Il disastro del Carmine

Miroddi

L’inconsapevole Miroddi

Crolla la piazza del Carmine. Poteva essere una tragedia. Ma la vera tragedia è l’inconsapevolezza di chi ci amministra.

Un ragazzo posteggia la sua automobile sulla piazzetta del Carmine, si avvia verso casa e alle sue spalle sente un forte rumore. Si gira e vede la sua macchina precipitare nel costone sottostante. E’ salvo per miracolo!

Una giornata di pioggia forte e intermittente ha posto fine ad una sequenza di fenomeni: piccole voragini, fenditure, mattoni sconnessi, che da oltre un anno si erano evidenziati ed erano sati regolarmente segnalati agli amministratori comunali senza ottenere alcuna attenzione.

E’ Aldo Arena, del Comitato di quartiere Casalotto a raccontarlo: «Non siamo stati tenuti in nessuna considerazione – dice con la faccia pallida un po’ per lo scoramento, un po’ per la rabbia – l’assessore ai lavori pubblici Mattia mi ha risposto che di segnalazioni come queste ne ha a centinaia. Una buona ragione per chiuderle dentro un cassetto e non far niente».

E la piccola folla radunata a mezzanotte sul luogo del disastro sfrena l’immaginazione: se fosse uscito San Filippo i danni sarebbero stati ben più gravi. In attesa dei fuochi d’artificio, ogni anno in quella piazzetta s’affollavano centinaia di cittadini per assistere allo spettacolo pirotecnico. Quei cittadini sarebbero stati travolti dal crollo! Ci sono andate di mezzo solo due automobili parcheggiate. Non ci sono vittime, nel garage che ha contenuto la terra di riporto della sistemazione della piazza che risale ad una trentina di anni addietro pare ci fossero solo altre automobili. All’ora del crollo, circa le ventitre del 17 maggio 2015, nel garage non c’era nessuno.

Alla luce del giorno si vedono i difetti di quell’antico lavoro. Materiali di scarsa qualità, il muro ciclopico si è sgretolato sotto il peso della terra e dell’acqua. Per fortuna le case vicine non hanno subito danni.  La Protezione civile e i Vigili del Fuoco lavorano per documentare e studiare le cause del crollo. I politici presenti sembrano partecipare ad una festa: sorridono, stringono mani come se non sentissero il peso della loro responsabilità di aver omesso gli opportuni controlli. Si sentono forti perché, per questa volta, non c’è scappato il morto.

Ma la gente non la pensa così! E’ troppo forte il degrado della città sotto gli occhi di tutti. Questa volta non ci sarà perdono. Tutti si sentono meno sicuri, cominciano a capire che dalla frivolezza dei loro amministratori possono venire solo danni seri.

Tra le prime reazioni quella veemente del responsabile dell’Ncd Area Popolare, Gianluca Speranza, che si toglie più di un sassolino dalle scarpe: « Una città devastata, piena di buche e spazzatura, che crolla sotto i colpi di una amministrazione comunale inetta e inadeguata. E’ questo il crepuscolo di Piazza Armerina, la punizione meritata per chi aveva confidato nelle promesse smaccate e bugiarde- dice Gianluca Speranza –  I nostri figli avrebbero potuto essere là, nella domenica dedicata a San Filippo, in quella piazzetta dove ogni giorno giocano i bambini. Ma davvero dobbiamo continuare a confidare nel miracolo del Cielo che ci guardi dalle conseguenze nefaste dei nostri errori di valutazione?».

E poi una stoccata diretta da chi vive la difficoltà di rapporto tra i Comitati di quartiere, il sindaco e la sua amministrazione: «Siamo vicini al Comitato di Quartiere Casalotto, ad Aldo Arena, che da un anno segnalava inascoltato il precipitare degli eventi – continua nella sua nota Gianluca Speranza – chiediamo con forza l’apertura di un’indagine che accerti le responsabilità, le omissioni, la trascuratezza degli organi comunali, dall’Ufficio tecnico alla Polizia municipale. Tutti avvertiti e tutti inerti. Ma il carico maggiore è su un sindaco evanescente ed irresponsabile, sull’assessore Mattia incompetente e leggero. La responsabilità è anche dei consiglieri comunali che garantiscono la maggioranza a questa armata Brancaleone che sta distruggendo giorno dopo giorno la nostra città».

Adesso ce n’è per tutti anche per la politica senza politica, per un consiglio comunale dove si vive alla giornata e si scambiano piatti di lenticchie per un voto:  «Mentre si chiudono la Casa di riposo, si ferma il reddito minimo, i servizi comunali vengono privatizzati o sono soppressi – dice accorato l’esponente dell’Ncd –  mentre si alzano tutte le tasse e chiudono a decine i negozi e le attività produttive, mentre non ci sono speranze per i disoccupati e per gli anziani, mentre i giovani non sanno più che pesci prendere, questi signori spendono migliaia di euro in feste e festini, fiere e mercatini, sfilate e balletti, in città e fuori!».

Così vive Piazza Armerina questa nuova calamità. Qualche fiancheggiatore già pensa a una raccolta di fondi per ricostruire il muro; qualcuno sta già progettando una nuova festa per far dimenticare ai piazzesi questa ennesima ferita. Le strade restano piene di buche e spazzatura, non c’è lavoro e manca ogni prospettiva, carnevale è ancora lontano, ma si può impazzire per un giorno anche a ferragosto. E allora se farina non ce n’è, se la forca non si può usare, resterà almeno la festa per non far pensare al popolo la sciagura nella quale è piombato.


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