Lillo Zucchetto: un poliziotto da non dimenticare

Calogero Zucchetto, un poliziotto coraggioso che conosceva i luoghi della mafia e che sapeva dove si nascondevano molti boss di Cosa Nostra. Le sue indagini e le sue scorribande nella città e nella periferia di Palermo intimorirono la cupola di Cosa Nostra che lo fece uccidere il 14 novembre del 1982.

Calogero Zucchetto

Zucchetto era nato a Sutera, in provincia di Caltanissetta, nel 1955. Per tutti gli anni settanta e all’inizio degli anni ottanta offrì il suo contributo nelle indagini sui mafiosi. Era uno dei migliori collaboratori di Ninni Cassarà, il commissario di polizia che la mafia avrebbe ucciso nel 1985. Zucchetto, soprannominato Lillo, conosce benissimo il territorio palermitano e la periferia del capoluogo.

Ninni Cassarà

Zucchetto conosceva ogni strada del territorio di Ciaculli, uno dei feudi della mafia all’inizio degli anni ottanta. Era la zona in cui dominava il boss Michele Greco, alleato dei corleonesi. La sua esperienza sul campo si rivelò molto utile nella ricerca dei tantissimi latitanti dell’epoca.

Non solo Ciaculli. Zucchetto perlustrò Brancaccio, Bagheria ed altri quartieri di Palermo in odore di mafia in sella ad una moto, insieme al commissario Cassarà. Fu tra i primi agenti a giungere in via Carini, il luogo in cui il 3 settembre del 1982 venne ucciso il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, sua moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente della scorta Domenico Russo.

Proprio nelle settimane successive alla scomparsa di Dalla Chiesa fu segnato per sempre anche il destino di Calogero Zucchetto. Sul finire di ottobre del 1982, Zucchetto si aggirava nei pressi di Villabate perché gli era giunta voce che da quelle parti si nascondesse il boss Salvatore Montalto. Gli appostamenti andavano avanti da giorni ma di Montalto pareva non vi fosse nessuna traccia. All’improvviso la svolta: Montalto si trovava proprio lì, ma non era solo. Insieme a lui i pericolosi killer dell’accoppiata Greco-Riina: Pino Greco, detto Scarpuzzedda, e Mario Prestifilippo, detto Mariuzzo.

Ovviamente, essendo da solo, Zucchetto non intervenne ma rivelò tutto al suo superiore Cassarà. Nei giorni immediatamente successivi, i due si fiondarono nei luoghi presidiati da Montalto, ma i killer Greco e Prestifilippo riconobbero Zucchetto. I loro sguardi si incrociarono e, dunque, da quel momento in poi la cupola di Cosa Nostra sapeva che dei poliziotti erano sulle loro tracce.

Il lungo lavoro di appostamento consentì alla polizia di arrestare Salvatore Montalto ma il destino di Zucchetto, riconosciuto dai mafiosi, fu segnato .

La sera del 14 novembre 1982 Calogero Zucchetto si trovava nei pressi di via Notarbartolo. Stava per tornare a casa dalla sua compagna che, di lì a poco, avrebbe dovuto sposare. Due uomini in sella a una motocicletta gli si avvicinarono e gli spararono cinque colpi di pistola.

Per il poliziotto siciliano non ci fu nulla da fare. A ventisette anni si spegneva un’altra giovane vita, un’altra vittima innocente di quel drammatico 1982.

Per l’omicidio di Zucchetto verranno condannati, come esecutori del delitto, proprio Pino Greco e Mario Prestifilippo e come mandanti gli esponenti della Cupola di Cosa Nostra, ovvero i soliti noti Riina e Provenzano ed altri boss mafiosi.

Il contributo di Calogero Zucchetto nelle indagini e nella lotta alla mafia è stato di grande spessore. Grazie anche alle sue intuizioni il commissario Cassarà riuscì a realizzare, nel marzo del 1982, un rapporto su Michele Greco e sui fatti relativi alla seconda guerra di mafia passata alla storia come il Rapporto dei 162, una vera e propria mappa sulle famiglie mafiose di Cosa Nostra.

Luca Scuriatti                                           

         

Tratto da:

www.ilmemoriale.it/cultura/2018/03/10/la-mafia-uccide-calogero-zucchetto.html

 

Al giovane eroe, il poeta Fabio Strinati ha dedicato una sua poesia:

A Calogero Zucchetto

Anima dal valore immenso,
gli occhi accesi sul mondo
e quel doloroso vento tra i vicoli
di Palermo insanguinati,
che ti hanno
sottratto giovine gioviale sguardo
e aperto al cielo, uno squarcio oleoso,
profondo e sventurato.
Poliziotto d’altri tempi,
a caccia di delinquenti e scempi
spento troppo presto
da tuono mafioso, e un accidioso
lampo caduto sopra il tuo corpo esile,
che riecheggia ( rumoroso ) ancor nel vento
quel suono oscuro, nefasto e miserabile.

                                      Fabio Strinati


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