Cibo senza frontiere

L’Associazione Don Bosco 2000 propone all’Expo di Milano la Mostra «Migrants, Food, Identity», una rilettura per immagini, affidata al fotografo Mario Noto, della funzione del cibo nell’esperienza dei rifugiati.

Non è la prima volta che Mario Noto, fotografo d’arte e operatore culturale capace di scrutare, con l’occhio penetrante della sua reflex, diversità culturali, marginalità, ambiente, personaggi di diversa umanità, esce fuori dal natio borgo selvaggio per aprirsi al mondo dell’arte celebrata.

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Mario Noto

Agostino Sella, gran patron, dell’Associazione Don Bosco 2000, aveva già sperimentato il sodalizio culturale con l’emergente artista piazzese, al quale, lo scorso anno, aveva affidato la realizzazione di un calendario con dodici scatti che raccontano storie di rifugiati, che sollecitano il superamento di luoghi comuni, che aprono uno squarcio sul mondo, sofferente e gioioso, di chi ce l’ha fatta a superare gli scogli insidiosi dei trafficanti di uomini e del Mediterraneo, frontiera di morte. Agostino ci riprova e stavolta offre una ribalta mondiale a Mario Noto e impegna il multiforme mondo Salesiano, per evidenziare la piccola grande storia del progetto accoglienza dell’Associazione Don Bosco 2000, un’esperienza rivelatasi di straordinaria importanza per le storie umane che ad essa approdano e in essa si snodano nell’ambito dello Sprar. E’ così che in occasione del World Humanitarian Day Expo 2015, organizzato dalla Swiss Agency for Development and Cooperation, dall’United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs, dal World Food Programme e dall’UN-Expo Milano 2015 “The Zero Hunger Challenge. United for a Sustainable World” il prossimo 19 agosto nel padiglione della Casa Don Bosco, si aprirà la mostra fotografica dell’Associazione Don Bosco 2000 intitolata  «Migrants, Food, Identity».

Trenta pannelli realizzati su scatti dell’artista Mario Noto, indagano il rapporto che i migranti, appena approdati sulle coste siciliane, hanno con il cibo.

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La mostra, realizzata in partnership con il VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) sarà visitabile all’Expo fino al 31 agosto 2015. Trenta immagini che ritraggono i cibi e il modo di cucinarli degli ospiti provenienti da otto paesi: Afghanistan, Pakistan, Bangladesh, Gambia, Guinea, Nigeria, Somalia e Senegal.

Mario Noto capisce subito che il cibo assume una funzione antropologica di riscatto dei valori identitari dei migranti: conservazione della casa e della cultura, nutrimento del corpo, dell’intelletto e dell’anima.

All’Ostello del Borgo di Piazza Armerina, la cucina è fonte vera di integrazione e di scambio. Dorin, il cuoco romeno, impara dagli uomini e dalle donne ospiti della struttura a preparare piatti che siano ripetizione e sintesi di gusti e odori di paesi lontani. Nella comunità diffusa di Aidone, invece, i migranti che sono ospitati in appartamenti, cucinano il loro cibo secondo le proprie tradizioni. Il fotografo d’arte riesce quindi a cogliere alcuni aspetti rilevanti di queste bellissime storie di accoglienza e ne sottolinea gesti e ritualità. La mostra di Mario Noto, oltre a documentare l’importante lavoro che l’associazione Don Bosco 2000 sta compiendo a Piazza Armerina e Aidone, propone ai visitatori più attenti, e al mondo Salesiano, un potente spunto di riflessione, nel luogo in cui il pianeta sta discutendo del cibo, croce e delizia dell’umanità.

Un riconoscimento va anche ad Agostino Sella e ai suoi collaboratori, per l’intuizione e la determinazione nel portare avanti, contro corrente, un così grande progetto.

Maurizio Prestifilippo


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