Quei contributi agricoli taroccati

Indagini a largo spettro su centinaia di produttori agricoli che avrebbero percepito indebitamente contributi agricoli su fondi del demanio. Rilevantissima l’entità della truffa, si scava nel recente passato anche per accertare la complicità di personale dei Centri di assistenza agricola. Attuato un sequestro di beni per oltre mezzo milione di euro.

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Una truffa per cifre rilevantissime, pari ad almeno 80 milioni di euro è oggetto di una vasta indagine portata avanti da personale della Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Enna, dal Corpo Forestale dello Stato, con il supporto dei Carabinieri, sia della Sezione di Polizia Giudiziaria, che del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Enna, oltre che della Guardia di Finanza. Un ampio schieramento di forze per far luce sulla erogazione indebita di contributi comunitari per l’agricoltura, avvenuta a danno dell’AGEA, in favore di aziende agricole a vario titolo riconducibili a tre soggetti denunciati: I.S.R., T.C.M. e S.M.S, residenti a Capizzi (ME), tutti indagati, in concorso con altri cinque soggetti, per i reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falso e riciclaggio.

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L’attività investigativa è ancora in corso nei confronti di centinaia di altri soggetti delle province di Enna, Catania e Messina.

Si scava nel recente passato per portare alla luce l’enorme massa di contributi non dovuti, su cui non ci sono stati efficaci controlli, un sistema, quello dei contributi all’agricoltura che negli ultimi anni ha avuto falle preoccupanti.

Agli imputati si contesta di aver creato un sistema truffaldino con utili paragonabili a quelli del traffico delle armi o della droga, ma con minori rischi dal punto di vista penale.

I falsi e le truffe sarebbero stati realizzati e agevolati grazie alla complicità di personale dei CAA (Centri Assistenza Agricola), i quali permettevano a terze persone l’uso delle credenziali loro assegnate dal SIAN (Sistema Informatico Agricolo Nazionale) per l’inserimento e la validazione dei dati contenuti nei fascicoli delle aziende agricole.

Intanto la Procura della Repubblica di Enna, sotto la direzione del Procuratore Dott. Massimo Palmeri,  nell’ambito delle indagini coordinate dal Sostituto Procuratore Dr. Francesco Rio ha eseguito un sequestro preventivo di beni appartenenti ai tre indagati, per un valore pari a circa mezzo milione di euro. La stessa Procura di Enna, contestualmente, ha proceduto all’applicazione di due misure cautelari con obbligo di presentazione quotidiana presso l’Autorità di Pubblica Sicurezza, provvedimenti eseguiti ad opera dei militari dell’Arma.

I soggetti interessati, utilizzavano indebitamente particelle catastali di terreni ricadenti nel territorio siciliano e dichiaravano il possesso o la proprietà di beni demaniali sia in Sicilia che in altre regioni d’Italia, attraverso la presentazione di falsi contratti di conduzione.

Le investigazioni svolte hanno permesso di sviluppare un’attenta analisi sull’attribuzione ed il successivo passaggio dei titoli AGEA, attribuiti dalla Riserva Nazionale, che ha messo in evidenza una falla nel sistema di assegnazione e di attribuzione dei relativi contributi comunitari.

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