Bandito, Totò Conti, ops, scusate … Banditor

nullTotò Conti e Filippo Miroddi devono essere davvero molto amici; sì, appartengono entrambi alla cricca Aidonese in Piazza Armerina, hanno sorprendenti somiglianze nelle caratteristiche morfologiche per altezza e capigliatura, fra i due l’amore politico è stato immediato e duraturo. Si dice, ma la notizia non è mai stata confermata, che tra di loro parlino in latino. La trasmissione di Radio Mosaici, di cui Totò Conti è conduttore è la testimonianza vivente di questo amore. Totò Conti sembra drogato, non vede alcun difetto nel suo eroe e ne magnifica le gesta in maniera sorprendente e a volte perfino sconcertante. Gli si è anche sviluppato il naso, come Pinocchio, a forza di dire bugie per compiacere il suo amico dittatorello. Sarà questo che ha indotto il sindaco a fare per lui, per il suo grande sostenitore, quello che nessun sindaco, dotato di un minimo di comprensione e di onestà intellettuale, avrebbe mai fatto?

 

Totò Conti

Miroddi si è inventato una “lex specialis” per smentire Consiglio comunale e intera organizzazione burocratica del Comune, per escludere dal ruolo di Banditore del Palio, Gianluca Speranza e mettere al posto suo, con proprio autonomo provvedimento di nomina, il fidato trombettiere Totò Conti.

A nulla è valso spiegare che il Regolamento adottato dal Consiglio comunale fissa le norme di selezione dei figuranti, esclude procedure alternative se non in caso di mancanza di candidati alla selezione, che il sito internet del comune aveva correttamente messo a concorso il ruolo di Banditore, che alla domanda legittimamente presentata da Gianluca Speranza si erano attivati i tre componenti della Commissione per la selezione e, ritenutolo idoneo,  gli avevano assegnato il ruolo con tanto di provvedimento firmato e timbrato, che la stessa nomina era stata pubblicata e quindi conosciuta dall’intera città.

Nel frattempo Totò Conti deve aver cominciato a strillare e Filippo Miroddi, turbato dai lamenti del suo amichetto, ha preso carta e penna e ha fatto valere il suo valore: a casa Gianluca Speranza, che non parla bene in latino, e il latinista Totò Conti sullo scranno, nel ruolo di Banditore.

Col mantello rosso: Gianluca Speranza

Speranza non c’è rimasto tanto bene e questo è nelle cose. L’anziano viso di Totò per la cinquantaseiesima volta (o poco meno) ha indossato i panni del Banditore e ha fatto ciò che nessuno gli aveva mai negato: Banditore, o di riffa o di raffa!

E lui, Totò Conti, di esser banditore è contento. Ma fastidioso sente sul sottofondo il coro di biasimo che si è levato sui social. Il nostro eroe attempato, pur stanco dopo la prima giornata di impegno (la Consegna delle armi), non ha potuto prender sonno; «A me sta succedendo questo? Ma come io che sono il più bello, il più bravo, io che declamo in latino come se fossi un novello Cicerone, io che ho inventato la consegna delle armi, che ho introdotto i dignitari arabi e gli archibugi, che ho messo in mezzo al Palio anche gli uccelli cacciatori, io che ho sempre innovato la manifestazione, ora dovrei essere io stesso vittima dell’esigenza di innovare?».

Presa carta e penna Totò ci ha detto la verità: «Faccio il palio dal 1966, ovvero da oltre 50 anni ed ho ricoperto quasi tutti i ruoli dal semplice soldato, in tutti i plotoni, al coordinatore,  al Gran Magistrato. Da circa 20 anni ricopro il ruolo di Banditore …. Per 18 anni mai nessuno ha obiettato o detto qualcosa sulla mia figura o presenza al palio dall’anno scorso ecc. ecc. ecc.».

Grazie Totò, abbiamo capito tutto: e va bene, sei stato il più bravo, ci giri intorno da cinquant’anni, hai ricoperto tutti i ruoli… e adesso basta! Invece di nominarti a strappo, il sindaco farebbe bene a darti un modesto vitalizio e invitarti a vedere le prossime manifestazioni sul maxi schermo di una Casa di riposo!

Ma no: «Senectute sua vis est»!

Maurizio Prestifilippo


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