Il grande inganno

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Si gira per fiere del turismo, ma si gira a vuoto.

 

Negli anni Settanta i turisti che venivano a visitare la Villa Romana del Casale non di rado si recavano in Città per vedere il centro storico. Allora, in Piazza Garibaldi stavano, in attesa di un lavoro a chiamata, quelli che erano definiti i “lapisti”. Quando qualcuno dall’abbigliamento un po’ particolare e spesso in lingua straniera chiedeva un’informazione, facevano a gara per essere gentili dando il ragguaglio richiesto magari usando un italiano improprio. Quando i turisti mostravano di non capire, pensando che non avessero sentito, alzavano la voce e, gridando, ripetevano le informazioni suscitando qualche sconcerto nei poveri malcapitati. Una questione di sintonia linguistica, non di acutezza acustica.

Anche oggi succede la stessa cosa! Ma non tanto in piazza Garibaldi, quanto nella comunicazione pubblica intorno alle questioni del turismo.

Piazza Armerina è immersa nel suo disastro amministrativo, le strade dissestate, la spazzatura sui marciapiedi di giorno, la notte pende dai balconi. Uno spettacolo di inciviltà.

Piazza, città importante in Sicilia, si è ridotta così.

Chi viene a visitare la Villa Romana del Casale non sale quasi più in città; i visitatori vengono “sequestrati “ da spregiudicati manager turistici e condotti presso i centri commerciali o peggio per noi, in città accoglienti come sono quelle del Val di Noto. Equivoci voluti nella comunicazione turistica hanno generato questo fenomeno.

Pubblicità ingannevole! Un messaggio che esalta qualità che il prodotto non possiede, ingannando il consumatore. Ecco cosa sta succedendo a Piazza Armerina!

Se provate a fare una ricerca su Google, scoprirete che l’Unesco ha postato un sito:

 

http://www.unesco.it/it/PatrimonioMondiale/Detail/137

Le “Città tardo barocche del Val di Noto (Sud est Sicilia) ”.

Il sito è dedicato a otto città che sono state riconosciute Patrimonio dell’umanità nel 2002. Le città che appartengono al comprensorio riconosciuto dall’Unesco sono: Caltagirone, Militello Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli.

Fu il terremoto del Val di Noto nel 1693 l’artefice di una mirabile trasformazione urbana. Per effetto di quel terremoto i centri urbani del Vallo furono ridotti in macerie. La successiva ricostruzione, operata dopo il sisma nei primi decenni del XVIII secolo, determinò una straordinaria fioritura dello stile Tardo Barocco, che ancora oggi caratterizza i centri storici di quelle otto città. Pur avendo una considerevole offerta di stile barocco, la città di Piazza Armerina non è stata inserita in quell’insieme, di cui gli otto centri storici hanno oggettivamente connotati comuni tra loro.

Il grande inganno

 

Ma Piazza ha anch’essa qualcosa da fare con l’Unesco. La nostra Villa Romana del Casale è stata riconosciuta Patrimonio mondiale dell’Umanità nel 1997. Il suo valore è del tutto diverso, è unico, appartiene a un’epoca più antica, costituisce un’esperienza intensa e irrinunciabile per chi voglia davvero conoscere la Sicilia.

Non sappiamo a chi sia venuto in mente per primo di legare la Villa Romana del Casale alle otto città del Barocco: non è certo un favore per Piazza Armerina.

Lo è semmai per il Val di Noto.

 

L’operazione è ovvia: uno stratagemma d’ingegneria comunicazionale propone la visita delle città del Barocco ai visitatori della Villa Romana del Casale e non il contrario.

Se per la Villa del Casale questo può avere un minimo effetto di promozione, il centro storico di Piazza Armerina è relegato a un ruolo davvero marginale, anzi certamente nullo.

 

Nessun visitatore o turista verrà in città per visitare ciò che non c’è, a partire dal museo archeologico.

Chiunque abbia contribuito a creare questo grande inganno ha delle responsabilità irreparabili.

Le città del val di Noto, attrezzate, pulite e ospitali hanno avuto la “furbizia” di intercettare il flusso turistico della Villa Romana del Casale. E prima di loro lo aveva già fatto l’Outlet Village, sempre e comunque a discapito della città di Piazza Armerina.

Molti operatori turistici, che vivono da sempre con i turisti che arrivano alla Villa Romana del Casale, non hanno cognizione di come si promuova il turismo per la città. Hanno una visione della realtà distorta: grassa, facile, ma purtroppo relegata in contrada Casale.

La regia complessiva della promozione di Piazza Armerina in questi mesi soffre terribilmente di una componente ansiosa. Come se bisognasse fare in fretta, perché tutto d’un tratto potrebbe precipitare. E allora giù, a programmare missioni in giro per il mondo, nei più importanti mercati turistici dell’Universo. Una follia di contatti e convenzioni con gli altri comuni che hanno qualcosa da condividere. Per adesso i temi sono soltanto tre: le Crociere, il Palio e il Barocco. Presto se ne aggiungeranno altri: i castelli, il cavallo, la ricotta, l’arancino, la pasta di mandorla, il carciofo, la salsiccia, la birra, le costolette di maiale, ecc. ecc.

Noi andiamo a questi appuntamenti per giocare, per essere presenti. Portiamo il nostro gioiello al dito (La Villa Romana) gli altri fanno affari e noi guardiamo. Qualcuno dei nostri riesce forse a infilare qualche affaruccio di piccolo cabotaggio a titolo privato. Niente di più.

Purtroppo questa è la storia più recente della politica di rilancio turistico di Piazza Armerina. Che ha abbandonato un disegno vero di assestamento interno, iniziato con i grandi restauri del Palazzo Trigona e della Villa Romana del Casale e che traguardava il recupero delle chiese e dei palazzi, il potenziamento del Sistema museale, la cura e la valorizzazione delle aree naturali attrezzate, la messe in rete dell’intero sistema di ricettività alberghiera. Per non dire del decoro cittadino: pulizia, centro storico, parcheggi, mobilità, servizi informativi. Maggiore cura è necessaria per i pubblici esercizi, bar, gelaterie, ristoranti, alberghi e commercio. Anche l’intrattenimento deve rispondere alle esigenze di una città turistica con un calendario di manifestazioni ricorrenti. Senza aver ottenuto risultati nella programmazione e nell’organizzazione della città, ogni partecipazione alle fiere internazionali è solo vana perdita di tempo e di risorse.

L’affermazione turistica si realizza col concorso degli operatori e col consenso dell’intera città, non contro tutti e infliggendo pesanti penalizzazioni a residenti, commercianti e artigiani, che suscitano solo odio e distacco.

Ecco perché il fallimento dell’amministrazione attuale è avvertito in maniera diffusa tra i cittadini e l’entusiasmo dei primi giorni si è già spento, mentre si fa strada l’opinione che furberie e spregiudicatezza degli amministratori producano solo danno a una comunità che, invece di rifiorire, va soffocando di giorno in giorno.

Totò Trumino


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