Elogio del grido

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Gli animali gridano solo per amore; gli uomini no!

Gli uomini (la razza umana) gridano sempre. La loro vita sociale è connotata dal grido. Le donne gridano più degli uomini: gridano per paura, per rabbia, per gelosia, per educare i figli. E non si stupisce nessuno. Le nostre donne gridavano, un tempo, per piangere un morto: «Carù, rriva gent, doi vosg o vent, e fasciomn sent».

I muezzin dall’alto dei Minareti gridano per avvertire che è l’ora di pregare.

Anche i manifesti gridano dai muri: basta usare il grassetto, il tutto maiuscolo.

Gli uomini gridano per lavoro. Prima del Giornale radio, c’era il banditore. Un buon uomo, dotato di voce robusta, girava per quartieri e per contrade e cosa faceva? Gridava!

Spesso il grido era accompagnato dal tamburo o da squilli di tromba e poi: «Sintiti, sintiti, sintiti!».

Ma il grido poteva essere anche la diffusione di una notizia “coram populi”: «Hanno ammazzato compare Turiddu! Hiiii!».

Del tutto normale nel campo del commercio, dove il grido, sostantivo maschile singolare, prende curiosamente la forma femminile e plurale di “le grida”. Le grida sono quelle degli esercenti che propagandano le loro merci. Al mercato è tutto un fiorire di grida.

Quelli della mia generazione non fanno fatica a ricordare un tal signore che, con voce tenorile, faceva risuonare per le vie del Monte, dei Canali, della Castellina e del Casalotto il suo mitico grido tronco ed efficace: «A cigò!».

O un altro uomo, dal viso camuso, e dalla giacchettina a quadretti sempre uguale, tutto imbardato di fascette legate alla cintura, che girava per le vie principali di Piazza gridando a voce di testa: «A rcutée!!».

Liberatorio poi il grido, negli anni Sessanta, delle teen-ager all’apparire dei Beetles. Un fenomeno sul quale hanno indagato per anni sociologi e psicologi, senza arrivare mai ad alcuna conclusione.

Certo il grido ha sempre dato fastidio al potere: «Giuseppe Garibaldi arrivò a Piazza Armerina, al grido di: «O Roma, o morte». E lo gridò proprio nella piazza Maggiore, che infedeli amministratori ex borbonici, presi dalla fiamma dell’unitarismo nazionale, rinominarono poi dedicandola proprio all’Eroe dei due Mondi, che combatteva e gridava, per Compiere il Nazional riscatto!

A Garibaldi hanno messo una lapide in Piazza, a Prestifilippo vogliono fare un TSO.

Lo capì bene che il grido garibaldino avrebbe fatto breccia, quel Salvatore Maniscalco, capo della Polizia borbonica, il quale scrisse al Re, mostrandogli tutta la sua devozione, ma avvertendolo che, senza la mano forte dell’esercito, la rivoluzione sarebbe stata inevitabile.

Adesso a Piazza abbiamo un cugino di quell’ineffabile funzionario a centosettanta anni di distanza.

Tuttavia, come il primo, anche il secondo dovrà emigrare ad Avignone. Questione di tempo.

Ecco cos’è il grido. Vocalizio che libera, che innesca, che dà fastidio. Il grido rivendica e fa vendetta, il grido richiama l’attenzione, genera consenso o dilata il dissenso. Il grido è attivo, non amplificato, naturale, buono, giusto e doveroso di fronte all’arroganza del potere, di fronte all’errore ripetuto, censura intelligente dell’abominio dell’oppressione, degli interessi loschi.

E’ contrapposizione coraggiosa alle ritorsioni politiche, espressione di biasimo e disgusto per l’impreparazione unita alla cattiveria. Il grido è legittima reazione di fronte all’imbecillità e al travestimento.

Ecco cos’è il grido, nel tempo del nuovo fascismo piazzese. Un fascismo che parte da Palermo, dalla faccia di miele avvelenato del governatore, che si è fatto credere galantuomo e che invece nel potere è uguale agli altri (ma per lui vale più).

Il fascismo ipocrita di un sindaco che appare poco, finge di tacere e sguaina strani scagnozzi, dalla faccia d’angelo e dal cuore d’inferno. Mediocri legulei che giocano con gli stivali di Mussolini e indossano la giacchetta del comandante di Polizia locale.

Che pena, un avvocato che debba travestirsi! Falsus procurator!

Il grido, signori, è la nostra unica salvezza.

 

Nella foto di copertina: La giunta comunale sull’opus sectile della Basilica – Villa Romana del Casale – Si progetta il concerto di Noa (Per pochi intimi a invito).

 

Sotto: il video dell’intervista di Piazza In Diretta

 

 


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