Dio ci salvi dalla Tekra!

La città è sempre più sporca. La raccolta differenziata è sempre più problematica ed inefficiente. Se ne accorgono tutti.

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La Tekra tira a campare e ha interrotto ogni forma di comunicazione con i cittadini e le organizzazioni di categoria. Dopo le scoppiettanti dichiarazioni dell’avvio (erano i giorni di Natale dell’anno scorso) a dieci mesi dall’avvio del nuovo sistema c’è aria di stanchezza e di scoraggiamento. In tutti, negli amministratori comunali, che hanno allenato il loro occhio a non vedere quanto sta accadendo per le vie della città, nei dipendenti del servizio che stanno sostenendo con la loro fatica l’onere di un servizio disorganizzato e carente, nelle autorità sanitarie che evidentemente si sono chiuse nei loro uffici, nei cittadini che non sanno più che pesci prendere.

Il servizio non funziona e non può funzionare senza una radicale trasformazione. Rendere la città invivibile non è valso nemmeno a generare risparmio nella bolletta della raccolta.

Lo spazzamento delle strade è ormai un optional che interviene solo dopo ripetute segnalazioni e denunce sui social media. Così non si può proprio continuare.

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Quartiere Canali: degrado e abbandono

Anche noi siamo stanchi delle solite lamentevoli denunce. Raccogliamo di tanto in tanto gli sfoghi (peraltro impauriti) degli operatori che stanno sostenendo per primi il peso di tanta ostilità diffusa, che di tanto in tanto passa anche alle vie di fatto.

Vogliamo dire subito che da parte nostra esprimiamo solidarietà agli operai che sono stati, in questi mesi, i primi a pagare lo scotto della fallimentare rivoluzione imposta a Piazza Armerina dall’arroganza dei dirigenti del servizio. Siamo rimasti sconcertati ascoltando le spavalde dichiarazioni lanciate dalla Sala delle luci da un signore, un certo Roberto Rainoldi, venuto da lontano a Piazza Armerina a «rendere civile» un popolo che – a suo dire – la civiltà del rifiuto non la conosceva. Dichiarazioni rese con tracotanza dinanzi al sindaco inerme e sorridente, incosciente del senso profondo delle accuse lanciate e sicuramente incapace di difendere il suo popolo e di rimettere a posto il servizio e le straordinarie carenze che ha generato.

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Roberto Rainoldi (Tekra)

Abbiamo ascoltato le voci a mezzo tono di chi raccomandava prudenza: «Non sai chi sono questi? Non sai da dove vengono? E’ meglio non parlare male della Tekra!».

Ma perché, chi sono? Sono mafiosi o camorristi? E allora? Siamo arrivati al punto che dobbiamo subire? Non possiamo più neanche parlare?

Sarà, ma ormai la tensione è talmente alta che qualcuno sta perdendo la pazienza. La perdono i cittadini, che sbagliano a prendersela con chi lavora in una condizione degradante, con mezzi, attrezzature e uomini insufficienti, senza la dovuta organizzazione, in orari sbagliati e che generano un impatto forte sulla città, sul traffico, sull’immagine di Piazza Armerina. La perdono gli operai che, pur lavorando molto più di prima, sono tacciati di continuo come se fossero loro i responsabili di questo disastro.

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Così non è facile lavorare. Noi stessi abbiamo assistito a rimproveri, a volte arroganti, perché gli operai non raccolgono i rifiuti non differenziati. Hanno avuto ordine di farlo. Il risultato è che cumuli di spazzatura rimangono per giorni in ogni angolo di strada, che i cani e i gatti fanno la loro parte spandendoli e rendendo inguardabili le strade, e causando una incredibile degenerazione della qualità dell’habitat urbano.

Non è con gli operai che bisogna arrabbiarsi, bisogna costringere gli amministratori ad occuparsi del problema. L’anno 2015 resterà nella memoria di ciascuno di noi come l’annus horribilis per la nostra città, che ha bisogno di riscatto, di cure amorevoli, di amministrazione attenta e incisiva. Si diano una mossa i venti consiglieri comunali, e tra loro i consiglieri comunali dell’acquiescenza, del torpore, dello scambio e perfino del disonore. Perché di questo si tratta per tutti noi: non più il sogno di una città moderna ed europea, di una città turistica, dell’arte, della natura e della bellezza. Ma di una città del malaffare, dell’asservimento, della rassegnazione, della povertà e del sottosviluppo.

Un destino che certo non meritavamo.

M.P.

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