Muore un albero, nella città che muore!

Era una svolta attesa. Sarebbe arrivata, presto o tardi, la conclusione della vita di un albero. Benché sappiano sfidare il tempo meglio di noi, anche gli alberi nascono, crescono e muoiono. Ma quell’albero aveva qualcosa di misterioso. Sarà per le sue dimensioni, per la sua eleganza, per il dominio incontrastabile che possedeva nella grande piazza Gen. Cascino, la sua fine ha colpito tutti i piazzesi, in patria e fuori.

Dopo pochi minuti dal suo stramazzare al suolo, sui social è stato un susseguirsi di condivisioni. Le fotografie del gigante morto hanno fatto il giro del mondo, di piazzese in piazzese. Una piccola ferita nel cuore di tutti.

Ne ho sofferto anch’io e ancora non mi passa. Tuttavia non sono incline a far polemica in un momento come questo per la perdita, grave ma forse inevitabile, del grande cedro, centro trigonometrico della nostra Città nuova.

In quel cuore di Piazza Gen. Cascino, di fronte la pasticceria Diana, tempio della nostra golosità, al centro dei due grandi viali del passeggio cittadino, dello spazio in cui la comunità si ritrova la domenica e nelle giornate di festa, l’albero era punto d’approdo nelle calde giornate di sole, riparo sicuro dalla pioggia, agorà per la comunità e terreno di gioco dei bambini. All’ombra del cedro, gli anziani seduti sulle panchine raccontavano i loro giorni più belli, senza risparmiar critiche a sindaci e assessori, maledicendo le nuove politiche, sempre peggiori delle vecchie.

La vita di paese è tutta là! Adesso sarà sempre così; ma senza l’albero, o almeno senza quell’albero, la cui vecchiaia era la sua forza.

A coloro i quali (proprio per la nostra terribile abitudine, tutta piazzese e troppo paesana) hanno criticato l’inerzia degli amministratori di fronte alla crisi lenta ed inesorabile di quell’albero e che, a  me, l’hanno esternata, pensando di condividere, con cuore affannato e all’unisono, lo stesso dispregio, ho invece dovuto dare una piccola delusione: non è per la morte attesa di quel cedro che mi sento di biasimare un sindaco, troppo piccolo di statura politica, per non esserne riuscito a fermare la progressiva inclinazione.

Al sindaco rimprovero tante debolezze, tanti errori, troppa insufficienza, ma non questa, per la quale, neanche se si fosse messo a sostenerlo con le sue braccia, novello San Francesco, sarebbe riuscito nello scopo di evitare quel crollo.

E sì, gli alberi nascono, crescono e, un brutto giorno, finiscono per morire: proprio come noi. E quell’albero ha svolto la sua funzione con il privilegio di essere ammirato da tutti, amato dagli uomini e dalle donne più sensibili. Rispettato per il suo primato, ha finito con l’essere parte integrante di un ambiente sociale. Elemento indispensabile dell’Habitat.

Ecco il problema che adesso si pone all’attenzione degli amministratori. Non credo che un uomo politico di scarsa cultura, come Mattia, sappia immaginare quale debba essere l’intervento dell’amministrazione per curare una grave ferita della comunità. Non ha avuto la capacità di intervenire in nessuna delle crisi che hanno colpito il verde pubblico e l’assetto cittadino in questi anni; il decoro stesso della Città è precipitato ai limiti più bassi.

Men che meno lo potrà immaginare il sindaco, uomo di scarni pensieri, che, probabilmente, non riesce nemmeno a capire di cosa si stia discutendo.

Non potrà aiutarli il tetro Trilussa, che siede al loro fianco, perché non capisce nulla di valori immateriali, la sua percezione si ferma a valori diversi, più prosaici e sonanti.

E allora? Facciamoci le condoglianze reciprocamente, fratelli concittadini. E consoliamoci a vicenda con il vecchio ma sempre attuale detto: «Bon tempu e malu tempu, non dura tuttu u tempu!».

Ad majora!

Maurizio Prestifilippo

 

Pubblicità

 


Testata giornalistica registrata con il n. 45 del 6 ottobre 1983 del Tribunale di Enna. Direttore Responsabile Dott. Maurizio Prestifilippo

Via Roma 65 - 94015 Piazza Armerina e-mail: info@orizzontisicilia.it