La fiera dell’indecenza

Per fortuna ci siamo risvegliati dall’incubo dell’ultima fiera di maggio. Dal 27 al 29 maggio Piazza Armerina è stata cinta d’assedio da centinaia di ambulanti che hanno invaso strade e traverse dell’area centrale della città mandando in tilt il traffico e provocando indicibili disagi ai residenti.  Senza alcuna logicità progettuale, senza tenere in alcun conto delle esigenze dei cittadini residenti in quell’area, senza garantire una via di accesso o di fuga in caso di emergenza e senza alcuna preoccupazione per le condizioni igienico-sanitarie, l’amministrazione comunale ha concesso autorizzazioni a iosa, creando un caos senza precedenti e stoccando una mortale bastonata ai commercianti su area fissa. Sono sciocchezze le affermazioni secondo le quali la fiera al centro delle città, e di proporzioni così esagerate, porta benessere economico alla comunità, perché il 90% degli operatori commerciali che la compongono provengono da fuori e, al termine della fiera, porteranno i nostri soldi nelle loro comunità, lasciando a noi appena qualche spicciolo speso nei bar e nelle pizzerie. Per non parlare dei nauseanti postumi della fiera: i poveri netturbini sono costretti a raccogliere per ore ogni porcheria lasciata sul campo di battaglia, compresi sacchetti e contenitori vari pieni di escrementi. Un’indecenza! Ancora oggi, a dopo tre giorni dal termine della fiera, fa bella mostra si sé una bottiglia sapientemente riempita di pipì e abbandonata nel centro della via dei Mille, una traversa di viale Generale Muscarà. Tra lo schifo dei residenti e la comprensibile indifferenza dei netturbini, quella bottiglia giace lì da giorni, quale simbolo della cafoneria, della disorganizzazione e dell’indecenza a cui un sindaco populista ma inconcludente ha costretto la sua cittadinanza. Come si può organizzare una manifestazione di queste proporzioni e di questa durata senza mettere in conto che gli operatori commerciali impegnati nella tre giorni della fiera dovevano pure espletare le loro funzioni fisiologiche? O forse il nostro buon sindaco pensava che a fungere da latrina sarebbero bastati i bar e i negozi che insistono nella zona della fiera? Una gestione dilettantistica che mortifica la dignità di un’intera città e che radica sempre più la convinzione che la cosa pubblica sia in questo momento nelle sprovvedute mani di un manipolo di incoscienti e dilettanti. Nulla in contrario alla realizzazione delle fiere e del mercato settimanale al centro di Piazza Armerina, ma occorre obbligatoriamente razionalizzare, creare adeguate infrastrutture, assecondare e rispettare le esigenze di tutti i cittadini, primi tra tutti quelli residenti nell’area delle fiere che non possono essere costretti ad un assedio costante, rumoroso e asfissiante che impedisce loro di svolgere le loro normali attività quotidiane in quei tre giorni di fiera. Eppure il sindaco sembra non essersi accorto di nulla, impegnato com’è ad auto incensarsi per la bella riuscita della fiera, felice di aver contribuito a far rimettere in moto l’economia di Piazza Armerina. Evidentemente è troppo pieno di sé per ascoltare le lamentele dei suoi cittadini, per rendersi conto di quanto arrabbiati essi siano per questo schiaffo inferto ai loro diritti di residenti e di quanto danno abbia provocato…

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Per fortuna ci siamo risvegliati dall’incubo dell’ultima fiera di maggio. Dal 27 al 29 maggio Piazza Armerina è stata cinta d’assedio da centinaia di ambulanti che hanno invaso strade e traverse dell’area centrale della città mandando in tilt il traffico e provocando indicibili disagi ai residenti.  Senza alcuna logicità progettuale, senza tenere in alcun conto delle esigenze dei cittadini residenti in quell’area, senza garantire una via di accesso o di fuga in caso di emergenza e senza alcuna preoccupazione per le condizioni igienico-sanitarie, l’amministrazione comunale ha concesso autorizzazioni a iosa, creando un caos senza precedenti e stoccando una mortale bastonata ai commercianti su area fissa. Sono sciocchezze le affermazioni secondo le quali la fiera al centro delle città, e di proporzioni così esagerate, porta benessere economico alla comunità, perché il 90% degli operatori commerciali che la compongono provengono da fuori e, al termine della fiera, porteranno i nostri soldi nelle loro comunità, lasciando a noi appena qualche spicciolo speso nei bar e nelle pizzerie. Per non parlare dei nauseanti postumi della fiera: i poveri netturbini sono costretti a raccogliere per ore ogni porcheria lasciata sul campo di battaglia, compresi sacchetti e contenitori vari pieni di escrementi. Un’indecenza! Ancora oggi, a dopo tre giorni dal termine della fiera, fa bella mostra si sé una bottiglia sapientemente riempita di pipì e abbandonata nel centro della via dei Mille, una traversa di viale Generale Muscarà. Tra lo schifo dei residenti e la comprensibile indifferenza dei netturbini, quella bottiglia giace lì da giorni, quale simbolo della cafoneria, della disorganizzazione e dell’indecenza a cui un sindaco populista ma inconcludente ha costretto la sua cittadinanza. Come si può organizzare una manifestazione di queste proporzioni e di questa durata senza mettere in conto che gli operatori commerciali impegnati nella tre giorni della fiera dovevano pure espletare le loro funzioni fisiologiche? O forse il nostro buon sindaco pensava che a fungere da latrina sarebbero bastati i bar e i negozi che insistono nella zona della fiera? Una gestione dilettantistica che mortifica la dignità di un’intera città e che radica sempre più la convinzione che la cosa pubblica sia in questo momento nelle sprovvedute mani di un manipolo di incoscienti e dilettanti. Nulla in contrario alla realizzazione delle fiere e del mercato settimanale al centro di Piazza Armerina, ma occorre obbligatoriamente razionalizzare, creare adeguate infrastrutture, assecondare e rispettare le esigenze di tutti i cittadini, primi tra tutti quelli residenti nell’area delle fiere che non possono essere costretti ad un assedio costante, rumoroso e asfissiante che impedisce loro di svolgere le loro normali attività quotidiane in quei tre giorni di fiera. Eppure il sindaco sembra non essersi accorto di nulla, impegnato com’è ad auto incensarsi per la bella riuscita della fiera, felice di aver contribuito a far rimettere in moto l’economia di Piazza Armerina. Evidentemente è troppo pieno di sé per ascoltare le lamentele dei suoi cittadini, per rendersi conto di quanto arrabbiati essi siano per questo schiaffo inferto ai loro diritti di residenti e di quanto danno abbia provocato ai negozi questa tre giorni caratterizzata da un numero spropositato di ambulanti forestieri. Questo è stato solo l’ultimo episodio di una lunga serie di iniziative perlomeno discutibili a cui questa amministrazione ci sta sottoponendo. Fa male vedere in quale stato si stia riducendo la nostra amata Piazza Armerina guidata alla cieca da una squadra di preoccupanti dilettanti priva di ogni forma di programmazione e di idea di sviluppo. Come diceva il mitico Edoardo De Filippo: «Adda passà a nottata!»

Mauro Farina


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