Il trombone dello zar

Totò Conti si è esaltato e armatosi di penna e calamaio vorrebbe imporre una lettura diversa della realtà. Nella sua agenda i temi forti sono l’ospedale e gli asfalti.

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Feste, farina e forca. Miroddi vorrebbe attuare il metodo che i Borboni attuavano per ben governare nei secoli scorsi. Ma non essendo ancora riuscito a dare sufficiente farina ai poveri della città ed avendo qualche problema ad usare la forca, si limita ad organizzare feste e festini. In Piazza Falcone e Borsellino, a beneficio di cittadini e turisti, è stato installato un apparato di giostre e, per il terzo anno consecutivo, sull’asfalto del parcheggio è stata riversata una buona quantità di sabbia per allestire un campo su cui si esibiscono cavalli e cavalieri in acrobatiche figure.

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Qualche cittadino di buon senso si domanda: «Ma perché? Che festa è?». Qualcuno risponde che forse si avvicinano i morti e che ci stiamo preparando alla notte di Halloween; qualcuno dice che forse è tutto in onore di San Martino; qualcuno borbotta una benevola bestemmia, qualcuno impreca contra il vice sindaco Mattia, altri se la prendono con l’assessore al turismo Giordani, che vuol portare i turisti a Piazza da San Cono, da Acireale e da Licata.

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Tutto sbagliato: la responsabilità di questo ennesimo can-can è di Adelaide Vela, candidata a zero voti della lista del sindaco Miroddi, nonché amica personale del primo cittadino, in arte giostraia, che con iniziativa autonoma si incarica di organizzare ogni anno una sorta di ottobrata per ubriacare di birra il suo amico sindaco ed alleggerire i portafogli delle famiglie piazzesi.

Per lei Miroddi salta tutti i passaggi, crea ogni facilitazione, altera l’equilibrio dei parcheggi, disattende ogni norma, inquieta i condomini dei palazzi prospicienti, nello sforzo di far festa, in una città vessata dai suoi nemici ennesi, in cui AcquaEnna immette acqua inquinata nelle condotte e la Tekra lascia la spazzatura per strada per fargli fare brutta figura.

Nel frattempo però Totò Conti e Adelaide Vela, consulenti gratuiti e fan, provvedono a stendere una cortina fumogena dietro cui il sindaco si nasconde nonostante tutto.

Totò Conti, novello trombone dello Zar, ha comunicato l’avvento di straordinarie manutenzioni alle strade cittadine. Un intervento come non si era mai visto. Il trombettiere non si era accorto che da due anni camminiamo in mezzo a voragini ma ha capito solo ora che era necessario dare una aggiustata qua e là all’asfalto. Altisonante l’annuncio, soprattutto per la galleria. Poi, dopo giorni di chiusura con disagio di tutti, la galleria si è riaperta ed era praticamente come prima. E allora il trombone non sapendo come giustificare il naufragio ha pensato bene di dare la colpa alla precedente amministrazione che avrebbe lasciato Miroddi senza soldi e con una pezza al culo.

Galleria

Il trombone, Totò, ha preso molto sul serio il suo compito di consulente gratuito per il sindaco Miroddi e sembra sia disposto a litigare con il mondo intero pur di difendere l’indifendibile. Si è perfino irritato con la stampa concorrente e d’opposizione che, secondo lui, non può permettersi il lusso di criticare le mosse populiste e demagogiche del primo cittadino. E sì, perché il buon Totò è un esperto davvero bravo nella comunicazione e se quello che fa e che dice non si capisce, non è colpa sua che non sa esprimersi, ma è colpa di chi non intende la sua enorme sapienza, per proprio deficit culturale.

Cerchiamo di capire: Miroddi, sindaco e quindi “massima autorità sanitaria del comune” (come lui stesso ci ha ricordato) è dipendente dell’Asp 4 di Enna. Pare che diriga un servizio distrettuale di tutela mentale e come tale è funzionalmente integrato nel sistema dirigenziale dell’Azienda. Quindi è probabile che non gli manchino le necessarie informazioni e soprattutto le relazioni per partecipare nel suo doppio ruolo all’elaborazione del piano aziendale. Chi meglio di lui potrebbe interloquire con il trio famigerato del direttore generale, del direttore amministrativo e del direttore sanitario dell’Asp? E invece salta sulla sedia, sorpreso, della decisione del direttore generale che partorisce uno sgangherato piano aziendale nel quale infligge pesanti tagli a due reparti del nostro ospedale, Chirurgia e Ortopedia. Come, proprio quelli che hanno numeri, professionalità e utenza?

Fonti ben informate riferiscono che, dietro sollecitazione dei medici, Miroddi abbia ottenuto un incontro con la dottoressa Fidelio per chiederle conto (insieme al dott. Cassarà) del vituperato “Atto aziendale” con il quale si profila il ridimensionamento ulteriore del nosocomio piazzese. La manager avrebbe spiegato all’incredulo sindaco, suo dipendente, che per disposizione della Regione bisogna continuare a tagliare la spesa di ben otto milioni di euro e che non c’è niente da fare. È tempo di scelte sanguinose. Inoltre, dicono sempre le indiscrezioni (sicuramente malevole e certamente sconosciute al trombettiere) che la dottoressa Giovanna Fidelio avrebbe accennato all’interesse dell’Asp 4 di salvaguardare al meglio la struttura dell’Umberto I, anche perché in breve volgere di tempo il Chiello sarà sotto il controllo di un’altra Asp, la n. 3, quella di Catania. E infatti, appare logico, dalla angolazione visuale della dottoressa Fidelio, che se c’è da salvaguardare qualcosa, Enna non potrebbe far altro che salvaguardare il proprio patrimonio aziendale, senza curarsi troppo di chi ha già deciso di andar via.

La tragedia è che tutto questo era facilmente prevedibile e che a prevederlo avrebbe dovuto essere proprio Miroddi, che invece, o non lo ha previsto, per deficit neuronale, o se ne è fottuto, per interesse particolare.

In ogni caso, come dice l’ex sindaco Nigrelli, il suo intervento a gamba tesa arriva troppo tardi. La festa copre quindi uno sgomento grave del popolo piazzese. Perfino Salvatore Alfarini, consigliere di opposizione che parla molto bene e talvolta razzola male, ammette che adesso bisogna avere la capacità di concepire un piano razionale e sostenibile per l’ospedale, senza il quale si corre il rischio della sconfitta. Miroddi è un furbacchione e quando è in difficoltà si fa agnello e si nasconde dietro le sottane della signora Rovetto. Sinuhe Curcuraci, che furbo non è, ma spregiudicato sì, gli organizza la pagina Facebook per metterlo a capo di una onda di popolo che minaccia tempesta. Una completa rivoluzione astronomica del sindaco irresponsabile che distrugge e che diventa il sindaco responsabile che difende.

Ormai siamo alla frutta! Miroddi firma l’ordinanza di non potabilità dell’acqua e Mattia il giorno dopo la revoca. Spostano i cassonetti dalla parte bassa di Piazza Garibaldi e li posizionano sotto il Palazzo di Città. I cittadini si accorgono di quanto inopportuna sia la collocazione in quel posto, ma Mattia insiste, devono rimanere! Se la sono presa con il cedro di Piazza Cascino, prima lo hanno alleggerito, massacrandolo e poi hanno deciso di abbatterlo comunque. Non se ne può più!

Palazzo di città cass

A chi dice che oggi la città deve essere unita con il suo sindaco per fare insieme la battaglia dell’ospedale vorremo rispondere che è il sindaco che deve garantire l’agibilità politica per realizzare l’unità. Miroddi è un uomo vendicativo, perfido, irrispettoso del ruolo dell’opposizione, delle parti sociali, ha la tendenza manifesta ad attribuire agli altri le responsabilità sue. La sua visione della storia è carente e limitata, la sua visione della politica, opportunistica e personale. Il coro ciarliero dei suoi amici di merende è addirittura insopportabile e mefistofelico.

Con Miroddi non prenderemo neanche un caffè. Adesso la responsabilità è solo sua: dai guai si tiri fuori da solo se ne ha la capacità, altrimenti sa bene qual è la sua strada.

A Totò Conti, sulla questione della tela di Penelope, infine vorremmo ricordare che accuse generiche non si addicono ad un esperto della comunicazione e che lui, suo malgrado, tanto esperto non deve essere se cade in una debolezza simile. Se ne ha il coraggio e la competenza, dica pure in cosa consisteva questa tela di Penelope, in quali atti concreti si sia realizzata e da quale sindaco sia stata cucita e scucita. Perché, a prescindere dalla sua collocazione politica odierna, se Totò Conti avesse avuto una simile percezione, avrebbe dovuto denunciarla e ha il dovere ora di spiegarla. Noi restiamo a disposizione per un confronto a tutto campo sull’operato dei sindaci da Velardita, a Prestifilippo, a Nigrelli, per la storia; per il presente non faremo sconti né a Totò Conti, né tantomeno a Miroddi.

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