Consorzi: la scelta sia libera e ragionata!

Da troppi mesi più che guardare al futuro si guarda al passato, ma è stata fatta una seria analisi del problema?

Ci sono ragioni forti che ci spingono ad intervenire nel dibattito che finalmente si sta animando intorno alla prossima decisione di aderire alla Città metropolitana di Catania. Non lo abbiamo fatto sinora perché siamo convinti che la responsabilità di questa scelta, che inciderà sul futuro della nostra città, spetti essenzialmente alla politica, che sinora ha mostrato una tale fierezza, fra l’altro quasi unanime nell’esprimere la volontà del distacco dalla vecchia provincia di Enna, che nel nostro ruolo, sicuramente sussidiario, pur senza rinunciare ad esprimere qualche dubbio, abbiamo ritenuto superfluo contrapporre ragionamenti che attenessero ai consumi, al lavoro, allo sviluppo dell’economia e alla tutela delle imprese.

Tuttavia in questi lunghi mesi di incredibile esaltazione e di profondo silenzio, di estemporanei comitati, dei quartieri, dei partiti politici e dell’amministrazione comunale, ci siamo fatti la convinzione che più che una scelta volta al futuro e alle prospettive, si ragionasse per sentimenti avversi, tutti legati alla memoria del secolo passato.

Perdura il silenzio dell’amministrazione comunale, che sembra voler assumere un ruolo secondario rispetto ad una presunta volontà popolare. Ma quest’ultima è identificata in un referendum confermativo, nel quale, il dubbio si è manifestato con il non voto, e la baldanzosa certezza con il sì, che certamente non è stato maggioritario. Il sindaco Miroddi, cioè, non ha approfondito il ruolo della città di Piazza Armerina nel nuovo futuro scenario e non ha calcolato come ridefinirlo nel vecchio. Finalmente si sono fatte sentire alcune autorevoli voci della politica che, stavolta, esprimono più dubbi che certezze e hanno preso un po’ di coraggio invitando il Consiglio comunale a prendersi il tempo necessario e ad approfondire le conseguenze di una scelta tanto rilevante per il nostro futuro.

Ci saremmo aspettati di essere chiamati ad una franca e costruttiva discussione, non nelle piazze della città, ma nella sede delle sue istituzioni e siamo rimasti delusi; avremmo voluto che il sindaco prima di esprimersi in un senso o nell’altro avesse fatto una ricognizione completa degli effetti che scaturiranno dalla sua scelta e che lo avesse fatto con il concorso di partiti, sindacati, associazioni. C’è ancora tempo per farlo, solo che lo voglia il Consiglio comunale. Noi crediamo che non sia il caso di demonizzare chi si pone un interrogativo, o coloro che pongono agli altri i loro interrogativi, per capire: non va umiliato e offeso chi vuole usare testa ed esperienza per cercare di comprendere quale sarà il nostro prossimo futuro.

Ci sarebbe tempo per farlo, se si tornasse indietro sulla scelta disastrosa di votare al buio il 28 settembre. Se il presidente del Consiglio comunale si caricasse l’onere di fare ciò che non ha fatto il sindaco Miroddi.

Ai sindaci dell’ex provincia di Enna, invitati da Antonio Venturino, dovrebbero essere sostituiti i portatori di interessi legittimi, i dottori commercialisti, gli avvocati, gli ingegneri e gli architetti, i presidi e i docenti, i forestali, gli agronomi, i commercianti e gli artigiani, i club service, la Diocesi e le parrocchie,  le associazioni di culto e religiose, i medici di famiglia e gli ospedalieri, gli operatori dei beni culturali e il direttore del Parco archeologico della Villa Romana, gli albergatori, le guide turistiche e le agenzie di viaggio, i Carabinieri, la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza, la Condotta agraria, la Guardia Forestale e l’agenzia delle foreste, solo per fare alcuni esempi. Sono loro i portatori di interessi legittimi a cui il consiglio comunale deve porgere l’orecchio per capire a fondo le ragioni di una scelta che si esprime con un voto. Un voto che se non è consapevole può generare mostri più gravi del nostro arretramento di oggi: può rappresentare la rovina per i nostri figli.

Maurizio Prestifilippo


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