Ormai Miroddi è morto!

Nel cuore dei piazzesi non c’è più posto per un sindaco considerato inadeguato e pericoloso. Ma la guerra per espugnare Palazzo di Città è solo all’inizio.

La reputazione del sindaco Filippo Miroddi, a due anni dalla sua elezione, è ormai finita in cenere, cremata, e senza necessità di impiegare il costoso impianto che avrebbe voluto realizzare al Cimitero Bellia. Il dissenso dalle sue politiche è ormai elevatissimo. I cittadini si sono fatti un’idea compiuta dell’inadeguatezza dell’uomo all’importante incarico che gli era stato assegnato.

Sulla bocca di tutti è sempre lo stesso ritornello: «La città è abbandonata a se stessa!». E’ vero! Nella povera testa dei due amministratori principali c’è poco: non c’è un progetto per il futuro, non c’è un sogno per questa città, si va avanti a spintoni, non c’è conoscenza delle regole e degli uomini, la legge è considerata un optional.

L’assetto burocratico del comune è stato asservito a logiche di sopravvivenza. Perfino i servizi che hanno sempre funzionato hanno smesso di operare o rispondono solo a esigenze di emergenza e di scarico di responsabilità.

La manifestazione “Giù le mani dal cimitero” ha visto coinvolti perfino dipendenti comunali e qualche dirigente. Il distacco è latente, prossimo, inesorabile.

Ma c’è un fronte che tarda ad affrancarsi da questo pietoso declino: quello dei consiglieri comunali. A Palazzo di Città, si continua con i giochetti, con le transumanze, coi voti scappati, con le assenze strategiche e con il mercato dei favori. I piatti di lenticchie si preparano anche d’estate, anzi l’estate sta preparando l’integrazione con le cotiche e con qualche filettino di maiale.

Con il Project financing del Cimitero si è tentato il primo colpo grosso. E’ curioso che l’opposizione abbia subito usato l’inquietante aspetto del diritto fisso annuale sulle sepolture per formare un’opinione pubblica contraria, ma non abbia approfondito gli aspetti delinquenziali che quel progetto contiene in sé, per affermare una resistenza di buon governo e segnalare agli inquirenti il sacco della città che si stava perpetrando ai danni dei cittadini.

A partire dalla quantificazione delle sepolture occorrenti nei prossimi cinque lustri: seimila, afferma il progetto. E invece se i decessi sono mediamente duecento l’anno, se ancora oggi l’età media aumenta, se sono ripresi, purtroppo i flussi migratori, a quattromila sepolture in venticinque anni non si arriverà. Ma per calcolare le occorrenze reali di nuove sepolture bisognerà anche considerare quanti spazi vuoti, già costruiti sono disponibili nei manufatti, loculi, monumenti e cappelle, presenti nei due cimiteri. Considerato il recente ampliamente che è ancora praticamente tutto vuoto, e nel quale sono previsti da costruire monumenti e loculi e ancora qualche cappella, più di mille posti sono disponibili. Quattromila, meno mille, restano tremila sepolture. A queste vanno sottratti i posti che si generano dall’abitudine di esumazione dei feretri per far posto ad altri defunti. Ciò avviene sistematicamente per monumenti e cappelle. Almeno altri mille posti si ricaveranno così. Tremila, meno mille, restano duemila. E poi ci sono le sepolture abbandonate. Un triste capitolo rispetto al quale nessuna amministrazione ha voluto mai prendersi la responsabilità di operare quanto è previsto dalla legge. Ma prima o poi, di certo entro i prossimi venticinque anni, si dovrà fare. Ecco gli altri duemila posti, trovati senza bisogno di fare costosi ampliamenti che comportano scelte urbanistiche pesanti e riadattamento del territorio, degli ingressi e dei posteggi occorrenti.

Quanto al finanziamento delle opere necessarie, è l’amministrazione comunale che invece di chiederlo deve dirci come siano stati impiegati i fondi accantonati dalla vendita dei lotti dell’ampliamento.

La realizzazione dei loculi costa poco e produce nel tempo somme che possono essere impiegate nella manutenzione straordinaria. D’altronde i nostri cimiteri rendono più di quanto richiedono. Ai cittadini non sta bene che i cimiteri siano lasciati in abbandono rispetto alla manutenzione ordinaria. Ci vuole poco:  alcuni operai costantemente dedicati al diserbo e alla pulizia. Qualche opera sul verde e un po’ di sorveglianza in più.

Per far questo non occorrono certo 19 milioni di euro.

Ma andiamo al monopolio che di fatto si sarebbe realizzato con la privatizzazione dei servizi. Il sindaco mente, sapendo di mentire, quando dice che il suo orrendo progetto avrebbe portato nuovo lavoro alla città. Quando un servizio è affidato in monopolio ad una azienda, le tariffe sono destinate a salire e tutti coloro che hanno lavorato nel settore sono destinati a chiudere. Chi ha la gestione del cimitero in esclusiva, ha enormi facilitazioni rispetto ai propri concorrenti. Non lascia spazio a nessuno e occupa tutti gli spazi, dall’attività di progettazione a quella edificatoria, ai servizi funebri. Perfino alla vendita di fiori e lumini. Sarebbe stato un disastro per decine di famiglie e centinaia di addetti.

E’ strano che queste semplici considerazioni non siano state condivise dalla commissione incaricata dal sindaco di valutare il progetto presentato da Megares. Duminuco, Germanà, Pascolato, Gabrieli ed altri, hanno dato il via libera fermandosi ad un esame superficiale di un progetto ben impupato.

Impreparati o complici? Forse solo asserviti ad una logica che viene da un centro di potere che si è installato a Sala delle luci e che sta usando la faccia ormai inservibile di Miroddi e la ignorante  sfacciataggine di Mattia, come maschere per nascondere le vere intenzioni speculative che continueranno anche dopo la Caporetto del cimitero. Un grumo speculativo che non ha nome e non ha volti, nascosti come massoni, e rappresentati da visi di persone considerate inutili e buone, che probabilmente non si rendono conto di ciò che fanno, di chi rappresentano e del loro ruolo.

Chi si illude che Miroddi, avendo avuto piena conferma del distacco assoluto dalla cittadinanza, rassegnerà le dimissioni, resterà deluso. Il sacco della città è imminente e ancora incompiuto. In mezzo alla crisi, senza leadership, senza programma di sviluppo, gli unici progetti nitidi sono le attività speculative, ed esse coincidono con la revisione del Piano regolatore generale, con lo sfruttamento del patrimonio comunale, con la privatizzazione dei servizi.

Non se ne andranno se non avranno messo a segno qualche colpo, sicuri come sono della loro impunità e del costo modesto che i consiglieri comunali richiedono per dare il lasciapassare: un gettone di presenza, qualche incarico professionale, qualche assunzione precaria.

Ecco perché la mobilitazione dei cittadini e dei partiti deve continuare, con l’elaborazione del documento per la mozione di sfiducia, adesso che sono trascorsi i ventiquattro mesi dall’elezione del sindaco.

Solo chiedendo la firma su quell’impegnativo documento si potranno mettere i consiglieri comunali a nudo di fronte all’elettorato, responsabilizzandoli, perché Piazza Armerina torni ad avere un futuro.

Maurizio Prestifilippo

 


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