Operazione “shod horse”: arrestato il 21° indagato della banda dei bancomat

gobbi gianluca

 Era sfuggito alla cattura, in occasione della esecuzione dell’operazione “shod horse”, con cui la Squadra Mobile di Enna ha sgominato una banda di pericolosi criminali dediti ai furti di apparati bancomat  ai  danni di istituti di credito, nonché ai furti ai danni di attività commerciali. Si tratta del pregiudicato catanese Gobbi Gianluca, nato a Roma nel 1972, residente a Gravina di Catania (CT), rintracciato dagli uomini della Squadra Mobile presso un’abitazione sita in località Vaccarizzo in Catania, presso la quale aveva da poco portato il domicilio. L’indagato è ritenuto l’autore, in concorso con altri, della ricettazione di più mezzi utilizzati per compiere sia furti di apparati bancomat, che furti ai danni di attività commerciali. In particolare, allo stesso è stato contestato il furto aggravato in concorso presso un magazzino con sede in Canicattì, con danno per la ditta di circa 60.000 €, nonché il furto aggravato in concorso  dell’apparato bancomat ai danni della filiale della banca “Intesa San Paolo” di Pietraperzia, commesso in data 16 novembre 2013, con danni pari a più di 40.000 €.

 

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Pochi giorni fa un altro indagato irreperibile durante le fasi dell’operazione si è costituito presso il carcere di Catania “piazza Lanza”. La Rosa FabioLa Rosa_FabioSi tratta del pregiudicato La Rosa Fabio, nato a Catania nel 1991, ivi residente, al quale sono stati contestati la ricettazione di mezzi, nonché il furto aggravato in concorso ai danni di un magazzino di prodotti alimentari in provincia di Agrigento.

Il La Rosa era, altresì, presente in provincia di Enna in data 31 ottobre 2013, quando, unitamente ad altri complici, stava predisponendo il furto di un apparato bancomat.

Quella notte il colpo non andò a buon fine sia a causa di un guasto ad un mezzo della banda, sia in ragione dell’intervento degli uomini della Squadra Mobile che effettuarono una perquisizione in un fondo agricolo di Assoro, nella disponibilità dell’indagato Antonino Scaminaci, presso cui furono rinvenuti mezzi rubati, cappucci e guanti pronti per l’utilizzo.

 


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