Giovanni Scollo: lieto fine, sì………. ma un po’ amaro!

Gianni Scollo ha finalmente avuto giustizia! Assolto!

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Il caso scoppiò come un fulmine. Tutta la stampa del mondo riprese la ghiotta notizia del Preside che pagava, con i soldi della scuola, viaggi a luci rosse all’estero.

I giornali, adesso, in poche righe, in un trafiletto, hanno dato la notizia. Le televisioni no, i servizi infamanti sono stati archiviati, il dovere di cronaca non esiste.

I giornalisti vivono senza aver tempo per pensare . Hanno già dimenticato quella storia, più bella di un Giallo Mondadori, più gustosa di un thriller in Cinemascope, più colorata di un tramonto. Ma dimenticheranno presto, i giornalisti, che hanno rovinato la vita di un uomo, hanno distrutto la sua carriera di dirigente della Scuola italiana, hanno messo a dura prova la sua famiglia e compromesso rispettabilità e onore: lo hanno isolato per anni dalla Società.

La sentenza è una assoluzione completa, come era facile prevedere, per chi avesse conosciuto i due protagonisti della vicenda. Il Preside, innamorato della sua scuola, vicino ai giovani, moderno, autorevole e comprensivo, come lo abbiamo conosciuto per anni. E l’altro: il direttore amministrativo, un lupo, un furbastro, pericoloso e violento, con una fedina penale da Guinness dei primati.

Sono passati nove anni, da quando esplose il caso, riportato da tutti i giornali del mondo. Ancora una volta, come tante altre volte, il processo mediatico si è svolto prima del processo giudiziario, gli indizi sono stati considerati veri, senza prove: subito in prima pagina, con una condanna morale che ha gettato i protagonisti nello scandalo, nella perdizione, nella vergogna.

Dovremo continuare a interrogarci su questo terribile vizio dell’informazione di non ascoltare tutte le parti, di cedere al sensazionalismo mediatico senza farsi domande, senza approfondire.

Ma torniamo indietro a quell’inizio di settembre del 2011. La tarda estate era ancora calda. Sotto gli ombrelloni delle spiagge siciliane, i giornali riportavano la notizia. La foto del Preside campeggiava sotto i titoli: «Il Preside pagava viaggi di piacere in Romania con la carta di credito della scuola».

La storia era piena di colpi di scena: un giallo fatto di minacce, di tentati omicidi, di un suicidio simulato con un incidente d’auto grave. E poi il fascicolo trovato nell’automobile, l’elenco delle ruberie. La contabilità degli ammanchi. I computer della scuola manomessi.

Eppure era il Preside che per primo aveva denunciato alla Procura della Repubblica, che aveva chiesto una verifica, che aveva accertato le manomissioni del direttore amministrativo, che aveva allertato i revisori dei conti.

Tutto il resto era venuto dopo. Un lucido, intrigante, piano per sviare le indagini, la costruzione di un autentico romanzo a tinte forti, partorito da una mente malata, da un uomo di spregiudicatezza fuori dal normale, attorno al quale, però, si è creato un velo di incredibile protezione.

Sarà che agli inquirenti piaceva di più la storia del preside che ruba, sarà che il direttore amministrativo gli stava più simpatico. Certo, l’errore era evidente, se chi conosceva entrambi i protagonisti non ebbe dubbi sull’estraneità del Preside e sulla colpevolezza del direttore amministrativo.

Adesso un Tribunale ha ristabilito la verità. Talvolta la Giustizia trionfa. Ma rimangono molte ombre da illuminare in questa oscura vicenda. Ancora oggi c’è da chiedersi perché, dei due protagonisti, fu diramata la foto segnaletica di uno soltanto, del Preside, poi rivelatosi innocente.

Perché non si tenne conto che il Preside aveva segnalato le irregolarità e informato le autorità superiori e giudiziarie, quando ancora il quadro degli ammanchi non era stato definito nella sua interezza.

Perché non si tenne conto dei certificati giudiziari dei due protagonisti, la cui lettura avrebbe fornito agli inquirenti una pista su chi fosse il probabile colpevole e chi no?

Perché  fu tanto difficile capire se le spese di quei viaggi fossero scaricate su una carta di credito personale o su quella della scuola. E chi, dei due indagati, avesse la disponibilità della carta di credito della scuola.

Resta il dubbio della leggerezza con cui furono diramati quei comunicati stampa che non lasciavano dubbi, condannando il Preside Scollo alla gogna mediatica, ancor prima dello svolgimento di approfondite indagini.

Una Giustizia illuminata, alla fine, ha scritto una pagina di chiarezza, ha ristabilito una verità, che però lascia senza risposta a questi e ad altri interrogativi. E’ dunque una vicenda che non ha soltanto valore per la storia personale dei due protagonisti, ma che lascia un’ombra pesante sull’assetto moderno della Società dell’informazione globale.

Resta una profonda amarezza sul futuro, nostro e dei nostri figli. Ci preoccupa questa consuetudine alla semplificazione, al cinismo bieco degli organi d’informazione; ci inquieta la lentezza delle indagini e il disinteresse per la verità.

Ne viene fuori una severa lezione per tutti: sul valore della vita, sulla necessità della prudenza, sullo scrupolo necessario nell’adempimento del proprio lavoro, sull’estrema delicatezza dell’informazione.

Una lezione che speriamo serva almeno a qualcosa!

Maurizio Prestifilippo

 

Così nell’immediatezza dei fatti:

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