La Piramide di Piazza Garibaldi

 

Ma sì, lo confesso, ho riso! Leggendo le scombinate dichiarazioni dell’assessore Epifanio Di Salvo, non sono riuscito a trattenere una spontanea, liberante, risata. Non ne ho conosciuto prima uno uguale!

Il nostro campione fa una difesa d’ufficio dell’ingegnere capo. Stimato professionista. Ne vogliamo parlare? Noi non abbiamo l’abitudine di mettere in gioco nella politica i funzionari. Che infatti non sono mai stati citati. Poverini, rispondono agli ordini ricevuti!

Ma il dirigente, no! Di salvo non lo sa, non se lo ricorda. Ma da sindaco della Città, fui costretto a licenziare dai Lavori Pubblici l’ing. Mario Duminuco, al suo posto misi l’ing. Di Francisca che, in tre mesi, fece ciò che Duminuco non aveva fatto in tre anni. Pigro, indolente, senza visione, l’ingegnere capo volta la testa dai problemi. E lo fa da anni, circondato da un’aura di grande professionalità, che deve solo alla amicizia di Carmelo Nigrelli.

Se Di Salvo avesse evitato di tentare di distrarre da se stesso l’onda della critica, di Duminuco ci saremmo dimenticati. Ma visto che così ha voluto, siamo pronti a parlarne. E il giudizio non è per niente lusinghiero!

Non se ne è accorto Di Salvo, ma l’Ufficio tecnico che lui dovrebbe controllare è un disastro. Vive alla giornata, è il vaso di Pandora. Sotto il coperchio si annidano da decenni le peggiori nefandezze. Duminuco si destreggia, scansa le responsabilità, produce incolmabili ritardi, se ne frega!

Piazza Armerina non è la sua città! È forte con i deboli e debole con i forti. Non ha visione, e se avesse carattere e competenza non saremmo nella condizione in cui ci troviamo.

Chieda “l’assessore incompetente” a qualunque cittadino. Il voto è ben sotto la sufficienza.

Lui, Di Salvo, non se ne accorge! E non potrebbe, perché vive nella sua nuvola e la nebbia gli impedisce di vedere. Eppoi lavora fuori, a Piazza non c’è mai!!!

Con Duminuco per ora ci fermiamo. Se partisse, però, la rivolta dei benpensanti, con lo slogan “Nessuno tocchi Duminuco”, siamo pronti a celebrarlo, questo processo pubblico di verità. Ma vi preannuncio: l’uomo ne uscirà distrutto.

Il massimo dell’ilarità Epifanio lo raggiunge quando paragona la Piramide del Louvre al “suo” (sic!) progetto di riqualificazione della Piazza Garibaldi.

Caro Epifanio, la Piramide è solo l’emergenza di un profondo progetto di ripensamento di uno dei più importanti musei del Pianeta, visitato da milioni di persone ogni anno. Benché fortemente invasivo, il progetto affidato all’architetto Ieoh Ming Pei, era motivato da un necessario ripensamento della struttura museale, per diramare la visita in sezioni omogene e realizzare una struttura di accoglienza che contenesse una serie di servizi, indispensabili in un museo moderno. Una magnifica struttura che è stata realizzata nel sottosuolo, attraverso imponenti lavori di scavo e un ripensamento dell’ingresso al Palazzo. Quella struttura è stata il frutto di una visione modernissima per risolvere un grande problema.

Ha generato qualche polemica, ma il risultato dello sforzo di razionalità che ha risolto il problema, hanno soffocato le perplessità.

Ma qual è la Piramide di Piazza Garibaldi? Qual è, qui a Piazza, il problema da risolvere?

Se c’è un problema da risolvere in Piazza Garibaldi, il progetto Ciantia-Fauzia lo aggrava.

In questa “riqualificazione”, infatti, mancano l’analisi e il pensiero. Non solo dei progettisti, ma soprattutto del committente.

E figurarsi! Un assessore che resta sorpreso quando vede le tavole nel retrobottega di una farmacia, non è il committente. Un assessore che non firma la delibera di presentazione di un progetto, ornato del clamoroso parere dell’ingegnere Duminuco, lavorato nei suoi uffici, e che non lo approva in Giunta perché assente, non è certo il committente.

Comunque apprezziamo che l’assessore Di Salvo, a posteriori, si sia ispirato alla Piramide del Louvre di Parigi, per partorire la Fontanella colorata di Piazza Garibaldi!

E vabbè, se è una questione di pensiero!?

In tutta questa vicenda, di pensiero, ce n’è davvero poco. E non è mancato solo il pensiero! E’ incredibile ma si è verificato anche il totale inceppamento della dialettica interna alla catena di comando. L’ingegnere capo, il Comandante della Polizia Municipale, l’Ufficio Commercio, chi ha “pensato” questa riqualificazione?

Nessuno di loro, perché Duminuco avrebbe dovuto forse chiedere a qualcuno che davvero ama questa Città, cosa avrebbe significato per noi quella rivisitazione della piazza. E lo aveva a portata di mano: amico, urbanista, competente.

All’ingegnere capo si potrebbe ben proporre di levargli la cittadinanza dopo le ultime prove che ci sta somministrando. La nuova piazza Pio La Torre, la sostituzione delle basole in via Carmine, la condizione pietosa in cui versano le strade, l’insufficiente illuminazione dappertutto, le girandole di paletti messi, levati, rimessi, la destinazione del Magistrale di Via Umberto a Commissariato di Polizia, la vergogna delle manomissioni del progetto “Il gioco della Storia, e in ultimo, lo stato di tutte le manutenzioni.

Lo chieda, assessore, lo chieda ai cittadini, sentirà che risposte!

Il Comandante della Polizia Municipale? Che ha chiuso tutti i parcheggi della Piazza senza porsi nessun problema? È lo stesso che questa estate ha chiuso via Mazzini e via Umberto I? Che manda in giro lo Street Control per fare cassa. Che gli stessi vigili hanno sfottuto sull’albo pretorio accusandolo di aver dato disposizioni illegittime?

Assessore chieda anche questo ai cittadini: cosa pensano del Comandante della Polizia Municipale.

È mancata una indispensabile dialettica per il buon funzionamento della Pubblica amministrazione. E l’assessore? Ma non ha capacità di ascolto? Non la sente montare un’aria di disgusto nella cittadinanza? E addirittura, senza esserne il committente, invece di intervenire per correggere, avvalla?!

In testa a tutti, però, c’è il Sindaco. Che deve spendere i soldi! E subito, perché altrimenti si perdono.

Il Sindaco, lo stesso Sindaco che ha affidato, con scelta fiduciaria, l’incarico a due giovanissimi progettisti, lo convalida, lo difende, lo vuole attuare. Non intende ascoltare nessuno. Anche lui si è fatto prendere dall’ebbrezza del potere. Capita a tutti i sindaci.

Così Piazza assomiglia ad un modello: quello che ha ispirato “Idiocracy”.

Andatelo a vedere.

Maurizio Prestifilippo


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