Addio, compagno di vita!

Di Totò Trumino

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Vorrei manifestare il mio dolore per la scomparsa del nostro cedro.

Con la scomparsa dell’albero la mia generazione, le generazioni che mi hanno preceduto e le altre che sono seguite, hanno perso un punto di riferimento insostituibile. Abbiamo perso, tutti, un compagno di vita.  E’ stato per tanti anni e per tanti di noi, un amico sincero e silenzioso.

Chissà cosa avrebbe potuto raccontare solo se ne avesse avuto la possibilità. Il cedro del Libano di Piazza Gen. Cascino ha visto intere generazioni crescere, ha visto bambini, giovani, donne, uomini, vecchi, ha visto la loro vita li ha seguiti mentre giocavano a nascondino dietro il suo tronco gigantesco, li ha visti crescere e ha sentito l’emozione dei loro primi amori. Ha visto le spose nel giorno delle nozze e ha salutato i piazzesi nell’ultimo giorno nel viaggio finale della morte.

Ma ha visto anche il cambiamento, in peggio,  della Città, e credo che questo era ciò che lo addolorava di più. Era questo che probabilmente non sopportava più!

Pochi, l’ultimo periodo, andavano a trovarlo e, credo, lui abbia deciso di morire, si è lasciato morire, perché non sopportava più i cani randagi, la sporcizia, gli ubriaconi, il degrado.

Quell’albero aveva vissuto la gloria di una Città, unica in Sicilia, e l’aveva respirata per tanti anni; aveva salutato il giorno solenne dell’inaugurazione del monumento al generale Cascino, e la visita del Duce; aveva seguito dall’alto dei suoi rami le feste per l’elezione dei sindaci e i momenti in cui la Storia ha segnato la vita dei piazzesi. Quell’albero aveva coperto dei suoi rami la vita di ogni giorno, conoscendo la  forza d’animo dei laboriosi operai piazzesi che si davano appuntamento sotto le sue chiome prima di iniziare la loro giornata lavorativa; o quei giovani studenti che prima e dopo le lezioni nelle vicine scuole popolavano la piazza.

Ogni natale, sindaco l’on. Giuseppe Sammarco, era ornato di luci multicolori, e quando nevicava, dava spettacolo con le sue eleganti fronde ricoperte di bianco. Lui, il cedro, il grande albero della Piazza Cascino, era un punto di riferimento per tutti, per la nostra Città, era uno di noi.

«Oh albero se tu mi potessi sentire, ti urlerei tutto il mio amore, ti direi grazie per tutto quello che hai rappresentato per noi. Tu sei stato un punto fermo della nostra crescita, ascoltavi in silenzio i nostri progetti,  progetti di intere generazioni. Vedevi nascere e morire tanti amori. Sentivi i timori di padri, madri. Sussurravi attraverso il vento la tua voglia di vivere. Adesso la tua fine è la nostra fine. Avevi gridato più volte aiuto; piccoli interventi ti avevano aiutato a vivere un altro anno ancora. Ma poi più nulla, né conforto né amore.

 Gli attuali amministratori comunali non hanno preso sul serio il tuo grido di dolore. Avevi più volte manifestato la tua sofferenza.

 Erano troppo impegnati a risolvere i problemi di alcuni piccoli alberi che ostruivano la visione dai lussuosi balconi delle vie centrali ai “signori” della nostra città. Tu non ostruivi la vista a nessuno per cui, per te, poca attenzione. Grazie albero, e …addio!».

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