Donna di Piazza Armerina e patrigno condannati per omicidio dell’ex marito

Pesante condanna da parte dei giudici del tribunale di Alessandria (14 anni e 2 mesi) per una donna armerina, Monia Nobile, 36 anni e il suo patrigno, Paolo Belardo, 61 anni, in quanto ritenuti responsabili, ed anche rei confessi dell’omicidio dell’ex marito della donna. Gianpierluigi Cannetti, ucciso a colpi di spranga mentre dormiva il 30 aprile passato e poi nascosto in un bidone di nafta. Una vicenda molto complessa, una vita coniugale fatta di maltrattamenti continui ed addirittura cercare di costringere la donna a prostituirsi pur di fare soldi, cosa che la donna ha respinto sempre, pur subendo violenze e pestaggi. I due imputati hanno scelto il rito abbreviato, gli sono stati riconosciuti le attenuanti generiche ritenute equivalenti all’aggravante della premeditazione. In verità i difensori dei due imputati speravano in una pena minore, perché nelle loro arringhe hanno evidenziato che i due hanno confessato il delitto, hanno collaborato con gli investigatori. Una storia amara, difficile, complessa per certi aspetti assurda, l’epilogo di una vicenda che si trascinava da anni, da quando la coppia abitava a Piazza Armerina. Monia Nobile, non potendo vivere in questa atmosfera incandescente, era scappata da Piazza Armerina dove aveva subito anche la minaccia che il merito le incendiasse la casa ed il patrigno un’autentica aggressione. Trasferitasi al Nord, la Nobile ed il patrigno erano riusciti a nascondersi per otto anni, sino quando l’ex marito l’aveva rintracciata e lei, per amore del figlio, aveva accettato un riavvicinamento, sono ritornati insieme nella speranza che tutto ritornasse normalmente, invece, sono incominciate le vessazioni, le minacce e le richieste di andare a prostituirsi per fare soldi. Alla fine non ce l’hanno fatto più e lo hanno ucciso a colpi di spranga. Ai primi di maggio, Monia Nobile e il patrigno hanno deciso di recarsi in Procura ed hanno confessato il delitto, indicando dove avrebbero potuto trovare il cadavere. Dopo la condanna, ai due concessi gli arresti domiciliari.

Fonte: ViviEnna


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