L’ultimo canto del Gallo

Il sindaco Nino Cammarata ha perduto la sua serenità: il caso Gallo è scoppiato improvviso, senza che nessuno pensasse a una svolta, tanto repentina, quanto inquietante.

Nella tarda mattinata del 10 maggio, un post sul profilo dell’ex assessore al centro storico, ha informato il pubblico del messaggino inviato dal capo dell’amministrazione al suo assessore, con il quale gli comunicava la sua decisione di sollevarlo dall’incarico.

Damiano Gallo, forse la più bella trovata pubblicitaria del progetto “Diventerà bellissima” che aveva convinto gli elettori a premiare la candidatura di Cammarata e ad affidare i destini di Piazza Armerina ad uno sfolgorante progetto di giovani per i giovani, era giunto al capolinea.

I mesi trascorsi hanno sconcertato l’elettorato, come mai era avvenuto negli ultimi anni.

Cammarata ha mostrato per intero le debolezze del suo carattere: è stato troppo acquiescente allo strapotere dell’assessore al turismo, spesso arrogante, che gli ha procurato non poche difficoltà e molta ostilità.

Ha subito le scelte della politica che, attraverso l’assessore regionale di Forza Italia, Marco Falcone, gli ha imposto l’allontanamento di Renzo Amore dalla giunta, in favore di un mediocre rappresentante di quel partito (l’assessore impolitico Salvatore Cancaré, senza voti e senza curriculum).

Ha assecondato la triste deriva delle politiche di bilancio, imposta dal ragioniere capo Alfonso Catalano, che ha messo all’angolo l’intero assetto dell’ente.

Cammarata ha subito tutto questo e molto altro ancora, senza mostrare un chiaro progetto politico, un po’ di personalità, un minimo di capacità di mediazione.

Insomma, dalla primigenia forza del «Cambieremo tutto per fare diventare la città bellissima», Cammarata si trova adesso nell’angolo della vergogna del suo fallimento personale di amministratore e nella solitudine che deriva dalla svelata incapacità di essere il perno attorno al quale costruire un percorso virtuoso.

Il risultato dell’amministrazione rischia di essere: «Abbiamo cambiato tutto, ma la città è diventata bruttissima».

Damiano Gallo ha evidenziato la miserevole forma con la quale il sindaco gli ha comunicato la sua intenzione di sollevarlo dall’incarico: «Un sms, alle ore 22,27 del 9 maggio».

E quando mai un sindaco comunica al suo assessore che vuole revocargli l’incarico con un sms in piena notte? Timidezza, superficialità, vigliaccheria? Forse un po’ di tutto questo.

Il nuovo corso ha cancellato anche l’educazione? Il senso di lealtà, la necessità di un confronto?

In realtà c’è molto di meno. Il messaggio deve essere scappato mentre i freni inibitori, complice la sera primaverile, dovevano essere molto allentati.

E lo diciamo perché Cammarata, l’indomani, ha lanciato sulla rete un video stentoreo, reticente, poco meditato, che non spiega nulla di ciò che effettivamente deve essere avvenuto, che si contraddice palesemente, ma che spiega bene come il sindaco sia fortemente infastidito della reazione dei suoi supporters, a commento della notizia postata da Damiano Gallo.

Mostra anche come il sindaco non abbia capito nulla del carattere (e dello spessore) del suo ormai ex assessore. Gallo infatti ha postato, a commento del suo intervento chiarificatore, di scuse e di saluto alla città, anche due fotografie: una di Cammarata, quando era candidato sindaco e una di sé stesso con una pistola ad acqua in mano. Scherzoso, dissacrante, ironico, sebbene amaro!

Nella Sala delle luci ci sono tutti! La telecamera da lontano si avvicina al sindaco costernato e riprende il coro delle forze residue: il molto onorevole signor vicesindaco, la regale presenza del Presidente del Consiglio comunale, il pregiatissimo assessore alle crociere, il prestigioso capogruppo del partito di Nello Musumeci, il sempre presente e mai votante, consigliere, fratello del cugino. Infine alcune delle ragazze che, con molte parole e pochi fatti, tengono in vita l’espressione politica di questa giunta dell’improbabile cambiamento. E ci scusiamo se abbiamo dimenticato qualcuno, ma la telecamera riprende di passaggio i pochi spettatori dello smarrimento del sindaco.

«Non ho mai revocato nessuno!» dice Nino Cammarata. Poi precisa che il messaggio era privato: da amico ad amico.

Peccato che il senso delle parole del suo messaggio sia chiaro. Altro che amico!

Damiano Gallo lo ha interpretato correttamente perché, magari, lui, era lucido. E comunque ha atteso dodici ore, prima di rispondergli su Facebook, riportando il testo dell’sms e le sue composte riflessioni sull’accaduto.

Peccato che a persone lucide e di buon senso sia sembrato altrettanto logico e consequenziale, il testo della risposta. Che è manifesto il senso della volontà del sindaco di mettere al posto di Damiano Gallo qualcuno che possa occuparsi della quotidianità, cosa che Gallo da Milano non può fare e che gli altri suoi assessori, probabilmente non sanno fare, senza provocare disastri.

Insomma Cammarata ha capito che la squadra così non regge e che non reggerà ancor di più nel tempo che verrà, duro e difficile. Cammarata ha anche capito che non avrebbe potuto toccare il suo vicesindaco, ben armato e protetto nel gruppo di maggioranza; non avrebbe potuto rimuovere l’assessore impolitico, certamente inutile sul piano amministrativo, ma sul capo del quale si è posata la mano del potente Marco Falcone; non avrebbe potuto toccare il peggiore dei suoi assessori, quello che gli sta procurando infiniti problemi nella città, senza averne conseguenze sulla tenuta del club, che ha animato le notti festaiole di questi dieci mesi e soprattutto senza rinnegare il punto cardine del suo programma elettorale: «La città diventerà turistica».

E quindi? Restava solo Damiano Gallo: «Lo utilizzeremo in altro modo!».

Intanto, caro Damiano, beccati questo sganassone. Poi si vedrà come e quando ti riutilizzeremo.

Mentre gli avversari politici gongolano, gli amici dell’assessore defenestrato sono stati zitti. Nessuno ha alzato una mano, nessuno lo ha difeso! Perfino chi lo aveva proposto e impegnato nella vicenda elettorale, ha preferito salvar sé stesso. Mors tua, vita mea!

Ma Gallo è affrancato dal bisogno! A lui di Piazza Armerina non gliene importa più di tanto. Per il suo carattere di star, uno come Damiano Gallo, quando capisce che la ragion di Stato conta più di lui, dell’amicizia, della stima personale, non ci sta più di un minuto a mandare a quel paese il circolino allegro di Nino Cammarata e di Ettore Messina.

E qui sta il punto davvero dolente. Perché, in campagna elettorale, Damiano Gallo è stato l’elemento davvero nuovo. La luce nuova, che ha sedotto più dei ricciolini inamidati di Ettoruccio (troppo incline a vantar sé stesso, sempre sopra le righe, visionario, certo, ma troppo spesso surreale).

Damiano ha sedotto più della pigra gioventù di Nino Cammarata; più della cultura rococò di Marco Incalcaterra. Damiano ha fatto respirare ai giovani piazzesi l’aria della “Milano da bere”, l’orgoglio di chi sa farsi da sé, il profumo intenso del jet set, dei divi e della televisione. E non solo glielo ha promesso in campagna elettorale, ma l’ha fatto nei mesi seguenti. Una suggestione che durava e che prometteva sempre di più!

Quel voto, che ha portato alla vittoria i giovani rampanti del progetto, era un impegno di sfolgorante ricchezza, di lavoro e di modernità, di social e di vip. Tutto, nel nome di Damiano Gallo!

Ecco perché la reazione dei piazzesi è stata infinitamente più dura per Gallo che per Amore.

Perché anche per Renzo Amore si è trattato di tradimento.

Renzo Amore era stato determinante per il coagulo intorno al progetto di Nino Cammarata. È stato il primo a scegliere, ad indicare la strada, a rischiare creando emulazione.

Chi di un somaro fa cavallo, il primo calcio è il suo!

Renzo non c’è più, al suo posto è entrato uno qualsiasi; Gallo adesso non c’è più, al suo posto entrerà un altro qualsiasi.  Sarà frutto della mediazione tra potenti: un assessore a te, un sindaco a me, un ruolo ai tuoi, uno strapuntino ai miei! La solita vecchia, logora politica a cui assistiamo da tanti anni, con qualche sparuta eccezione.

Il progetto “Diventerà bellissima” è già morto e sepolto. Ora solo danni, disagi, lacrime e sangue.

La fanciulla non è più vergine. Alla purezza, ha preferito l’aria torbida di un postribolo!


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