Acqua: disastro annunciato!

Sono bastati pochi giorni di fermo della Diga Ancipa per gettare nello sconforto la popolazione di molti comuni della Provincia di Enna. Ma si può uscire dalla crisi? 

.

La questione dell’acqua, nonostante i buoni, o falsi, propositi dei protagonisti, sarà sempre più al centro della disfida politica che tra poco più di anno ci porterà alle elezioni amministrative. Sarà prioritaria perché essa rappresenterà nel campo dei servizi, nei prossimi anni, il rischio maggiore della comunità cittadina. Sarà la preoccupazione più rilevante di amministratori e cittadini sia per i costi che, sempre crescenti, diventeranno insopportabili, che per la disponibilità di acqua, legati come siamo al destino dell’invaso Ancipa di Troina.

Chi ha capito come questa emergenza sia proprio adesso vicina al calor bianco, si pone responsabilmente il problema in un’ottica di comunità per affrontarla e risolverla prima che il rischio diventi disservizio grave a cui non sarà possibile porre rimedio in maniera efficace. Lo ha capito bene Fabrizio Tudisco, che da animatore della sua parte politica, è alla ricerca di soluzioni da proporre nel suo futuro programma. Beninteso noi siamo persuasi che tutte le forze politiche debbano avere consapevolezza dei problemi che attanagliano la comunità e debbano essere capaci di proporre soluzioni percorribili nel loro programma di governo. Siamo invece fortemente preoccupati dell’atteggiamento di coloro che, pur di affermarsi nell’agone politico, con atteggiamenti populisti, in un’enfasi distruttiva, preferiscono scaricare le colpe sugli altri e non riescono nemmeno a comprendere quali siano le evoluzioni amministrative dei problemi e come si possa interagire per scongiurare gravi pericoli di disservizio o che addirittura pensano di avere la forza per invertire la rotta, senza tenere conto dei vincoli che scaturiscono dall’essere inseriti in un contesto amministrativo o dalle stringenti norme di legge a cui i pubblici amministratori sono comunque assoggettati.

Ecco perché i facili richiami alla rivoluzione, da novelli Masanielli, pur avendo tanto riscontro sui social media, vanno respinti dalle forze politiche più serie. Anche i continui richiami del Movimento 5 Stelle alla disdetta del contratto con AcquaEnna, gestore privato dell’intero servizio provinciale, vanno considerate all’interno delle più complesse dinamiche consortili, in cui il nostro comune conta per poco più del 5% mentre il Libero Consorzio, da solo, possiede il 51% del capitale sociale.

Ancor meno rilevanti, rispetto alla prospettiva strategica, sono le questioni meramente tariffarie e sulle partite pregresse, più che altro di competenza delle associazioni dei consumatori e per le quali esistono già numerose sentenze favorevoli per gli utenti. Proprio su queste questioni il silenzio degli attuali sindaci è inquietante. Ma spostare su questo l’attenzione equivale a occuparsi della pagliuzza mentre è la trave che dovrebbe preoccupare.

La crisi idrica di Natale, dovuta forse ad un insabbiamento della diga, a cui avrebbe fatto seguito un guasto alla condotta dell’Ancipa, per quanto poco credibile, ha posto all’attenzione di tutti una dura e incontestabile realtà: la catena dei comuni serviti dall’invaso di Troina è irrimediabilmente e drammaticamente dipendente dalle condizioni della diga. Se questa si ferma per noi sono guai. Durante la riunione promossa dal comitato animato da Fabrizio Tudisco, questa realtà è stata illustrata senza mezzi termini.

Walter Procaccianti, ex responsabile degli impianti idrici del Comune di Piazza Armerina, ha fatto un veloce excursus storico dell’implementazione del servizio dal 1930 a oggi osservando come la classe politica piazzese e i sindaci abbiano, ciascuno nel suo tempo, operato per garantire un miglioramento del servizio, anche di fronte allo strapotere che le comunità vicine hanno saputo dimostrare. E’ negli anni Sessanta, riferisce Procaccianti, che alcune scelte della Regione finirono col penalizzare Piazza Armerina, assegnando il diritto di attingere al suo bacino a Caltagirone, Mazzarino, Enna e Aidone.

Salvo Sinagra, geologo esperto che ha potuto approfondire per anni il problema, è stato chiaro: «Chi dice che Piazza Armerina sia sopra un lago d’acqua dice una mezza verità e una grande bugia». Sinagra ha spiegato che il nostro territorio è caratterizzato da strati sovrapposti ed alternati di sabbia e argille. In questo contesto si verificano tante fuoruscite di piccole sorgive di acqua, con una portata talmente modesta, che i costi di adduzione all’acquedotto non sono sostenibili.

Nel nostro territorio. grazie alle precipitazioni meteoriche, si creano delle falde acquifere, come dei laghi sotterranei, sovrapposte l’una all’altra, che arrivano a diverse profondità. Queste risorse non sono infinite ma dipendono sempre dal bilancio idrico; tanta è l’acqua che arriva con le precipitazioni, tanta l’acqua che se ne può prelevare. L’aver consentito per oltre sessant’anni il prelievo per le comunità di Caltagirone, Mazzarino, Piazza Armerina ed Enna, ha determinato un importante abbassamento delle falde. Sinagra ha anche spiegato che c’è notevole differenza tra i piccoli pozzi impiegati per il prelievo irriguo nelle campagne e i pozzi comunali, vere sanguisughe che funzionano notte e giorno e che prelevano grandi quantitativi di acqua dalle falde.

 

Da ciò, secondo il geologo, ne consegue che i pozzi sono una risorsa preziosa da mantenere in esercizio e da utilizzare solo quando non è disponibile l’acqua della diga di Troina. Che, anzi, tra le fonti di approvvigionamento di Enna, che preleva acqua dai pozzi di Bannata (nel suo territorio, ma nel bacino di Piazza Armerina) bisognerebbe cominciare a pensare di rallentarne l’uso.

 

Dalla lettura delle tabelle sembra evidente che Piazza Armerina abbia dichiarato il vero, o quasi, sulla reale portata dei suoi pozzi che incidono per oltre il 50% sulla portata complessiva messa a disposizione dell’acquedotto cittadino. Enna invece, secondo quanto contenuto nei documenti ufficiali preleva dalle falde solo 23 litri di acqua al secondo e attinge dall’invaso Ancipa circa sessanta litri. I dati probabilmente non sono del tutto veritieri.

Ma resta la considerazione che non è possibile potenziare ulteriormente il prelievo di acqua dalle falde sotterranee e che bisogna urgentemente trovare altre soluzioni.

Niente pozzi, quindi, per alimentare tout court Piazza Armerina. E allora? Cosa accadrà quando si dovranno mettere in opera robusti lavori al paramento della diga che risulta essere già lesionata? Prima o poi accadrà che si dovranno armare lavori di consolidamento! Se con l’erogazione a giorni alterni la città è piombata nel disservizio più totale, quando per uno o due anni la diga dovesse andare fuori uso, finiremmo nella tragedia. Ecco qual è il punto sostanziale a cui nessuno sembra essere particolarmente interessato. Se avessimo operato per ovviare a fonti alternative alla diga, nei giorni del disagio parziale non ci saremmo nemmeno accorti del problema.

La sorgente Grillo è dichiarata per tre litri d’acqua al secondo, più o meno quanta acqua danno le fonti dei Canali. E’ probabile che essa possa essere potenziata con normali servizi di manutenzione. Il serbatoio di Piano Marino che ne è il recapito potrebbe svolgere una funzione più rilevante nel contesto; altre sorgenti potrebbero essere intercettate per irrobustirne l’apporto. Anche il Serbatoio Garibaldi è meritevole di migliore attenzione. E nella zona di Villa Arena sono note piccole sorgenti che sarebbe facile recapitare ad un nuovo impianto di potabilizzazione.

Del Comitato civico che elaborerà le proposte fanno parte: Fabrizio Tudisco, Salvo Sinagra, Walter Procaccianti, Basilio Fioriglio, Walter Conti, Angelo Gallotta, Gianpiero Alfarini, Benito Rausa, Andrea Asta, Silvio Monterosso, Armando Campagna.

Ecco che l’iniziativa del Comitato civico, non esclusivamente politico, ma tecnicamente presidiato, può diventare, se ne avrà il tempo, una risorsa di idee e uno stimolo alla politica per mettere al sicuro il nostro futuro di comunità.

Maurizio Prestifilippo


Testata giornalistica registrata con il n. 45 del 6 ottobre 1983 del Tribunale di Enna. Direttore Responsabile Dott. Maurizio Prestifilippo

Via Roma 65 - 94015 Piazza Armerina e-mail: info@orizzontisicilia.it