La disfida del Tu(d)ismo

Si discute animatamente di un nuovo progetto per il rilancio turistico di Piazza Armerina – Ma per conseguire risultati bisogna ascoltarsi con pazienza e senso di tolleranza – Diversamente la città finirà sottosopra.

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Quando Ettore Messina aprì in Piazza Cattedrale il suo bell’albergo Suite d’Autore, Palazzo Trigona, era chiuso da una trentina d’anni e le sue austere stanze, prive di pavimenti, erano invase dai rami di una bella pianta di glicine che, dal cortile del palazzo, si era fatta strada attraverso gli infissi vetusti ed era l’unico essere vivente che avesse la possibilità di godere le volte affrescate delle stanze del piano nobile. Il Museo Diocesano, da poco restaurato, perfettamente vuoto, ospitava di tanto in tanto qualche mostra. Non c’era ancora la Civica Pinacoteca di via Monte, né il piccolo ma prezioso Museo dello Zolfo di via Garibaldi. In via Cavour era in corso di allestimento la mostra permanente dei Marmi colorati e ritrovati, non c’era ancora la Mostra permanente dei Libri antichi nel Collegio dei Gesuiti. I restauri alla Villa romana del Casale andavano avanti a forza di spintoni per superare incredibili resistenze. Gli edifici monumentali del centro storico erano tutti in condizioni di grave dissesto. Immaginare, con quella città, un possibile rilancio turistico era francamente una difficile impresa.

Eppure in quegli anni nessuno era scoraggiato. In un decennio, pur non avendo completato l’agenda delle cose da fare, molto si è portato a termine. Palazzo Trigona, per primo!

Su questo grandioso restauro non voglio rinverdire astratte polemiche che la bassa politica cittadina ha prodotto e ne taccio i contorni, a volte stomachevoli, che hanno visto un’artata e sterile contrapposizione tra l’amministrazione comunale 2008 – 2013 e gli amministratori precedenti che ne avevano generato la progettazione, il finanziamento e l’avvio dei lavori. Alla fine il risultato si è prodotto e per il bene di tutti è meglio dire che esso è stato il risultato di tante buone volontà! Come non ricordare per esempio l’impegno di Legambiente: Riccardo Calamaio e Paola Di Vita, quest’ultima anche nel ruolo di assessore ai lavori pubblici e all’urbanistica, di Basilio Fioriglio, Presidente del Consiglio comunale, dell’architetto Rosa Oliva, che garantì la progettazione della Soprintendenza, dell’ing. Natale Zuccarello, allora capo del Genio Civile di Enna, che curò il progetto di consolidamento, dell’on. Mirello Crisafulli, che ideò il percorso per il finanziamento dell’opera.  Proprio sulla questione di Palazzo Trigona, bisogna ricordare anche il ruolo dell’assessore regionale ai Beni culturali, Alessandro Pagano che, in un quadro di luci e ombre, deviò sulla Cattedrale di San Cataldo, il primo finanziamento, ottenuto per il restauro del nostro palazzo, sui fondi del gioco del Lotto per i beni culturali, per volontà di Carmelo Tumino e dell’on. Gaetano Rabbito.  Ma poi la storia cambiò il suo corso e, seppure con un paio di anni di ritardo, perduto un finanziamento insufficiente, ne ottenemmo uno più congruo, con il risultato che oltre a Palazzo Trigona, ne ebbe beneficio anche la Cattedrale di San Cataldo.

Se oggi Ettore Messina può provare a rilanciare un’idea di Piazza Armerina città turistica è grazie a quanto si è fatto nel recente passato e non solo in campo strutturale. La Villa romana è finalmente per tre quarti ristrutturata ed esiste una prima, modesta, rete di musei in città. Il sodalizio con Aidone e Morgantina è possibile e forse anche con Enna e Caltagirone. Questo perché nessun turista è interessato a una piccola città soltanto.  Un distretto, un’area appena più vasta, può offrire stimoli più rilevanti. Il centro dell’isola deve diventare un attrattore completo, il progetto può avere basi solide. Ma per questo bisogna ancora lavorare.

Ettore Messina

Non è utile, invece, che Ettore Messina e Fabrizio Tudisco si scambino invettive, ingiuste e pericolose e approfondiscano contrasti che finiscono per rendere difficile quella coesione assolutamente indispensabile per conseguire apprezzabili risultati. Il conto del tempo è purtroppo esiziale. Piazza sta morendo e in una grande famiglia è dovere di tutti stringersi per collaborare se non vogliamo assistere al definitivo tracollo della nostra difficile realtà.

L’Ambasciatore cinese Sun Yuxi e Fabrizio Tudisco

Fabrizio Tudisco, ha avuto un’occasione unica e quasi irripetibile, per oltre dieci anni è stato l’arbitro dello sviluppo turistico di Piazza Armerina e per un breve periodo anche della Provincia di Enna. Lo ha fatto bene e ha portato notevoli risultati. Nessuno avrebbe saputo far meglio in anni in cui mancavano a Piazza Armerina i fondamentali per ottenere risultati. Sempre attenta, originale ed efficace è stata in quegli anni l’immagine della città, portata alla Borsa internazionale del turismo di Milano, al “Word Travel Market” di Londra e alla Fiera internazionale del Turismo di Berlino.

Alla Bit di Milano edizione 2006

La rete degli alberghi si è sviluppata enormemente: riaprì l’Hotel Selene, il Gangi fu ristrutturato, il Park Hotel Paradiso si allargò e aprì il quattro stelle, oltre cinquanta B&B videro la luce, arrivi e presenze di turisti erano sempre in crescita e, al termine della sua esperienza di amministratore, Tudisco stava pensando a logiche di destagionalizzazione. Per tracciare l’intenso percorso dell’azione di Fabrizio bisognerebbe scrivere un libro.  Quelli che fanno politica devono però fare i conti con la volubilità dei corpi elettorali. Fabrizio Tudisco, dopo sei anni da assessore comunale al Turismo con sindaco Fulvio Sottosanti, dovette attendere i cinque anni di Ivan Velardita, che segnarono un’inversione di tendenza sulle politiche di rilancio turistico della città e interruppero un percorso già tracciato che orientava Piazza Armerina a un intenso rapporto con Gela e i comuni del Golfo. Importante poi fu l’esperienza del vice sindaco Tudisco nel quadriennio 2004-2008: un’intensa stagione di relazioni, la rigenerazione del Palio dei Normanni, l’armonioso rapporto con i quartieri e gli scambi con le altre città dell’associazione dei Giochi storici medievali.

La manifestazione “Cortili e balconi fioriti” raggiunse notevoli livelli di notorietà e un ampio consenso nella cittadinanza. I frutti di quella stagione resistono fino ad oggi.

A Ettore Messina, imprenditore e non politico, manca la piena collaborazione di un’amministrazione comunale capace di un coordinamento degli attori che possano influire in un progetto ambizioso di affermazione dell’economia turistica a Piazza. E lo dico perché sono davvero preoccupato che a tanto sforzo, che non mi scandalizza affatto sia correlato a iniziative di imprenditorialità privata, non corrisponda poi quel consenso corale che è alla base di qualunque successo. Ettore Messina, poi, sarebbe nella condizione migliore per essere l’enzima giusto capace di catalizzare una reazione di orgoglio e di ripresa, senza essere parte contrapposta di nessuno. Certo non è col carattere spigoloso dell’architetto Bonanno che si possono costruire solide alleanze, ma alle provocazioni di risposta, che certamente arriveranno, bisogna che Ettore sappia rispondere con la dolcezza del miele. La sua analisi deve necessariamente essere obbiettiva e inclusiva. D’altronde con la sua spiccata intelligenza il giovane imprenditore del turismo può capire che più che a lui le critiche politiche mosse dal suo contraddittore, sono indirizzate alla stolta politica sul turismo messa in atto in questo tempo infelice da Sala delle Luci.

E su questo Fabrizio Tudisco ha pienamente ragione.

A parti contrapposte le guerre generano solo morti.

Maurizio Prestifilippo

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