Il sacco di Piazza Garibaldi

Non bastavano due anni di persecuzioni giornaliere ai danni della comunità cittadina, degli esercenti e dei professionisti che operano nel centro antico della Città.

Adesso, per segnare “Ad multos annos” il disastro della Giunta Cammarata, è arrivato il “progetto” di riqualificazione della Piazza Garibaldi e di via Marconi.

Il Sindaco lo ha presentato in anteprima ai sindacati degli esercenti. Si aspettava che gli battessero le mani, che lo acclamassero per le buone idee proposte. Ma loro, i commercianti, erano scettici; salendo le scale della casa comunale, non si aspettavano nulla di buono.

Deve esserci qualche problema interno. Non è presente Epifanio Di Salvo, assessore all’Urbanistica. Qualcuno dice che non lo abbia voluto nemmeno firmare. E aggiunge: «Era assente in Giunta quando lo hanno approvato».

E infatti, un Sindaco nervoso conduce una riunione nervosa. Toglie la parola, butta fuori dalla Sala delle luci una incolpevole cittadina che si era permessa di fargli alcune domande.

Tensione! Il progetto non si può discutere. Tutto è già approvato e, a tempo di record, deve andare in esecuzione.

Perché?

Perché sennò si perdono i soldi!

Stupore nei volti! E allora? O ti mangi sta minestra, o ti butti dalla finestra?

Una anteprima disastrosa, per poco sono mancati gli schiaffi.

La cronaca trionfale dell’evento, garantita dalla prestigiosa testata Startnews, che però non era presente, registra il consenso degli operatori turistici (strano che non ce ne fosse neanche uno, a parte il gestore del ristorante Garibaldi 62, il quale però non ha pronunciato una sola parola). Il giornale di Nicola Lo Iacono ha evidenziato, forse come fatto negativo, il dissenso del solito Presidente di Confcommercio.

Il dissenso lo aveva espresso anche Confesercenti. Più blandamente la Cna, che ha sollecitato il sindaco ad intavolare un confronto.

Startnews o Startfakes?

Ma torniamo nella sala. Qualcuno avanza dei dubbi sulle scelte dei materiali.

Si incarica di rispondere l’architetto Fauzia.

Ascoltiamo un giovane, balbettante professionista, che si inerpica per le vie della storia. «La Piazza Garibaldi non fu progettata a caso, certe linee diagonali servivano a incorniciare la veduta della cupola del Duomo. Ci siamo ispirati a questo».

Non è chiara la correlazione con quanto appare sullo schermo. Della Cattedrale non v’è traccia. Di linee ce ne sono tante: rette, curve, ad angolo retto, ci sono triangoli, cilindri, parallelepipedi, piramidi, cubi, manca solo qualche tronco di cono.

Della sobria eleganza della nostra architettura settecentesca, in questo orribile progetto, non c’è nulla.

I colori! I colori sono un capolavoro. Nelle emergenze domina il marrone; bianche le scalinate; il selciato in arenaria di Aidone è giallo. Qualche ciuffo di verde emerge qua e là. Sullo sfondo si intravede il nero del basolato lavico.

Fra i colori c’è anche il grigio: al centro della piazzetta superiore, un impianto grigio è inserito nel pavimento.

C’è la chicca!  Quando il consenso sembra ormai essere perduto, il Sindaco tira fuori l’asso dalla manica.

Una fontanella animata. Ad orari prestabiliti, improvvisamente, dal suolo si metterà a danzare, spruzzando l’acqua tra i piedi dei signori ed entro le gonne delle signore che passeggeranno in questo labirinto di scalini, rampe, ringhiere, piani inclinati, marciapiedi colorati, panche di legno, di ferro, di marmo, di arenaria, di ossidiana…. In piazza Garibaldi sarà meglio andare con gli stivali.

La fontana!!! Un’altra fontana, stavolta a pavimento, illuminata di mille colori, piccola, inutile, dannosa, bagnante, fredda, senz’acqua, pericolosa, da evitare!

L’architetto è perplesso, vede negli occhi dei suoi interlocutori un franco disgusto. Forse, per salvarsi, passa la parola al co-progettista, l’ingegnere Ciantia. Il quale si alza e dice: «Ha fatto tutto la Soprintendenza». Che tradotto in linguaggio franco significherebbe: “Ci ha imposto i materiali, la forma, la progettazione, l’arredo urbano, le premesse progettuali e la spesa complessiva”.

La Soprintendenza? Scusa banale!

Ma, la Soprintendenza, o progetta o esprime pareri!

Se progetta, il suo progetto deve essere condiviso dalla Città. Se esprime parere, deve limitarsi a dire se il progetto sia conforme alle pianificazioni in vigore. Può proibire l’impianto di elementi dissonanti o irrispettosi di un contesto tutelato. Ma si ferma a questo!

La Soprintendenza non può condizionare così pesantemente le scelte progettuali, salvo che il progettista non decida di smettere di pensare in proprio e si faccia suggerire il pensiero dai colleghi blasonati dell’Ente di tutela.

Allora, la Soprintendenza è solo una scusa. Come sono una scusa i soldi che si perderebbero. È un finanziamento del 2013, deve essere rendicontato entro il 31 dicembre.

Ma diciamoci la verità! E se le somme fossero impegnate per un progetto che sta subendo purtroppo dei ritardi, in un momento come quello che stiamo vivendo, il Presidente della Regione Nello Musumeci, per 320 mila euro farebbe un così grave torto al suo nipotino sindaco? No, non è credibile.

Ma allora perché?

Perché Cammarata vuole sfidare i suoi elettori? Perché si sente così sicuro nel manomettere pesantemente la Piazza Garibaldi, senza aver prima accertato i volumi del traffico di attraversamento, i cittadini che si recano ogni giorno nei bar, gli avventori dei negozi di alimentari, delle tabaccherie, dei ristoranti, dei negozi. Quanti cittadini si recano negli studi medici, nelle farmacie, al Comune, in banca. Perché un progetto di riqualificazione non tiene conto della viabilità, della mobilità pubblica, delle aree di sosta, della sicurezza degli attraversamenti veicolari e pedonali.

Non solo, non c’è un progetto che abbia valutato queste cose, ma bisogna leggere i pareri allegati alla delibera. Quello del Comandante della Polizia Municipale, è un atto amministrativo vuoto.

Perché Cammarata abbia voluto affrontare questo sconquasso è davvero incomprensibile! Vendette politiche, superficialità, calcolo? Non si capisce. E’ davvero un compendio di misteri.

Confcommercio è risoluta: «È possibile trattare sul progetto?».

Il Sindaco esita. L’assessore Ettore Messina si slancia in un confuso attacco: parla di ostruzionismo politico. Il Sindaco lo prega di andarsene. Ormai il clima è diventato incandescente. Gridano tutti da ogni angolo della sala. Non si capisce più niente: è il fallimento.

Sulle scale la mesta discesa è costellata di rimbrotti: «E dire che l’avevamo votato!». Qualcuno finalmente si pente di aver dato credito a quattro ragazzini viziati.


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