Morte bianca a Piazza Armerina – condanne miti

PIAZZA ARMERINA. Sono arrivate due condanne, più la condanna dell’assicurazione a 150 mila euro di provvisionale in favore di ciascuna delle cinque parti civili, per il drammatico incidente del febbraio 2008, in cui perse la vita l’operaio Salvatore Rausa, 44 anni, sposato e padre di tre figlie: fu colpito da un braccio meccanico e cadde in un fosso, dove fu travolto da una massa di terreno. Nonostante i soccorsi immediati, per lui non ci fu nulla da fare. Il Tribunale di Enna ha condannato a 1 anno e 4 mesi il macchinista che guidava l’escavatore, Massimiliano Cammarata; e a 2 anni il titolare della ditta individuale Giuseppe Lo Presti. Per entrambi la pena è sospesa. Gli imputati sono difesi dall’avvocato Sinuhe Curcuraci, che non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Ha fatto sapere che attenderà il deposito delle motivazioni e presenterà certamente l’appello alla sentenza. Il Tribunale ha condannato l’assicurazione a pagare delle provvisionali da 150 mila euro a ciascuna delle cinque parti civili – moglie e tre figlie di Rausa, assistite dall’avvocato Pietro Marino; e l’Inail di Enna, rappresentato dall’avvocato Giovanni Consolo – e ha invece escluso ogni responsabilità da parte del committente, che era stato citato a giudizio in veste di responsabile civile, assistito dall’avvocato Norerto Liggieri. L’incidente, come detto, risale a sei anni fa. La sentenza è stata emessa dal giudice monocratico del Tribunale di Enna Elisabetta Mazza. Per Lo Presti e Cammarata, il Pm Giuseppina Sinardi aveva chiesto 3 anni di reclusione ciascuno.

L’incidente è avvenuto durante lavori di scavo per il convogliamento delle acque bianche, su un terreno di contrada Torre di Pietra. Al titolare della ditta l’accusa contesta di aver violato alcune norme di sicurezza sul lavoro: avrebbe omesso di vietare “la presenza degli operai nel campo d’azione dell’escavatore” e di provvedere “all’applicazione di armature di sostegno delle pareti dello scavo”, nonostante lo scavo avesse pareti perpendicolari al terreno. Avrebbe omesso “di vietare il deposito del materiale risultante dallo scavo sul ciglio o di procedere alle necessarie puntellature”, e di segnalare “in qualunque modo il pericolo derivante dalla presenza dello scavo e di adottare misure atte a evitare la caduta del lavoratore all’interno dello scavo”. Il macchinista, invece, è accusato di aver agito con “negligenza, imprudenza e imperizia nel manovrare l’escavatore gommato durante i lavori di realizzazione dello scavo”. A Cammarata è contestata l’accusa di aver effettuato “i lavori di scavo nonostante la presenza nel campo d’azione dell’escavatore di Rausa”, che sarebbe stato colpito, tanto da cadere e perdere la vita, per qualche minuto anche “seppellito da un’ingente massa di terreno”. Gli imputati si sono sempre difesi descrivendo il fatto come un drammatico, quando imponderabile, incidente. Nulla a che vedere con presunte omissioni o negligenze.


Testata giornalistica registrata con il n. 45 del 6 ottobre 1983 del Tribunale di Enna. Direttore Responsabile Dott. Maurizio Prestifilippo

Via Roma 65 - 94015 Piazza Armerina e-mail: info@orizzontisicilia.it