Miroddi si cinge d’alloro

Mezzo Pd è adesso nelle mani di Miroddi, ecco gli scenari del prossimo futuro per il governo della città.

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La domenica politica si è rianimata, il cinque marzo scorso all’Art Caffè, dove il commissario provinciale del Pd Mario Alloro, ha raccolto le numerose adesioni al partito di Renzi, da parte dei suoi sostenitori, vecchi e nuovi.

Si dice che il gruppo Curcuraci abbia già sottoscritto la metà dei tesserati. Una lunga processione di truppe cammellate si è presentata spontaneamente per ottenere la tessera. Ha pagato la quota prevista e se ne è andata allegramente a trascorrere un fine settimana gioioso. Preoccupati, gli esponenti storici del partito hanno cercatodi correre al rimedio. Truppe cammellate, contro truppe cammellate.

Alla fine della conta tutti i vecchi esponenti del Pd potrebbero averla spuntata di misura. Ma le assenze sono stae rilevanti e il ruolo assunto dai nuovi esponenti vicini all’amministrazione sembra essere davvero rilevante. E sì, perché è inutile nasconderselo, da questo tesseramento dipendono i futuri destini della città. Sono Toti La Licata e Sinuhe Curcuraci (ma Filippo Miroddi sembrerebbe della partita) ad avere spiccato l’opa sul Partito Democratico piazzese.

Toti La Licata

Giunge così a compimento un progetto vagheggiato da tempo che porterà l’attuale compagine amministrativa ad avere una quasi totalità di consensi nel Consiglio comunale. Un capolavoro.

Forse a Mattia questo progetto non piace troppo. La formula collaudata in questi mesi dai nuovi alleati tende a scaricare su di lui inefficienze e fallimenti e vede invece un Miroddi in netta ripresa. D’altronde il sindaco è uno che lascia fare.  Mentre un comitato d’affari si è stabilito nell’anticamera di Sala delle Luci, a lui, piccolo duce, basta continuare a svolgere un ruolo esteriore e non disdegna in queste settimane di recuperare con qualche mossa demagogica la sua personale immagine. In effetti, in questo momento, Miroddi gode di buona stampa, sui social è molto gettonato, in Consiglio comunale non ha alcun problema. Ha trovato alcuni volontari che si preoccupano di mettere in campo qualche buona idea così da arrivare a fine legislatura senza troppi problemi.

L’assessore Gagliano, ha inscenato un Carnevale piazzese, un po’ paesano, ma di considerevole vivacità. Sulla questione della Casa di riposo San Giuseppe, gli è venuto in soccorso il Consiglio di Giustizia Amministrativa che ha sospeso gli effetti del decreto Crocetta con il quale debiti, patrimonio e personale delle Ipab passavano ai comuni; sull’Ospedale l’intervento di Luisa Lantieri sposta almeno di un anno le decisioni definitive e lascia vivo il nosocomio. Nel campo del turismo, poi, un comitato di cittadini sta cercando nuove svolte grazie al protagonismo (crocieristico) di Ettore Messina. Per l’adesione alla Città metropolitana di Catania, per adesso tutto è rinviato, ma Enzo Bianco non manca di far sentire la sua voce perfino al premier Gentiloni, chiedendo giustizia per le comunità di Piazza Armerina, Gela e Niscemi, offese!

Meglio di così si muore. Pur essendo totalmente incapace di ideare una simile prospettiva, Miroddi si trova il piatto servito che giustificherà, tra poco più di un anno, la sua ricandidatura. E vuole farlo, da sindaco uscente, nientemeno che nel Pd, a dispetto di Calogero Cimino, Teodoro Ribilotta e Lina Grillo, tutti orfani del loro ex leader, Carmelo Nigrelli, che del Pd (e forse di Piazza Armerina) non vuol più sentire nemmeno parlare.

Mattia inghiotte amaro, non ha vista lunga e confonde i suoi veri avversari. Adesso è impegnato in una efficace attività denigratoria nei confronti di Fabrizio Tudisco; la sua furbizia paesana lo porta a pensare che il suo vecchio rivale in Forza Italia, si stia muovendo per impersonare il leader del centro destra. E giù botte da orbi su acqua e partite pregresse, che con incredibile leggerezza attribuisce all’amministrazione comunale di cui Tudisco era autorevole vice-sindaco. Mentre lui si impegna in questa rischiosissima battaglia il suo sindaco gli sta scavando la fossa.

Giuseppe Mattia

Le elezioni regionali ormai incombono ed è quello lo scenario più complesso che condiziona oggi le scelte di tutti. Mario Alloro cerca nuovi fans e recluta La Licata e Curcuraci per tentare di indebolire a Piazza Armerina Luisa Lantieri, che si accinge a sfidarlo nella sua lista e che sembra enormemente più forte di lui. Mattia forse guarda al centro destra, forte del suo vecchio rapporto con Marco Falcone e teme a Piazza Armerina il ruolo di Fabrizio Tudisco in Fratelli d’Italia.

Giorgia Meloni con Fabrizio Tudisco

Gli unici sereni sono i tre dirigenti del Movimento 5 Stelle: senza tante competizioni, infatti, uno potrebbe prendere a Palermo il posto di Antonio Venturino e se la legge elettorale che verrà fuori prima del voto politico lo consentirà, uno di loro potrebbe approdare addirittura a Roma.  Se il piano dovesse riuscire,  l’ultimo si ritaglierebbe un posto in città a Sala delle Luci.

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