Sei di Piazza Armerina se…

Su Facebook si discute di Piazza Armerina e delle sue prospettive, ma a dispetto del numero notevole di partecipanti al gruppo sono in pochi ad interagire – Mariangela Natola scandaglia le impressioni dei giovani internauti sulla loro città.

Smartphone, sms, Whatsapp, e-mail, Skype, Facebook e altri social network sono diventati i principali protagonisti del modo di comunicare. Numerose indagini nazionali con campione scelto su studenti, hanno fatto sapere che il 94% di essi hanno un personal computer; è sorprendente leggere che circa il 91%, pur avendo poca dimestichezza con i social network, hanno un profilo in Facebook. Ecco perché abbiamo voluto fare un giro bizzarro, una curiosa intervista, tra i giovani di Piazza Armerina per capire le loro esigenze e le problematiche che affrontano. A partire da un gruppo chiuso “Sei di Piazza Armerina se…”, i cui membri sono tutti del posto. Dalla provocazione lanciata di scrivere un articolo a più mani, pur avendo ricevuto un numero maggiore di “mi piace” che di commenti, emergono le prime caratteristiche dei cittadini. I “like” crescono lentamente. Sembra un assenso in silenzio, un incoraggiamento a catena tra un piazzese e un altro.

Michela Strazzante commenta: «Ora che vivo fuori da Piazza Armerina mi rendo conto del bellissimo patrimonio artistico che possediamo… quello che mi rammarica e accorgermi che più passa il tempo più la città si deteriora, anziché migliorare! Penso che avendo un patrimonio come il nostro, basterebbe farlo conoscere e creare un filo conduttore tra la Villa Romana del Casale e la Città! In modo che il turista non veda solo i mosaici e scappi, ma soggiorni a Piazza Armerina un paio di giorni! Se però i turisti trovano la Cattedrale e le altre Chiese chiuse!»…

Abbastanza scoraggiante, la conclusione che sembra scaturire dal silenzio di molti suoi coetanei: «Riuscirà Piazza Armerina a sopravvivere a noi Piazzesi?».

Alessia Licata aggiunge: «Qualche settimana fa ho soggiornato a Firenze per lavoro e ho “vissuto” la città in tutte le sue sfaccettature, la cosa che mi ha colpita di questa città d’arte e di cultura (caratteristiche che di certo non mancano a Piazza Armerina) è stata l’impeccabile organizzazione a livello gestionale del patrimonio artistico e la pulizia… quindi non è impossibile avere un paese pulito, un patrimonio valorizzato, il lavoro, giovani impegnati nel settore turistico! Forse i nostri amministratori non sono mai stati in una città come Firenze? Forse non sanno come gestire il nostro paese? Eppure se ci riescono in una grande città come Firenze perché non dovremmo riuscirci a Piazza Armerina? Perché quando cammino sui marciapiedi del mio paese devo imbattermi in: spazzatura, buche che distruggono le macchine, chiese sempre chiuse?

I due commenti sembrano sovrapporsi…

Altro aspetto di questa bizzarra intervista virtuale è stato poterla estendere a livello generale chiedendo di suggerire un percorso tra i musei della nostra città. Inaspettato è stato il risultato. Su tutti gli amici, di cui il 90% costituito da piazzesi, il post è passato inosservato. Mancata conoscenza o diffidenza verso la loro città? L’unico suggerimento che emerge: «Una cosa che mi viene in mente, sarebbe il caso di sviluppare dei percorsi naturalistici».

Insomma lo schermo e la tastiera del computer in questo caso sono serviti solo per ricevere con successo nuove amicizie che mostrano in silenzio un numero esagerato di fotografie quali per esempio: l’inaugurazione del Convento dei Frati Minori della chiesa di San Pietro tenutasi il 14 maggio nella nostra città. Esplicativo un commento: «Mai visto. Non sapevo nemmeno della sua esistenza».

Lo scatto, però, sembra essere il polo attrattivo. In poche ore 52 condivisioni e circa 80 “mi piace”.

Nel mondo di Facebook per crescere bisogna prima imparare a usare lo strumento più adatto per ogni forma di comunicazione. Può sembrare banale ma non lo è.

Un’efficace combinazione di testo e di comunicazione visiva, infatti, funziona meglio di quanto l’uno o l’altra potrebbero fare da sole. Parlare di Piazza Armerina, affidando alle immagini il compito che si potrebbe spiegare in parole o viceversa, confonde invece di chiarire, crea un’energia utile solo per tenersi in contatto sui social network, e definisce esclusivamente dei ruoli che paradossalmente gli stessi giovani del gruppo “Sei di Piazza Armerina se…” con i “mi piace”, i loro commenti e il silenzio mi hanno dimostrato di contestare.

Mariangela Natola

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