Miroddi e l’isola che non c’é

Auto contro pilomat 1 a 0! – Come si sta perdendo la scommessa piazzese del turismo.

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Alla fine degli anni Sessanta, Hermann Kahn, noto “futurologo” americano, disse che nel 2000 il turismo sarebbe diventato l’industria più grande del mondo. Molti sorrisero, ma la sua previsione era destinata ad avverarsi con diversi anni di anticipo. Oggi, a differenza di molti altri settori dell’economia, per il turismo si registra una crescita costante da decenni ed anche le previsioni sono oltremodo interessanti. Ma se già da tempo il turismo è diventato il più grande “business” del mondo, non sempre vi è questa consapevolezza e non sempre il settore del turismo viene affrontato con l’attenzione e la professionalità dovuta.

Piazza Armerina è una città straordinaria da molti punti di vista. Il territorio, l’ambiente, le risorse culturali e la Villa Romana del Casale sono caratteristiche di estremo interesse, soprattutto dal punto di vista turistico. Eppure la situazione attuale del turismo mostra come tutte le grandi potenzialità della località e del suo territorio non si siano espresse appieno.

A metà degli anni Novanta e del 2000, grazie ad una fruttuosa programmazione di marketing territoriale collegata a molti eventi culturali nel corso dell’anno e a una qualificata ed eterogenea ricettività alberghiera, unita a un’offerta gastronomica di primo livello, i numeri delle presenze in città e alla Villa romana del Casale aumentarono considerevolmente, mentre oggi il turismo a Piazza Armerina è ritornato ai piccoli numeri senza alcuna prospettiva di miglioramento.

Le mie intense esperienze di assessore comunale e provinciale al turismo mi hanno permesso di maturare delle conoscenze e delle competenze che mi permettono di essere un critico osservatore di quello che avviene in città, dove si stanno ormai da troppo tempo realizzando programmi estemporanei, realizzati solo su input privato con la colpevole compiacenza dell’Amministrazione, senza alcuna sequenza logica e con progettualità da feste rionali piuttosto che di spessore da città a forte vocazione turistica, sede Unesco.  Questa programmazione di giornata ha fortemente penalizzato l’immagine della nostra città facendole perdere quell’attrazione culturale che l’ha contraddistinta per lunghi decenni. Per non perdere irrimediabilmente i pur minimi flussi turistici che interessano Piazza Armerina e, con una drastica inversione di tendenza, per calamitarli progressivamente, bisognerebbe riportare la barra del timone nella giusta direzione.  A mio avviso il turismo nella nostra città si promuove e si sviluppa tenendo conto di tre elementi fondamentali simbiotici e di offerta quali:

1)La città e la cultura;

2) Gli Eventi;

3 ) Il Territorio;

4 ) La Villa Romana del Casale.

L’obiettivo di marketing dovrebbe consistere nel trasformare ognuna di queste offerte in un prodotto, con una propria strategia di posizionamento, con propri strumenti operativi, allo scopo di trasformare Piazza Armerina, agli occhi dei suoi potenziali visitatori, in quello che davvero è: una linea di prodotti.

Per far sì che la città entri a pieno titolo tra le mete del turismo nazionale e internazionale deve diventare agli occhi dei suoi potenziali ospiti un “prodotto turistico” con un proprio “Brand” e quindi per ottenere questo risultato occorrerebbe realizzare una condizione essenziale: “Piazza Armerina città ospitale”.

Il turismo non è un affare che riguarda solo gli albergatori o i ristoratori. Tutti possono e devono fare qualcosa per sottolineare la vocazione turistica e di accoglienza della città. I ricordi più vivi di quanti vanno in vacanza o di chi torna dopo un viaggio sono dati dagli incontri e dalle conoscenze fatte. Ahimè, oggi, per Piazza Armerina, le emozioni che scaturiscono dalla visita non sono molto incoraggianti. Basta leggere i molti commenti negativi nei siti di settore che troviamo sul web per rendersene conto. La città è disordinata, il traffico veicolare caotico, sporca e con il verde pubblico in stato di abbandono e degrado. A questi elementi inconfutabili si collega la totale assenza di un programma turistico che il sindaco Miroddi, in modo frettoloso e scontato ha pur messo nel suo programma elettorale ma che, di fatto, non ha mai realizzato. La stessa delega al turismo, importantissima e di vitale importanza per lo sviluppo di tutte le Attività locali, è stata in un primo momento tenuta dallo stesso primo cittadino e poi per “esigenze politiche” assegnata a un gruppo politico di sostegno all’amministrazione con assessori senza alcuna competenza, contestati dalle associazioni (soprattutto in occasione dell’organizzazione del Palio dei Normanni) o con competenze personali e interessi in settori agli antipodi con quelli del turismo. L’attuale assessore è stato “pescato” nel lungo e inutile elenco degli “esperti” del sindaco, quale persona competente delle politiche sociali. I risultati nefasti, dopo circa quattro anni di amministrazione Miroddi sono evidenti. Il Palio dei Normanni, manifestazione clou di Piazza Armerina, con oltre sessant’anni di storia, umiliato e declassato a partecipare a vari Carnevali di paese, con atavici ritardi organizzativi che ogni anno ne compromettono il regolare svolgimento. Nessun altro evento è stato calendarizzato per favorire l’afflusso di visitatori nei periodi di destagionalizzazione.  Anche la stessa Villa Romana del Casale vive di luce propria senza alcuna politica di promozione e di servizi turistici da parte del Comune e totalmente svincolata da ogni consequenziale collegamento con la città. In questi anni abbiamo assistito solo a parvenze di programmazioni turistiche, peraltro organizzate da Privati ma sostenute dall’Amministrazione, annunciate con enfasi su un blog compiacente (ormai anch’esso ammutolito) e titoli di giornali quali l’organizzazione dilettantistica e poco credibile dei week-end medievali, naufragata in pochissimo tempo; il fallimento dell’annunciato programma denominato “Comuni amici” che prevedeva una sorta di “scambismo di turisti” con altri cinque comuni siciliani; il silenzio imbarazzante su un altro altisonante progetto che prevedeva un “collegamento” con il porto turistico di Licata, con frotte di crocieristi da diporto in arrivo nel centro storico di Piazza Armerina, “ironicamente” senza barche, per mancanza di adeguati approdi.

Un tirare a campare senza arte né parte, in un mercato, quello turistico, dove la competitività e la creatività costante sono la base essenziale per calamitare interesse e capitali da investire, anche per una consona riqualificazione e valorizzazione urbana che nel centro storico e nei quartieri dovrebbe suscitare nel Visitatore una forte attrazione turistica culturale da vivere e ricordare.  Ovviamente nulla di tutto ciò è stato fin qui realizzato.

Errare è umano, perseverare è diabolico e così il sindaco Miroddi, in queste ultime settimane, esce dal suo cilindro magico un’altra “perla” quale la creazione dell’Isola pedonale in Via Garibaldi, propedeutica e condizionante all’arrivo di centinaia o migliaia di crocieristi che sceglieranno, dal porto di Catania, l’escursione a Piazza Armerina a far data (forse) dal 2018.  Una scelta sbagliata nei tempi e nei modi con lo scempio perpetrato e autorizzato (dicono) dalla Soprintendenza ai BB.CC. nella storica via Marconi con l’installazione di decine di dissuasori e di un pilomat automatico, che hanno alterato e deturpato una parte del nostro prezioso centro storico. Il provvedimento, preso senza consultare le associazioni di categoria, autentico riferimento delle necessità degli esercenti e propositori d’iniziative, si sta rivelando, com’era prevedibile, un autentico fallimento. Sta alimentando le legittime proteste degli esercenti dei caffè storici della via Marconi, che temono di vedere le loro attività danneggiate dalla riduzione del flusso degli avventori. Senza essere degli esperti, a lume di naso, le isole pedonali si realizzano dove già esiste una notevole presenza di negozi o attività commerciali e culturali, per favorirne la fruibilità pedonale. Seguendo una logica razionale prima si favoriscono le aperture delle attività commerciali, artigianali, culturali e poi si crea un’isola pedonale, in armonia piena con il contesto commerciale delle zone adiacenti e delle esigenze della popolazione residente. Sembra che questa iniziativa sia frutto di privati che, per i loro legittimi interessi stanno per aprire delle attività in via Garibaldi in modo tale che, quando arriveranno i gruppi di crocieristi, potranno essere “pilotati” presso un esercizio piuttosto che in un altro, così come “logiche” turistiche spartitorie insegnano. In questo contesto, da alcune settimane, alcuni esponenti delle principali compagnie di navigazione sono stati ospiti dell’Amministrazione comunale per verificare la fattibilità di queste “escursioni” a Piazza Armerina.

E’ doveroso precisare che il turismo da crociera o meglio le “escursioni” sono una parte minimale del turismo e portano ben poco in termini di vantaggi economici, perché la visita dura qualche ora e si termina con il rientro nel porto dove è attraccata la nave. Chi ci guadagna è esclusivamente l’organizzatore delle escursioni, qualche ristorante e qualche bar con le logiche spartitorie suddette e poi il nulla. Il turismo che conta è ben diverso. I benefici economici li portano essenzialmente le presenze con i pernottamenti. Quanto più sono numerose, progressive e con più notti e più ne beneficia l’intera collettività: dall’albergo, al B/B, agli agriturismi, ai caffè, ristoranti, attività commerciali e artigianali, etc.

Per realizzare questo programma ci vuole ben altro.

Chi si gonfia il petto come un pavone, parlando di sviluppo turistico, per il presunto arrivo dei crocieristi non sa di cosa parla!

E comunque vada l’arrivo di questi gruppi, per lasciare almeno una traccia positiva di accoglienza e ospitalità d’eccellenza che possa generare un minimo di “passa parola” con quali interventi di richiamo culturale/artistico, di eventi e di semplice decoro urbano si sta programmando? Quali interventi urbani sono stati fatti al Generale Cascino, luogo in cui dovrebbero arrivare i pullman dei crocieristi se la zona versa in un penoso stato di abbandono e degrado?

Per chiudere questa mia lunga analisi e spero foriera di riflessioni per i miei concittadini sottolineo che il “pilomat” che doveva aprire e chiudere il traffico veicolare in via Garibaldi, inaugurato in pompa magna con banda musicale e discorso del neo assessore al turismo Carmelo Gagliano con alle spalle una via disadorna e desertica, dopo appena due ore di vita è stato “abbattuto” da un’automobile di passaggio che non ha visto “il fungo” meccanico sorto dalle “balatelle laviche” …vuoi vedere che è un segnale premonitore del destino sul futuro di questa isola pedonale e dell’attività fallimentare del sindaco e dei suoi collaboratori?

Fabrizio Tudisco

 

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