Duemiladiciotto auguri, Piazza!

Ho visto il video che Giuseppe Di Vita ha donato a tutti noi in occasione del Capodanno 2018. Ne sono rimasto particolarmente colpito, non solo per la straordinaria maestria delle riprese e del montaggio, ma per l’operazione culturale di presentare una città nella sua forma migliore, addirittura ideale. Ed è questa una scelta che rallegra il cuore dei piazzesi e ci riempie d’orgoglio. Giuseppe Di Vita, nella dedica, formula l’augurio che il 2018 possa essere per Piazza Armerina un anno davvero fortunato e aggiunge «un anno di ripresa in tutti i settori, perché ne abbiamo veramente bisogno!». Anche in questo il giovane artista dell’immagine, coglie nel segno e le sue parole parlano al cuore. Un anno speciale, dunque, che si apre e che apre il cuore dei piazzesi alla speranza.

Non c’è dubbio che l’anno in cui si celebreranno le elezioni politiche a marzo e le amministrative a maggio sarà un anno pieno di speranza, per chi vive tribolando nella crisi, da quasi dieci anni.

In questi dieci anni è cambiato tutto: la concezione delle nostre istituzioni democratiche, la politica e la militanza dei cittadini, il senso della protesta e l’impegno degli elettori, l’economia e la percezione del mondo del lavoro. Una rivoluzione che ha peggiorato in ogni campo le attese della cittadinanza e che ha dato vita a processi sommari spesso ingiusti e sempre dannosi.

Una crisi tanto forte e distribuita, che quasi ognuno si è arroccato nelle proprie certezze, ha chiuso la propria porta al nuovo e all’incerto, ha aggiunto la propria voce al coro populista del protezionismo di facciata, s’è fatto il proprio interesse finché ha potuto. Questo modo di procedere ha comportato una generale indisponibilità culturale alla programmazione. Ma è accaduto di peggio.

Nel sistema economico liberista, il miglioramento delle condizioni di vita collettive è possibile solo in presenza di fasi espansive dello sviluppo. All’alba del 2009, con il diffondersi degli effetti della grande crisi finanziaria internazionale, c’era chi superficialmente diceva che la crisi non avrebbe colpito noi meridionali, che abbiamo un sistema economico meno sviluppato e che alla crisi siamo abituati. Chi sosteneva questa idiozia sbagliava clamorosamente. Qui al sud, la crisi ha unito i suoi tremendi effetti alla nostra cronica povertà e la popolazione meridionale ha pagato invece un prezzo ancora più alto, che si è tradotto in chiusura delle attività imprenditoriali, aumento della disoccupazione giovanile, espulsione dal mondo del lavoro di persone mature, che sono rimaste peraltro prive di sostentamento, senza che nessuno si sia mai occupato di loro.

Inoltre, inseguendo strane teorie, poi rivelatesi sommamente errate, il governo ha reso più precari i rapporti di lavoro, introducendo, anche per lavoratori esperti, minori tutele e impieghi intermittenti. Invece di abbassare gli oneri connessi al costo del lavoro e di migliorare il netto in busta paga, ha acuito il prelievo fiscale e, aumentando l’Iva, ha contratto i consumi. Un papocchio infernale che ha procurato ferite gravi all’economia nazionale e ha inciso anche nel tessuto sociale della nostra Città.

In questi anni abbiamo cominciato a diffidare dell’Euro, a odiare l’Europa e la Germania, si è diffusa una consapevole avversione per gli immigrati, per la Boldrini, per Alfano e per Crocetta. Abbiamo votato per l’acqua pubblica e abbiamo ancora l’acqua privata, il prezzo del petrolio è sceso al trenta per cento del suo massimo e i carburanti sono sempre a un euro e cinquanta, anzi il governo ha aumentato luce, gas e autostrade.

Anche la Buona Scuola è stata una riforma odiata e la sinistra al governo aveva proposto una riforma della Costituzione che gli Italiani hanno cestinato senza pietà. Ciò che sembra peggio, visto da sinistra, è che non si è fatta la legge sullo Jus Soli, non si è fatta la riforma della Giustizia, il Conflitto d’interessi rimane a beneficio di Silvio Berlusconi, e anzi l’articolo 18 è andato a quel paese in favore di uno Jobs Act che sembra bellissimo solo a Matteo Renzi e al suo giglio magico. Un disastro completo.

A marzo non credo ci sia scampo: stanno firmando contratti scaduti da anni, daranno ottanta, cento euro a questo e a quello, ma perderanno le elezioni di brutta.

Adesso è tempo della destra.

Non so se il Movimento 5 Stelle ce la farà ad accreditarsi come forza di governo, ma la lezione siciliana sembra in fase di onda lunga e probabilmente arriverà ancora a Roma.

A Piazza gli elettori hanno mostrato di non aver capito bene la lezione di questi anni di sofferenza. Nonostante i suoi repentini voltafaccia, e gli inquietanti personaggi sullo sfondo, Luisa Lantieri ha avuto tutti dalla sua parte: non a chiederle perché l’Ospedale non sia stato messo in sicurezza, o perché non sia stato completato il restauro della Villa Romana del Casale, o perché non sia ancora aperto il Museo a Palazzo Trigona, ma a garantirle il proprio vassallaggio. Gli altri, i più fragili, erano lì per elemosinare un turno di lavoro all’Outlet o all’MD.

E a Maggio? Si profila una partita Miroddi-Mattia, forse!

La sinistra ha un tal peso sulle spalle che difficilmente riuscirà a far quadrato.

E a destra? A destra c’è Tudisco, che gioca la sua carta! Bleffa? Chissà! Fabrizio è un uomo divisivo, dal carattere scabroso e dal risentimento facile. Non sarà una partita facile, per lui.

Il Movimento 5 Stelle si lecca le ferite delle regionali e spera nelle politiche di marzo, il resto si vedrà.

Piazza Armerina è tremendamente isolata; il suo sogno metropolitano è ormai acqua passata e nessuno sembra avere un progetto sostenibile per tirare fuori dalle secche la Città.

Duemiladiciotto auguri a tutti, cari concittadini, di destra, di sinistra, di centro. Questa volta non possiamo permetterci di sbagliare ancora. Facciamo i bravi, almeno una volta, voliamo alto!


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