il dedalo di vicoli del Quartiere “Castellina” di Piazza Armerina (En). Due furono, infatti, i colpi mortali di una calibro 38 special che posero fine all’esistenza dell’uomo, sul cui corpo l’assassino infierì, una volta a terra. Il cadavere fu notato, alle ore tre circa del mattino, accasciato, tra la via Cappella San Giuseppe ed il Vico Vincifori, da un panettiere che stava recandosi a lavoro, il quale diede l’allarme ad una guardia giurata presente nella vicina piazza Garibaldi. Avvisato immediatamente il 118, giunsero sulla scena del crimine gli investigatori della Commissariato e della Squadra Mobile, nonché i militari della Compagnia Carabinieri armerina, i quali, esperiti i primi rilievi, eseguirono una serie di perquisizioni in zona, dopo avere cinturato il quartiere, alla ricerca dell’assassino.

Un primo positivo riscontro, fu il ritrovamento di un sacchetto, appeso nella soffitta di un’abitazione della zona, al cui interno fu rinvenuto un revolver cal. 38 special verniciato di nero con ancora all’interno del tamburo sei bossoli esplosi, un giubbotto ed un passamontagna.
Benché i sospetti sarebbero potuti cadere sull’ignaro proprietario dell’immobile, gli investigatori notarono come la finestra del locale fosse stata forzata dall’esterno e come le tegole dei tetti delle case adiacenti fossero state smosse, quasi seguendo un particolare percorso che, analizzato a ritroso, conduceva verso una determinata abitazione.

Scattarono dunque le indagini esperite mediante attività tecnica, ovvero intercettazioni telefoniche ed ambientali ed accertamenti scientifici, con la ricerca del dna sul passamontagna; effettuata anche l’analisi delle vernici con cui era stata pitturata l’arma, la comparazione balistica dei proiettili che erano stati esplosi contro la vittima e quelli sparati dal revolver rinvenuto e sequestrato; stati esperiti anche pedinamenti, appostamenti e l’escussione di decine di soggetti in grado di riferire su fatti e circostanze.

Aldo Consolipistola e passamontagna

Inoltre, avendo avuto la vittima una serie di contrasti con Aldo Consoli, noto come lo scienziato, fu esperita perquisizione presso la sua abitazione, peraltro vicina a quella dell’ucciso; non fu trovato il sospettato, che si era allontanato qualche giorno prima alla volta di Barcellona Pozzo di Gotto, ma fu rinvenuta una vernice nera del tutto analoga a quella con la quale era stata verniciata l’arma, nonché degli appunti contenenti la c.d. grammatura per la ricarica di cartucce cal. 38, 38 special e 7,65.

Le indagini cominciavano a prendere corpo; si riuscì a delineare il contesto nel quale maturò l’omicidio, poiché si documentarono alcuni contrasti tra l’avvenia ed il Consoli.

Positivi anche gli esiti delle attività tecniche che consentirono di raccogliere utili elementi probatori, nonché gli esiti delle analisi scientifiche: l’arma rinvenuta era quella utilizzata per l’omicidio, il DNA rilevato sul passamontagna aveva trovato favorevole comparazione e le tracce del percorso sulle tegole dei tetti avevano effettivamente condotto verso uno dei responsabili.

Così, rassegnate le risultanze investigative acquisite dal P.M. titolare del fascicolo, fu emessa dal G.I.P. di Enna la prima ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere a carico di:

1. La Rosa Giuseppe, nato Piazza Armerina nel 1970, ivi residente, operaio, pregiudicato, esecutore materiale del delitto;
2. La Rosa Roberto, nato ad Abbiate Grasso (MI) nel 1975, residente in Piazza Armerina, operaio, pregiudicato, fratello di Giuseppe di cui al precedente punto, che ha operato fornendo supporto logistico ed ausilio allo stesso;
3. Consoli Aldo, nato a Piazza Armerina nel 1954, pluripregiudicato, ideatore e mandante dell’omicidio.

Era il 27 gennaio 2009 quando i tre furono arrestati; successivamente sono stati condannati con sentenza passata in giudicato.

Chiusa questa prima tranche investigativa, le indagini furono riprese dopo alcune dichiarazioni rese all’A.G. dal La Rosa Roberto, che indicò quali soggetti che presero parte all’azione omicidiaria altri due personaggi che erano già entrati nelle indagini, ossia proprio Magro Giuseppe e Lombardo Giuseppe, i quali, dopo ulteriori approfondimenti investigativi, furono arrestati, in esecuzione di O.C.C.C. emessa dal G.I.P. di Enna, in data 8 settembre 2009, ma poi assolti nel 2010.

Inaspettatamente, furono le dichiarazioni rese proprio da uno dei mandanti, Aldo Consoli a fornire un importante contributo per inchiodare questi ultimi due soggetti; Aldo, infatti, il 28 giugno ed il 12 luglio del 2010 ha inteso riferire al P.M. procedente una dettagliatissima serie di fatti e circostanze relative all’omicidio in argomento, chiamando in correità i menzionati Magro Giuseppe e Lombardo Giuseppe, quali mandanti dell’omicidio: il fatto delittuoso era stato pianificato dal Consoli, unitamente a Magro e Lombardo, a seguito di reiterati dissidi intercorsi con l’avvenia per futili motivi.

L’avvenia, soggetto violento, era già stato destinatario di atti intimidatori nel marzo del 2008, allorché lo stesso Consoli esplose alcuni colpi di arma da fuoco contro il portone dell’abitazione e l’auto del defunto. Peraltro i contrasti si acuirono nel tempo, come specificò il condannato, anche a causa di un litigio che era intercorso tra l’Avvenia ed un amico del Consoli stesso, ossia Umberto Castronovo (Piazzese del 1959, in atto detenuto, poiché condannato per l’omicidio di Carmelo Governali, consumato in Piazza Armerina nel mese di ottobre 2007).

Il Consoli, che aveva mediato un incontro poi degenerato tra la vittima ed il Castronovo per discutere di un verosimile accordo per lo spaccio di stupefacenti, era molto risentito con l’avvenia per la condotta dallo stesso tenuta.

La contrapposizione tra tali soggetti divenne sempre più insanabile, anche a seguito di un episodio avvenuto in un bar del centro di Piazza Armerina, quando l’avvenia, durante una discussione con lo stesso Consoli, lanciò un arancino che colpì il Lombardo.

Ritenuto particolarmente pericoloso a causa della sua indole violenta, fu decretata la condanna a morte di Giuseppe Avvenia proprio da Aldo Consoli, Giuseppe Magro e Giuseppe Lombardo, destinatari di minacce di morte da parte del primo.

A questo punto occorreva trovare un killer; fu individuato Giuseppe La Rosa, indicato quale soggetto affidabile e, soprattutto, in difficoltà economiche, poiché aveva da pagare alcune rate di un mutuo immobiliare; per l’omicidio – a dire del Consoli – furono corrisposte 4.000,00 € al killer.

Le indagini esperite dalla Squadra Mobile e dal Commissariato di Piazza hanno consentito di riscontrare le dichiarazioni fornite all’autorità giudiziaria, anche con il rinvenimento di armi ed il reperimento di una serie di positive comparazioni.

Lo stesso CONSOLI, peraltro, ha confermato le sue dichiarazioni innanzi la Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta nel 2011, allorquando ebbe a riferire ulteriormente sul movente, la pianificazione, l’esecuzione e le fasi successiva all’omicidio, chiamando in correità i predetti Magro e Lombardo.

Le indagini consentirono, altresì, di risalire al soggetto che in passato avrebbe fornito l’arma al Consoli, ossia il menzionato Umberto Castronovo, che, a detta dello stesso, su sua richiesta, avrebbe reperito le cartucce particolarmente offensive che non avrebbero dovuto lasciare scampo alla vittima designata.
L’avvenia fu attinto da cartucce cal. 38 special a testa cava, che, impattando, si dilatano per aumentare la potenzialità d’offesa.

Tali ulteriori dati investigativi acquisiti ed opportunamente elaborati dagli investigatori della Mobile e del Commissariato sono stati condensati nell’ultima delle corpose informative, così che il Sostituto Procuratore della Repubblica dr. Augusto Rio ha chiesto ed ottenuto dal G.I.P. d.ssa Elisabetta Mazza l’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere a carico degli indagati Giuseppe Magro e Giuseppe Lombardo, che nelle prime ore della mattina del 17 luglio 2014 sono stati rintracciati presso le rispettive abitazioni e – dopo gli adempimenti di rito – ristretti presso la casa circondariale di Enna, a disposizione dell’A.G. procedente.

Fonte: ViviEnna


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