Miroddi: sussurri e grida!

. di Maurizio Prestifilippo .

Più che sussurrare Miroddi grida; si fa paonazzo in viso, perde la lucentezza del cranio e, per tentare di distogliere l’attenzione dalle pericolose operazioni messe in campo dalla sua amministrazione, addossa ad amministratori del passato operazioni di vendita dell’acqua e descrive come sua mortale nemica la società Acquaenna. Lo ha fatto nel corso di una assemblea pubblica al Centro diurno anziani di Piazza Armerina e ha ripreso l’intervento durante la consueta rubrica, condotta su Radio Mosaici dal fedele trombettiere di corte Totò Conti. Tanto per dargli un po’ di spessore ha anche pubblicato lo stralcio delle sue grida sulla pagina Facebook nella quale vanta quasi 5000 amici.

Bene ha fatto Fabrizio Tudisco a non cadere nella provocazione urlata del sindaco, e sussurrata per i corridoi dal suo vice, aduso alle calunnie, privo di ogni correttezza politica, il cui livello dell’interlocuzione sembra essere gradito solo al primo cittadino e a chi non ama pagare i servizi che richiede. Mi dicono che le tasche del suo cappottino siano slabbrate dalle migliaia di  bollette dei cittadini che consiglia di non pagare.

Miroddi è invece più furbo che intelligente, o almeno così sembra, se pensa di poter giudicare oggi, le scelte che gli amministratori del passato operarono, in condizioni assai diverse dalle attuali. Una operazione che può far lucrare qualche applauso, ma che mostra la corda, perché svolta in difetto di contraddittorio e con argomentazioni di sorprendente superficialità e spesso totalmente false nei presupposti e nella consecuzione temporale.

Io, per parte mia, non ho interesse personale a contrappormi al sindaco Miroddi, in prospettiva di nuove campagne elettorali. Come tutti sanno, la maggior parte dei consiglieri che nel 2013 furono eletti nelle mie liste, sono passati a sostegno della sua amministrazione e perfino Carmelo Gagliano, che fu mio assessore e candidato, adesso è assessore di Miroddi. Non capisco quindi perché il sindaco si mostri così determinato nel bollare come criminale una scelta, quella di passare ad Acquaenna, che io non ho mai fatto, ma che ho subito come tutta intera la cittadinanza, per volontà della legge. Dura lex, sed lex.

Solo per ristabilire la verità storica dei fatti, mi sembra doveroso fare alcune precisazioni, anche a beneficio dei cittadini elettori, in vista del giudizio che su di lui dovranno dare nell’ormai prossimo 2018. Io ho già preso atto della volontà della maggioranza degli elettori che mi hanno chiesto a gran voce di ritornare alla mia professione e non ho interesse alcuno a sedurre i miei concittadini, che allora non capirono il mio sogno e si orientarono verso altre, assai scomode, derive.

Quando nel giugno del 2004 io fui eletto Sindaco della Città di Piazza Armerina, in Provincia di Enna si erano già compiuti tutti gli atti fondamentali del nuovo inquadramento del servizio idrico.

Il 7 agosto 2001 la Regione aveva infatti emanato le norme per disciplinare la cooperazione tra i Comuni e le Province, relativamente all’uso delle risorse idriche, imponendo che gli ATO si costituissero in consorzio e individuando i nove ATO, corrispondenti a ciascuna Provincia.

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Già il 30 settembre 2002 il Commissario per l’emergenza idrica aveva ratificato il Piano d’ambito della Provincia di Enna.

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E il 28 maggio 2003 erano stati firmati lo schema di convenzione e il disciplinare tecnico, posti alla base dell’affidamento al soggetto gestore degli impianti idrici dell’intera Provincia.

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Una gara pubblica individuò in Acquaenna il gestore privato del servizio idrico integrato.

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Nessuno di questi atti è stato compiuto pertanto durante l’amministrazione 2004-2008.

Il sindaco Miroddi non ricorda che nella legislatura, che prese avvio il 28 giugno 2004, egli era Consigliere comunale, eletto nella lista del Partito Socialista Italiano e che, a metà circa della legislatura, divenne anche Presidente del Consiglio comunale. Egli era parte integrante della maggioranza consiliare che si mantenne inalterata durante tutti i quattro anni della gestione. Non un consigliere comunale qualsiasi! Se l’amministrazione avesse fatto ciò che lui oggi dice, egli avrebbe avuto, insieme alla maggioranza consiliare, tutti gli strumenti per intervenire, atteso che gli atti di programmazione appartengono alla competenza del Consiglio.

E in effetti Miroddi dimentica che all’epoca Piazza Armerina era afflitta da gravissimi problemi nel campo del servizio idrico. Alcuni quartieri ricevevano l’acqua qualche ora ogni quattro giorni. Le perdite di rete idrica erano superiori al 60%, i furti d’acqua erano consuetudine incontrollabile. Spesso i cittadini dovevano ricorrere ad autobotti private con la conseguenza di pagare l’acqua due volte.

In quel quadro la responsabilità dell’amministrazione era di predisporre urgenti lavori per il rifacimento delle reti idriche e la manutenzione delle fonti. I pozzi di cui parla il sindaco erano perlopiù fermi, insabbiati, crollati. Le sorgenti erano in stato d’abbandono, gli adduttori erano colabrodo. Avevamo due scelte davanti a noi: resistere, non consegnando gli impianti (come fece Barrafranca) o consegnare gli impianti e pretendere che si attuassero alcuni lavori fondamentali, a valere sulle risorse rese disponibili dal Piano di gestione dell’Ato di Enna. E questo fu fatto!

Nel Piano degli interventi Piazza Armerina ottenne il secondo posto, dopo Leonforte, per il rifacimento delle reti idriche dell’intero centro abitato; fu concordato il completamento del depuratore di Contrada Indirizzo; il raccordo con le fognature che sversavano nel fiume e la realizzazione del collettore fognario nord. I primi due punti sono stati rapidamente attuati (seppure parzialmente) il terzo è purtroppo caduto in abbandono.

Barrafranca è una storia a sé: la scelta di non consegnare gli impianti ha avuto conseguenze nefaste per quel comune. Oggi, senza personale, senza fondi, con gli impianti vetusti, il problema del servizio idrico è diventato uno dei peggiori problemi della comunità. Ma Barrafranca è una città che ha una cultura profondamente diversa dalla nostra e probabilmente a loro sta bene così. Io difendo con convinzione le scelte operate a Piazza Armerina, in quel quadro storico. Se avessimo avuto un sindaco come Miroddi in quegli anni, oggi saremmo nella m….. fino al collo.

E nessuno si illuda, lo saremo presto anche noi, nei prossimi anni, quando sconteremo la superficialità e l’assenza di progettualità che il duo Miroddi Mattia sta impartendo al nostro futuro.

Una considerazione a margine. Non so di cosa parli il sindaco quando si riferisce al riscatto dei pozzi dell’Eas. Probabilmente ha cognizioni antiche, tant’è che parla di milioni (presumo di lire). Io non ho alcun ricordo in ordine al contenzioso con l’Eas di cui egli parla, e vorrei ricordare che nel 2002 entrò in vigore la nuova valuta. Arrivati a Sala delle Luci nel 2004 noi ragionavamo, modernamente, solo in euro.

«Che epoca terribile quella in cui degli idioti governano dei ciechi».
(Re Lear – William Shakespeare)

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