Il caffè amaro di Orazio Bonina

Regalbuto: il Questore decreta la chiusura del Bar Vittorio Veneto, ma il Sindaco Francesco Bivona non ci sta!

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Dovrà stare chiuso sette giorni, nella settimana di Pasqua, il Bar di Orazio Bonina, in Piazza Vittorio Veneto a Regalbuto. Un decreto, firmato dal Questore di Enna, adottato su proposta del Comando dei Carabinieri di Nicosia ferma i battenti del “Bar pasticceria Vittorio Veneto”, in pieno centro, una elegante piazza del piccolo centro dell’Ennese; un laboratorio artigianale di pasticceria e gelateria che meriterebbe migliori fortune.

Se Bonina fosse in una grande città, le sue torte, i suoi dolci, i suoi gelati, sarebbero citati nelle guide. Entrare in quel bar è una sinfonia di odori e di colori.

I Bonina, lo conducono da decenni; è piccolo, non ha tavoli, tranne d’estate quando all’esterno è montato un dehors nel quale, al gusto dei gelati, gli avventori possono unire il godimento di un ambiente cittadino delizioso.

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Da qualche tempo i Carabinieri avevano messo sotto la loro attenzione il “Bar Vittorio Veneto”; lo hanno fatto in seguito ad una lite avvenuta tra due persone, di cui uno era dentro il bar per consumare qualcosa. I due sono stati divisi, come sempre avviene in questi casi e il titolare ha avvertito i Carabinieri della locale Stazione, mettendo a disposizione anche i filmati delle telecamere interne. I Carabinieri hanno incredibilmente negato questa circostanza.

A distanza di mesi, d’estate, si è verificato un altro episodio. Fuori dal bar (che come è stato detto prima si trova in una piazza particolarmente frequentata della città) tra due giovani scapestrati è scoppiata una lite. Sono stati immediatamente avvertiti i Carabinieri, che sono arrivati quando l’alterco era già terminato e i due giovani si erano allontanati. Dunque niente a che fare col bar Bonina. Ecco i due gravi episodi che hanno fatto definire il Caffè Vittorio Veneto un «abituale ritrovo di persone pregiudicate e pericolose».

La reazione a Regalbuto è stata unanime, chi conosce Orazio Bonina non ha dubbi, fra gli altri a mettere la propria faccia, contestando il provvedimento della pubblica autorità c’è il Sindaco di Regalbuto, Francesco Bivona, preoccupato della svolta che sta prendendo la vicenda e delle implicazioni che riguardano la stessa comunità che lui amministra: «Sono profondamente amareggiato da ciò che è accaduto negli ultimi mesi a diversi esercizi commerciali della nostra comunità – scrive il Sindaco Bivona –  pur restando fermamente fiducioso nel lavoro delle forze dell’ordine, che ogni giorno lavorano per garantire la tutela, l’ordine e la sicurezza.

«Resta il fatto che alcuni provvedimenti, – scrive ancora il Sindaco di Regalbuto – previsti da una normativa tutta da rivedere, finiscono per ledere la sensibilità e il lavoro di onesti commercianti, poiché spesso, nelle nostre piccole comunità, tutto finisce per ricadere contro l’esercizio stesso. Ma più di tutto sono profondamente sdegnato da come certa stampa possa impunemente titolare a danno di una comunità intera e del singolo esercente, in nome di una libertà di informazione. Avrei preferito che si sottolineassero i risultati giornalieri delle attività delle forze dell’ordine e non altro. Regalbuto non è la città della malavita, né esiste un luogo di “ritrovo di persone pericolose” né soprattutto un “elevato allarme sociale”. Dissento profondamente – conclude Francesco Bivona – profondamente e pubblicamente».

Non è ininfluente nella vicenda, che non si fermerà a livello della ristretta comunità provinciale, il ruolo che Orazio Bonina esercita da anni nella sua città, quello di presidente della Delegazione comunale di Confcommercio: un ruolo di rappresentanza sindacale che gli è valso il rispetto e la stima di tanti colleghi e dell’intera dirigenza del sindacato datoriale ennese. Il presidente provinciale di Confcommercio, Maurizio Prestifilippo, ha chiesto ripetutamente di essere ricevuto dal Questore di Enna. La segreteria del Questore era perfino in imbarazzo nel dover comunicare il diniego del massimo rappresentante della Polizia a ricevere il presidente provinciale di Confcommercio. A parte le scuse di generici impegni, era evidente che il Questore non lo volesse incontrare, interrompendo così una ultradecennale consuetudine di collaborazione e di reciproco rispetto.

Su Facebook la comunità regalbutese si è schierata a difesa della famiglia Bonina, neanche un commento sfavorevole o di dubbio. Alcuni esercenti e tanti cittadini, sollevano invece dubbi sulla opportunità di un provvedimento punitivo, che sembra voler suggerire ai titolari di pubblici esercizi di dover intervenire in prima persona negando la somministrazione a persone di dubbia reputazione e chiedendo loro di non entrare nei bar. Ciò sarebbe impossibile, deleterio, pericoloso! Chi è in stato di libertà può entrare in qualunque esercizio pubblico, per consumare un caffè, e non sono gli esercenti che possono intervenire negando loro la consumazione.

Da questo a ritenere un bar come “abituale ritrovo di persone pregiudicate e pericolose” c’è un abisso. In particolare è impossibile crederlo per il bar di Orazio Bonina, che è in pieno centro e in cui non ci sono né tavoli, né spazi per soggiornare. Se persone pericolose vogliono incontrarsi, il bar Bonina è il posto meno consigliabile, è talmente centrale e frequentato, che lì tutti vedrebbero i pregiudicati incontrarsi, proprio a partire dai Carabinieri, che dovrebbero tenerli sotto controllo.

Quanto al caso Regalbuto, è proprio nella preoccupazione del Sindaco, per la svolta autoritaria generata dall’azione dei Carabinieri e della Questura, e per gli effetti che ne scaturiscono, la chiave della reazione comune dei cittadini al provvedimento. Infatti i Carabinieri di Nicosia, al termine della proposta di chiusura, affermano che il provvedimento è adottato per tutelare i commercianti onesti. Ma come, per tutelare i commercianti onesti si chiudono le loro attività? Invece di limitare la libertà di movimento dei malfattori si rovina la reputazione di gente buona, corretta e laboriosa? Invece di difendere e tutelare le buone attività, costruite col lavoro di ogni giorno, si mette a repentaglio l’attività del rappresentante sindacale degli esercenti? E lo si fa proprio nella settimana di Pasqua, periodo di lavoro intenso per una pasticceria?

Ecco perché quello di Regalbuto non può restare un caso taciuto di uso improprio di una legge autoritaria, adottata durante il periodo fascista, che attribuisce agli organi di polizia un potere immenso, senza contrappesi, utili a garanzia degli intimati e che pregiudica invece la fiducia che tutti dobbiamo avere nell’azione integerrima dei difensori dell’ordine pubblico.

Proprio dopo il verificarsi di questa scomoda vicenda, una ulteriore riflessione va formulata a beneficio della giornalista di Nicosia, Giulia Martorana e dei colleghi di Vivienna. Un minimo di approfondimento e di ragionamento aiuterebbe meglio i giornalisti a servire l’opinione pubblica. Talvolta gli sterili comunicati stampa, diramati trionfalmente dagli uffici inquirenti, vanno dritto all’obbiettivo dei loro estensori che è ben lontano da quello che si legge invece nelle righe della velina. In questo comunicato stampa, nella parte finale, si legge: «L’emissione di tale provvedimento rappresenta, non solo una garanzia di sicurezza per i cittadini, ma anche una tutela nei confronti degli stessi commercianti». E’ evidente che nel caso in questione si tratti di una autentica ipocrisia. Il provvedimento di chiusura di un bar, come quello di Orazio Bonina, desta solo sconcerto nell’opinione pubblica di Regalbuto e invece viene percepito, da chi non è del luogo e non conosce fatti e persone, come un intervento teso a impedire l’attività di chi ospiti correntemente la malavita e le offra una piena complicità. E questo, a ben vedere, è totalmente lontano dalla verità dei fatti.

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